sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Martina Amante

Il Sole 24 Ore, 19 agosto 2025

Lo schema di decreto Stanziati 500mila euro per ciascun anno dal 2025 al 2027. Ecco le esperienze. È stato predisposto lo schema di decreto del Ministro della Giustizia che prevede le modalità di ripartizione del fondo per la promozione delle attività teatrali negli istituti penitenziari. Il provvedimento prevede lo stanziamento di 5oomila euro per ciascun anno dal 2025 al 2027. Le risorse rese disponibili andranno a sostegno di uno dei settori, quello teatrale, considerati decisivi per il recupero sociale e il reinserimento lavorativo dei detenuti.

Come ci viene raccontato anche da Salvatore Striano e da Mirella Cannata che, per ragioni diverse, sono riusciti a capire il potere di quest’arte. Quella del teatro per Salvatore Stiano non è stata solo terapeutica ma è stata la possibilità di decostruire tutto ciò che sapeva su di lui, dandogli un nuovo linguaggio, perché quello della criminalità mancava di profondità.

“La recidiva, per le persone che si trovano in galera e hanno la fortuna di partecipare ai laboratori teatrali, si abbassa dell’80%. Quando sono uscito dal carcere una cosa l’ho sentita subito su di me: non volevo più commettere reati. A me, il teatro non solo ha fatto smettere di delinquere, ma con la sua disciplina ha dato un nuovo linguaggio, perché chi delinque ha un vocabolario molto povero dove si parla sempre delle stesse cose”.

Mentre prima Salvatore Striano si sentiva prigioniero e in ostaggio della camorra, figlio di crimini del malaffare, in carcere si è finalmente sentito libero, perché sul palco ha capito che poteva perdonarsi: “Hai bisogno di parole nuove, storie nuove. Ho iniziato che stavo raschiando il suolo, perché ho perso mio padre e mia madre mentre ero in carcere e l’unica cosa che mi faceva distrarre erano l’alcol e gli psicofarmaci. Un giorno ho avuto in mano un copione e tutto è cambiato”.

Ma la strada è lunga. “Non si può parlare di riabilitazione se non si offrono spazi veri, continui, strutturati”, affermano Mirella Cannata e Carlo Imparato, del Teatro Necessario. A Genova, nel carcere di Marassi, l’arte teatrale è diventato un progetto duraturo. Un punto di riferimento nazionale, con più di 500 detenuti coinvolti, 20 spettacoli prodotti e migliaia di spettatori ogni anno, l’iniziativa dimostra che la cultura in carcere può essere riabilitazione concreta.

Nel 2015 è stato costruito all’interno del carcere un vero teatro il “Teatro dell’Arca”, intitolato al regista recentemente scomparso Sandro Baldacci, unico in Italia, completamente aperto alla cittadinanza. “Appena entrano in teatro, i detenuti smettono di sentirsi tali. È uno spazio dove si respira libertà, dignità, responsabilità”, racconta Mirella.

Non tutti diventano attori, ma molti trovano nel teatro una strada nuova. Esperienze come questa sono oggi parte di una rete più ampia, “Per Aspera ad Astra”, promossa da Acri, che collega laboratori teatrali in 14 carceri italiane. Il progetto di Genova è uno dei più avanzati, e si affianca a realtà come la Compagnia della Fortezza di Volterra o il Teatro Libero di Rebibbia. Il messaggio che arriva da queste esperienze è chiaro: il carcere può essere altro. Non solo luogo di pena, ma anche di trasformazione.