sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Enrico Cicchetti


Il Foglio, 12 febbraio 2022

 

I dati raccontano una realtà in miglioramento, anche se riguardano situazioni difficili e storie individuali drammatiche. Nel suo sesto report annuale, l'Osservatorio dell'associazione Antigone sulle carceri minorili, che è autorizzato a visitare tutti i 17 Istituti penali per minorenni (Ipm) d'Italia, prova a raccontarne alcune. Lo fa anche con una serie di video e con l'aiuto del rapper Kento, che da oltre dieci anni tiene laboratori di scrittura rap e poesia all'interno degli istituti. Così quei numeri prendono un volto e una voce.

Dietro alle statistiche si intravedono le esperienze di giovani detenuti e si possono provare a capire la ricerca del futuro, le speranze, le disillusioni, le casualità che a volte accompagnano il ritorno alla vita libera. L'indagine illustra una situazione che ha anche aspetti positivi: non ci sono mai stati così poche presenze in Ipm dal 2007: sono 316 i detenuti tra minori e giovani adulti, il 2,3 per cento dei 13.611 ragazzi complessivamente in carico ai servizi non detentivi della Giustizia minorile, a fronte di oltre 54.300 detenuti nelle carceri per adulti.

I reati commessi da minori hanno subìto una drastica riduzione: nel 54 per cento dei casi i ragazzi sono entrati in istituto per avere commesso delitti contro il patrimonio, tra cui il furto e la rapina. Nel quinquennio 2016-2020, gli omicidi volontari si sono ridotti del 66 per cento: da 33 sono scesi a 11. Le ragazze detenute sono solo 8.

E anche l'istituto della "messa alla prova" - che prevede la sospensione del processo penale e l'imposizione di un programma con i servizi sociali e lavori di pubblica utilità - ha visto negli anni un forte incremento del suo utilizzo, passando da 788 a 3.043 tra il 1992 e il 2020 (più 286,2 per cento). C'è tuttavia un particolare, un piccolo cortocircuito che, come spesso accade, diventa chiarificatore. Il dato che vale la pena approfondire è quello dei maggiorenni reclusi negli Ipm, che oggi sono il 58,5 per cento, contro il 41,5 di minori (per legge gli Ipm possono ospitare ragazze e ragazzi tra i 14 e i 25 anni). In altre parole, e sembra uno scioglilingua, negli istituti penitenziari per minorenni, in realtà i minorenni sono la minoranza.

A partire da queste cifre viene da chiedersi se non sarebbe il caso di pensare a un definitivo superamento del ricorso al carcere per i minori di 16 o addirittura di 18 anni. Questi giovani infatti non sono molti e sono in Ipm in larghissima parte in misura cautelare: il 52,5 per cento di loro non ha una condanna definitiva. Un dato che però non deve allarmare: l'Ipm è una tappa di solito breve di un percorso più lungo, che si svolge soprattutto altrove, nelle comunità e sul territorio. Il sistema della giustizia penale minorile in Italia riesce quindi a residualizzare la detenzione, trovando per i ragazzi risposte alternative: in carcere si va poco e spesso per periodi brevi.

Proprio per questo tuttavia, essendo contenitori dei casi più difficili (spesso valutati non solo in base alla gravità del reato bensì anche alla debolezza sociale del ragazzo, che rende più difficoltoso trovare percorsi alternativi), serve la massima attenzione, Secondo Antigone, "è evidente che il ricorso agli Ipm in Italia sta diventando sempre più marginale, il che è confortante, ma questo significa anche che i più giovani sono sempre meno, e la costruzione di percorsi e spazi riservati a loro in Ipm diventa sempre più difficile. Forse è tempo di fare un ulteriore passo avanti escludendo del tutto i minori di una certa età, seppure imputabili, indipendentemente dal reato".