di Gabriella Cerami
La Repubblica, 13 agosto 2025
Sull’omicidio di Cecilia De Astis, il procuratore del tribunale dei minori di Milano: “Anche le neuroscienze confermano l’immaturità dei preadolescenti. Bisogna lavorare sull’inclusione”. Luca Villa, da procuratore del tribunale dei minori di Milano, può spiegare cosa prevede la legge nel caso in cui un reato venga commesso da minori di 14 anni? “Ci sono tre strade. Il procedimento civile, quello amministrativo o quello penale”.
Perché non è previsto un processo penale se un minore di 14 anni uccide una persona?
“È vero che avendo meno di 14 anni non ci sarà un processo penale perché non si è imputabili. Ma, se il minore è ritenuto socialmente pericoloso è prevista la possibilità di applicare le misure di sicurezza compreso l’ingresso in comunità. Purtroppo però ci sono sempre meno comunità”.
E ciò cosa provoca?
“Non si trovano comunità di rieducazione dove far andare i ragazzi e negli ultimi anni, specie al nord, il problema si è decisamente aggravato. Ci sono più ragazzi coinvolti nel circuito penale per reati gravi, meno comunità e ancor meno quelle terapeutiche in grado di gestire l’attuale complessità dei minori autori di reato”.
Qualche esempio? Si può risolvere il problema radendo al suolo i campi rom, come dice il leader della Lega Matteo Salvini?
“Lavoro a Milano da più di vent’anni nel settore minorile. Conosco bene la realtà dei campi nomadi e forse ci si dimentica dei tanti abusivi che erano presenti in città. Il lavoro, che è stato avviato da tempo è l’inclusione di queste realtà in circuiti virtuosi che puntino sull’integrazione e a una riduzione programmata e accompagnata delle realtà illegali. Altrimenti si aggrava solamente il problema”.
Ha spiegato che, secondo la legge, il minore non è imputabile, ma il genitore del minore che commette il reato lo è?
“Sul versante civile il genitore è responsabile dei danni cagionati dal figlio. Sul versante penale se si ritiene che il comportamento del figlio sia causato dai genitori, sia per un difetto nell’educazione che per un’omessa vigilanza su condotte che avvengono nella sua sfera di possibile intervento, può esserci una corresponsabilità. Ma è una valutazione che compete al pm degli adulti”.
È giusto, secondo lei, che un minore di 14 anni non possa essere imputato?
“Anche le neuroscienze ci confermano l’immaturità dei preadolescenti, è un principio presente nella gran parte degli ordinamenti a livello internazionale. Il fascino del lavoro con i minori è la conoscenza della storia, della biografia dei giovani coinvolti nel procedimento penale. Quando si leggono le relazioni, si ascoltano i minori e si conoscono i genitori, la domanda che spesso ci si pone è se quel ragazzo ha avuto davvero delle alternative nella vita”.
Quali sono, dunque, gli strumenti alternativi al processo?
“Come ho detto prima, gli strumenti per un intervento alternativo li abbiamo. Ma per metterli in campo gli enti locali devono essere dotati di risorse. Di sicuro l’alternativa per un infraquattordicenne non è il carcere: troverebbe solamente dei ragazzi più grandi da imitare”.
Eppure, ha detto il vicepremier leghista poche settimane fa, bisogna equiparare i reati dei minorenni a quelli dei maggiorenni, anche perché i sedicenni “non sono più come una volta”...
“Un tempo mi domandavo per quale ragione il legislatore del 1930, che non mi pare sia tacciabile di “buonismo”, avesse previsto la diminuzione fino a un terzo della pena per i reati commessi dai minorenni. Penso di averlo scoperto, o comunque mi sono dato una spiegazione, durante un incontro con dei ragazzi alcuni anni fa”.
Può raccontare cosa è successo durante l’incontro di cui parla?
“Quando mi hanno chiesto che pena si può infliggere per un furto di una moto, io dissi 6 mesi di carcere e loro mi guardarono increduli commentando che era tantissimo. Se in un processo condanno un quarantenne a 6 mesi per un furto, l’imputato si gira verso l’avvocato ringraziandolo e pensando che è andata bene”.
E un ragazzo invece?
“Da ragazzi la percezione del tempo è completamente diversa. Pensiamo a noi stessi: un anno scolastico durava una vita. Da adulti gli anni passano molto più velocemente ed è giusto che il legislatore tenga conto di questa diversa percezione del tempo”.
Ci sono però reati diversi, si va dal furto di una moto all’uccisione di una donna...
“Sulla diversità dei reati c’è solo l’impatto dei social, degli strumenti informatici, la diversa declinazione dei reati e un recente aumento della quota dei reati violenti. Ma se tale malessere è derivato, come sostengono alcuni psicologi dell’età evolutiva, dall’isolamento sociale derivato dall’abitudine dei genitori di regalare lo smartphone ai figli quando compiono 10 anni, torniamo all’inizio del discorso sulla responsabilità degli adulti”.
Serve un surplus di attenzione da parte della società civile?
“Serve maggiore attenzione da parte di tutti, ciascuno nel proprio ruolo”.











