di Salvo Palazzolo
La Repubblica, 5 novembre 2019
"Con lei mi giro le carceri, vado pure al 41bis - si vantava -. Ho trovato questo escamotage. Le ho detto: "Mi fai un contratto da assistente parlamentare".
Antonello Nicosia, alle spalle una condanna a 10 anni per traffico di droga e oggi tante frequentazioni tra i fedelissimi del superlatitante Messina Denaro, era diventato uno dei principali collaboratori della deputata Pina Occhionero, e pure componente del comitato nazionale dei Radicali Italiani: le intercettazioni che lo hanno portato in carcere per associazione mafiosa raccontano che orientava tante scelte della parlamentare di Liberi e Uguali, di recente passata a Italia Viva.
Che oggi ringraziai magistrati per l'arresto: "La collaborazione è durata solo quattro mesi - dice - mi resi conto che mentiva sul suo curriculum di docente universitario". In realtà, le parole di Nicosia, erano sempre molto chiare. Si atteggiava a paladino dei diritti dei detenuti, ma solo alcuni.
Qualche mese fa, sollecitò l'onorevole Occhionero a spostare dal carcere di Nuoro a Roma uno dei fidati di Messina Denaro, Santo Sacco: "Sta cosa la devi sistemare", insisteva. "Onorè non parlare a matula (a vanvera - ndr) - diceva in un messaggio vocale - Sacco è il braccio destro del primo ministro, non sbagliare a parlare". Il primo ministro di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro, imprendibile dal 1993. "San Matteo - diceva in un altro vocale alla deputata - mai si deve dire che siamo stati contro San Matteo, non si può sapere mai. Per ora c'è San Matteo che comanda... preghiamo San Matteo. Grazie San Matteo".
Non erano solo battute. Nel provvedimento di fermo disposto dal procuratore aggiunto di Palermo Paolo Guido e dai sostituti Geri Ferrara e Francesca Dessì si racconta di un messaggio riservato di Nicosia a Sacco: "Su carta intestata - spiegava alla deputata - mi sono fatto dare un blocchetto di carta intestata Camera dei deputati". E la deputata non ebbe nulla da ridire. Anzi commentò: "Bravo". Chissà cosa c'era scritto in quel "pizzino".
Gli investigatori del nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo e i carabinieri del Ros hanno provato a trovare una traccia per rilanciare l'indagine sull'imprendibile Messina Denaro, che sembra diventato un fantasma. Gli insulti ai magistrati eroi Nicosia era personaggio davvero istrionico: al servizio del clan trapanese, ma intanto direttore dell'Osservatorio internazionale dei diritti umani, conduttore di un programma Tv sui problemi delle carceri ("Mezz'ora d'aria"), si vantava pure di insegnare storia della mafia all'Università della California, ma sul sito non c'è traccia delle sue lezioni.
Piuttosto, frequentava Accursio Dimino, storico boss della sua città, Sciacca, anche lui arrestato insieme ad altre tre persone. Pianificavano l'omicidio di un imprenditore e tanti affari con i "cugini" di Cosa nostra americana nel settore delle slot machine. Istrionico Nicosia: in Tv pronto a parlare di legalità, in auto si sfogava con un collega dei Radicali Italiani, Alessio Di Carlo: "All'aeroporto Falcone Borsellino dobbiamo cambiare nome".
Di Carlo ascoltava sorpreso. "Perché dobbiamo sempre mescolare la stessa merda - insisteva Nicosia - non è detto che sono vittime. Fu incidente sul lavoro... Ma poi Falcone non era manco magistrato quando fu ammazzato, aveva un incarico politico".
Interrogazione pilotata Aveva anche convinto l'onorevole Occhionero a fare un'ispezione nel carcere di Tolmezzo (Udine) dove è detenuto il cognato di Messina Denaro, Filippo Guttadauro. Qualche giorno dopo, partì un'interrogazione della parlamentare sul penitenziario dove sono ospitati i boss in "casa di lavoro", una misura di sicurezza dopo l'espiazione della condanna. Nicosia brigava per un'altra interrogazione, "per fare la mappatura del 41bis... e a Trapani, per la riapertura... Visto che non c'è la socialità nei reparti di alta sicurezza".
Parlava di un "progetto" che a suo dire stava a cuore a Messina Denaro: "Finanzia il progetto, manda un milione di euro... il contributo della famiglia". I pm hanno convocato la deputata, vogliono capire come abbia fatto a non accorgersi di nulla. Cambio di casacca Ma lui puntava ormai su nuovi referenti politici. Troppo rischioso con Pina Occhionero, del partito guidato dall'ex procuratore Piero Grasso ("Quello rompe i coglioni"). "Io vorrei fare con questi di Forza Italia". Il boss Dimino annuiva: "Sarebbe meglio, sono più garantisti".










