di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 2 aprile 2025
Il ministero della Giustizia ha confermato la data, ma già arrivano i provvedimenti dei presidenti dei tribunali che neutralizzano quel vincolo per continuare ad assicurare il doppio binario analogico e digitale. È ancora impervio il percorso del processo penale telematico. Perché le frequenti criticità continuano a renderne arduo l’impiego esclusivo e su larga scala. Tanto che l’entrata in vigore da oggi della sola via digitale per il deposito delle notizie di reato e gli atti nel giudizio per direttissima rischia di restare solo sulla carta. Il ministero della Giustizia infatti ha confermato la data, ma già arrivano i provvedimenti dei presidenti dei tribunali che quel vincolo neutralizzano per continuare ad assicurare il doppio binario analogico e digitale. Doppio binario che peraltro ben 87 tribunali avevano già deciso di conservare per evitare la sostanziale paralisi dell’attività ordinaria per effetto del debutto da inizio anno di un’analoga esclusività digitale per tutta una serie di fasi e atti processuali.
Ora la dinamica è destinata a protrarsi. Da nord a sud. A Milano Fabio Roia ha disposto la sospensione dell’applicativo del ministero permettendo il deposito anche con le modalità tradizionali. Denso l’elenco dei punti problematici che sconsigliano il transito esclusivo al digitale: da quelli complessivi, come la lentezza del sistema del tutto incompatibile con la digitalizzazione di tutti gli atti parallelamente alla celebrazione dell’udienza, a quelli più specifici l’impossibilità dell’applicativo di fornire la firma digitale del cancelliere sul decreto di giudizio immediato. Di qui la decisione di prorogare dal 31 marzo al 30 giugno lo stop di App.
Conclusione identica anche a Palermo, dove il provvedimento di Piergiorgio Morosini, pur riconoscendo passi avanti, sottolinea tra l’altro l’esistenza di rilevanti problemi operativi (blocchi di sistema, difficoltà di consultazione dei fascicoli, assenza di un filtro sulla visualizzazione degli atti da parte del cancelliere), tali da penalizzare fortemente gli obiettivi Pnrr.
E anche l’avvocatura fa sentire la propria voce. Con Ocf che segnala ritardi nell’iscrizione delle notizie di reato, impossibilità di depositare atti successivi per mancata annotazione delle nomine, richieste arbitrarie di certificati, tutti elementi di gravità tale da compromettere il diritto di difesa. E le Camere penali scrivono al collega e viceministro Francesco Paolo Sisto per contestare il fatto che, a causa dei ripetuti provvedimenti di sospensione, l’implementazione del fascicolo è tuttora essenzialmente costituita dai depositi degli utenti abilitati “esterni”; di contro la fruibilità dello stesso rimane esclusivo appannaggio degli “interni”, segnando un evidente squilibrio tra le parti.











