di Luciana Cimino
Il Manifesto, 29 luglio 2025
“Non è pigiando persone nei container, privandole degli spazi di socialità, che si fa reinserimento sociale. La destra idolatra la certezza della pena senza la certezza del diritto”. “Ci troviamo davanti alla bancarotta dello Stato di diritto e della democrazia”. Riccardo Magi, leader di Più Europa, giusto venerdì ha presentato una proposta di legge per il numero chiuso nelle carceri, in netta controtendenza rispetto alle politiche penitenziarie adottate dal governo Meloni.
Cosa prevede?
Con gli altri partiti di minoranza (eccetto il M5S) abbiamo messo sul tavolo del Parlamento una serie di strumenti di riforma del sistema carcerario che non può più essere gestito in maniera emergenziale. La nostra proposta dice che nessuno può essere incarcerato se non c’è un posto letto conforme agli standard minimi di abitabilità e alla dignità umana. In caso contrario si accede automaticamente alle misure alternative, eccetto per i reati più gravi come quelli contro la persona o ostativi.
Il numero chiuso è previsto dalla legge: tutti i luoghi pubblici hanno una capienza oltre la quale non si può andare. Perché se un locale, per esempio, organizza una serata con troppa gente scatta immediatamente l’intervento della questura e per i penitenziari no?
Dopo i rilievi del presidente Mattarella, l’esecutivo ha comunicato la seconda parte del suo piano carceri: costruire altri posti, anche mediante l’uso di container, nei cortili degli istituti. Con il resto delle opposizioni avete contestato questa soluzione. È spaventosa e sbagliata. Il paradigma del governo è l’implementazione delle strutture esistenti e, non solo non avrà effetti immediati (ricordo che a Rebibbia non è ancora in funzione il container in costruzione da due anni), ma è impermeabile al problema del trattamento delle persone che la destra non si pone. Si sottrarranno ai detenuti i già pochi spazi destinati alla socialità in una situazione in cui il personale è molto sottodimensionato: mancano agenti, operatori, medici, psichiatri, mediatori. Non è pigiando persone nei container che si fa trattamento e reinserimento sociale.
Il ministro della Giustizia Nordio ha inserito tra le nuove misure la detenzione alternativa per le persone tossicodipendenti. Le strutture che si occupano di percorsi di recupero sono scettiche...
Le norme sono state scritte in maniera confusa e sembrano voler creare un percorso di accesso alle comunità parallelo a quello pubblico o accreditato con il Servizio sanitario nazionale. Ma i servizi ci sono già, mancano le risorse. Tutto questo è inutile all’interno del percorso ideologico che segue il governo sulle droghe, che li ha portati ad aumentare le pene per i reati di lieve entità al punto da non concedere l’accesso alle misure alternative. Sulla questione degli stupefacenti, considerati tutti in un unico calderone, si segue la linea punitiva del sottosegretario Mantovani, che fu uno degli autori della legge Fini - Giovanardi.
Tra decreto Caivano e decreto sicurezza sembra difficile pensare che la destra abbia una strategia contro il sovraffollamento delle carceri...
Non è una calamità naturale, un’alluvione improvvisa: la situazione disumana delle celle è da anni sotto gli occhi di tutti e continua a peggiorare, come dimostra anche la fotografia impietosa che ha scattato Antigone nel suo rapporto. Questo impone un’assunzione di responsabilità delle istituzioni. Il fenomeno è esploso per norme criminogene che affrontano il dissenso e la marginalità attraverso la leva penale con la conseguenza che i ragazzini dormono per terra persino nelle carceri minorili. Oppure portano, come dimostra anche il rapporto Antigone, a una prevalenza della detenzione “sociale”: nelle celle ci stanno i poveri. Questo non è solo un approccio controproducente, è criminale. E una lesione democratica profonda che va sanata. Invece ci troviamo in una situazione folle in cui il sovraffollamento è uno dei motivi dell’illegalità del sistema italiano e il guardasigilli risponde che serve a prevenire i suicidi.
Dopo il fallimento del piano carceri di un anno fa, il centrosinistra si aspettava che Nordio avrebbe accolto alcune proposte...
Ci avevamo sperato ma ci deve essere stato uno scontro dentro FdI in cui ha prevalso la linea “manettara” che idolatra la certezza della pena senza la certezza del diritto: ha vinto Delmastro e ha perso Alemanno, che scrive dal carcere cose che meritano attenzione a interlocutori sordi.











