di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 13 settembre 2024
Diminuiscono i fondi e anche il coinvolgimento. Più di 1.300 progetti legati al Terzo settore stralciati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza nella sua versione attuale. Due intere sezioni eliminate del tutto. Diciassette scadenze cui adempiere entro la fine di quest’anno, sei sarebbero anche nuove ma non è dato sapere il loro stato di avanzamento. Più di 1.300 progetti legati al Terzo settore stralciati dal Pnrr nella sua versione attuale. Due intere sezioni (tecnicamente “misure”) di intervento - tra cui quella sui beni sequestrati alle mafie, con dentro 254 progetti - eliminate del tutto. Altre diciotto ridotte o modificate. D’accordo, ci sono anche voci non tagliate. Ma volendo fare una sintesi sul dare-avere che il Pnrr di oggi ha comportato per il Terzo settore rispetto al testo originale c’è poco da girarci intorno e i punti chiave sono tre. Primo: nonostante i fondi totali per l’Italia siano addirittura cresciuti (da 191,5 a 194,4 miliardi) la fetta legata a materie “di interesse” per il non profit è calata. Secondo: nonostante l’aspettativa di un coinvolgimento del Terzo settore in progettazioni e programmazioni condivise, alla fine non se n’è vista traccia. Terzo: poco o niente anche sulla “trasparenza” in cui il Terzo settore sperava, e pure a prendere per buone le promesse del governo secondo cui i progetti sfilati oggi dal Pnrr saranno “realizzati ugualmente attingendo ad altre fonti” la sola cosa certa è che finora non è stato spiegato quali e quando.
Sono solo alcuni degli elementi contenuti nel report “Pnrr e Terzo settore, cosa cambia e perché”, realizzato dal Forum Terzo Settore con Fondazione Openpolis e presentato ieri a Roma. “Verificare lo stato di avanzamento del Pnrr in corso d’opera - ha sottolineato Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum, partendo proprio dal tema trasparenza - è stato molto difficile”. Per carità: ci sarebbe una piattaforma online fatta apposta, si chiama Regis, ma il rapporto precisa che dentro c’è poca roba e comunque “non è ancora accessibile per la società civile”. Accanto alla portavoce - oltre a tanti rappresentanti del Terzo settore di tutta Italia - l’analista Luca Dal Poggetto di Openpolis con il compito di riassumere i risultati del lavoro.
La premessa, vale la pena ricordarlo, è che il governo di Giorgia Meloni aveva manifestato l’intenzione di rivedere l’impianto originale del Pnrr fin dal suo insediamento. Poi, in più tappe, ha tradotto l’intenzione in realtà. L’ultima versione è stata approvata dal Consiglio d’Europa l’8 dicembre 2023. Oggi lo stato del Pnrr si compone in totale, quanto all’Italia, di 265 misure tra investimenti e riforme. Rispetto alla versione iniziale dieci sono state eliminate e altre ventisei ridotte. Cinquantaquattro quelle “di interesse” per il Terzo settore rimaste in elenco. Ora, è vero che in ambito sociale ci sono stati anche obiettivi rivisti al rialzo: per esempio ora c’è un miliardo in più per le politiche attive del lavoro, mezzo in più per la telemedicina, un extra di 250 milioni per l’assistenza domiciliare. E diciamo che sul fronte sociale anche il “nuovo” Pnrr salva comunque 35mila opere in ballo per un importo totale di 30 miliardi. Ma altri dati completano il quadro: oltre alla eliminazione della misura sui beni sequestrati sono saltati 803 progetti contenuti in quella per le infrastrutture sociali di comunità (servizi di istruzione, salute e mobilità). E ancora: -1,6 miliardi per le periferie; -1,3 miliardi per la rigenerazione urbana; -1,4 miliardi per asili nido e scuole dell’infanzia.
La conclusione del rapporto è piuttosto esplicita: “Importanti investimenti-cardine del Piano, per i quali il “vecchio” Pnrr aveva evocato la partecipazione degli Enti di terzo settore, sono stati oggetto di una revisione in peius pur interessando temi di estrema rilevanza per i cittadini”.











