sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Francesco Grignetti

La Stampa, 21 dicembre 2022

La grande riforma costituzionale della Giustizia non è materia dell’immediato, ma il ministro Carlo Nordio ci punta eccome. “La separazione delle carriere, su cui io credo fermamente e su cui non faccio un passo indietro, richiede una revisione costituzionale, quindi sarà lunga”.

Quando e se ci si arriverà, secondo il Guardasigilli cadrà anche l’obbligatorietà dell’azione penale. “È diventata una vuota astrazione metafisica”. Si apre però a quel punto il no do su chi avrà la potestà di scegliere quali reati perseguire e quali no. “Bisognerebbe provvedere con una Camera Alta a un’altra autorità che desse una priorità a quelli che sono i problemi o le indagini da fare”.

Insomma, dice Nordio, l’azione penale dovrebbe essere indirizzata da un organo elettivo. Questa riforma, però, sarà talmente dirompente e rivoluzionaria, che lo stesso Nordio l’ha definita “divisiva” nella sua audizione di ieri al Senato. Per far saltare sulla poltrona i parlamentari, comunque, sono stati sufficienti gli accenni alle novità in arrivo. Primo pacchetto, i reati contro la Pubblica amministrazione. “A mio giudizio il reato di abuso d’ufficio va abolito, il traffico di influenze va rimodulato”.

Dopodiché, fosse solo per lui, li eliminerebbe. “Se fossero aboliti non credo che qualcuno si lamenterebbe e non sarebbe un regalo a mafie”, spiega, ospite di Bruno Vespa. In fondo, è questa la sua filosofia: cancellare più reati possibile. Cita Tacito: “Più si fanno leggi e più la Repubblica si corrompe. Più si corrompe, più si fanno leggi”. Sulla corruzione, ad esempio, “l’efficacia deterrente delle leggi penali è pari a zero. Abbiamo avuto una proliferazione normativa e la corruzione continua a esserci”.

Così è per il nuovo codice degli appalti. “Una semplificazione normativa, se fatta bene, non significa né un regalo alle mafie né alcuna forma di impunità per la corruzione. Significa semplificare le procedure e individuare le competenze”. Passo successivo, una stretta sulle intercettazioni perché la legge Orlando-Bonafede non sarebbe sufficiente ad impedire gli abusi. “Questa porcheria è continuata anche dopo la legge Orlando. Basta vedere il sistema Palamara: cosa è uscito che non aveva niente a che fare con l’indagine, e cosa non è uscito”.

E poi c’è la tentazione di togliere il potere di appello ai pubblici ministeri. “Sono convintissimo della necessità di ritornare alla legge Pecorella che venne dichiarata incostituzionale dalla Corte. Quella legge va rimodulata”. Era un pallino di Silvio Berlusconi. In ultimo, resta la sua aspirazione a ridurre il ricorso al carcere. O quantomeno il carcere com’è. “Ci sono decine di caserme dismesse. Potrebbero essere una soluzione alternativa per i reati di non particolare allarme sociale”.