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di Conchita Sannino

La Repubblica, 22 agosto 2026

Il capo degli uffici di Aversa replica al collega Gratteri sulla norma che libera alcuni detenuti: “Non è un indulto mascherato”. “I dubbi sono legittimi, l’attenzione deve essere alta, certo. Ma la normativa offre una chance concreta ai tossicodipendenti, che sono i detenuti più fragili in assoluto”. Domenico Airoma è procuratore ad Aversa, territorio ad alta densità criminale. Magistrato schivo, cattolico di centro, da ieri è al Meeting di Rimini, anima lo stand del Centro studi Rosario Livatino, di cui è vicepresidente (fondato con il sottosegretario, ed amico, Alfredo Mantovano). E prima di rispondere, avverte: “Non amo le polemiche. E non la farei mai con Nicola Gratteri, collega che stimo e apprezzo”. Il collega, pm-simbolo antimafia, con Repubblica, aveva definito la legge svuota-carceri come “un indulto mascherato”.

Procuratore Airoma, ne è sicuro?

“Non sarà una legge perfetta. Ma una bocciatura preventiva forse non ci fa fare passi avanti, non ci aiuta come Paese”.

Lei conosce le mafie e le loro strategie. Non è lecito ragionare sulle criticità di questa legge?

“Certo. Ma noi abbiamo anche bisogno di recuperare chi sta indietro, dobbiamo rimettere la persona al centro. Sempre nella giustizia, senza mai derogare al contrasto radicale delle logiche mafiose. Ma provando a riconquistare chi è caduto. A recuperare tanti, giovani e meno giovani, che non sono nati criminali e non vogliono morire tali. Con un programma terapeutico serio possono integrarsi: è una sfida da giocare”.

Ma non trova che il procuratore Gratteri, esaminando i meccanismi attraverso cui le mafie possono approfittare di questa legge, lanci un alert fondato?

“Non sottovaluto quello che Nicola dice. Però ricordo che alla domanda di detenzione domiciliare presso le comunità non accede un qualunque criminale che voglia gabbare la legge: ma solo chi può provare di aver commesso un reato legato alla sua dipendenza. E mi fido anche dei magistrati di sorveglianza, degli operatori. Noi stessi come magistrati dobbiamo essere scrupolosi”.

Chi vigila su queste detenzioni in comunità? E quante strutture sono in grado di avere approcci rigorosi?

“Ripeto, gli interrogativi li capisco. Ma ogni nuova norma che ha segnato una piccola conquista ha comportato qualche rischio. La legge Gozzini, ad esempio, non fu avversata, da destra? Ma è stata importante”

Procuratore, qui mancano anche le linee guida...

“Che dobbiamo approntare, vero. E le scriveremo in corso d’opera, dovremo monitorare tutto. Ma lasci però che io mi interroghi però sulla visione che dobbiamo mettere al centro, sulla nostra responsabilità di cittadini, prima che di servitori della giustizia. Noi ci facciamo paralizzare dai rischi? O vogliamo mettere in campo ogni misura, ogni investimento e impegno perché questa cosa funzioni?”.

Investimenti e risorse che deve mettere il governo. Ma sono esigue, a quanto pare.

“Infatti è giusto che si chieda molta vigilanza, che si dotino gli uffici dello Stato di tutte le risorse per approntare verifiche serie, approfondite, con personale sufficiente a smaltire questo lavoro. E poi, non la chiamiamo svuota-carceri. È una legge meditata: non è una norma buttata lì solo per liberare un po’ le celle”.

Carceri che comunque esplodono, procuratore...

“Condivido, è un dramma da affrontare. Perciò è giusto è partire dai tossicodipendenti che in carcere possono soltanto peggiorare ed esser ulteriormente cooptati dal crimine”.

Diranno che difende la norma perché è buon amico della destra, lo sa?

“Purtroppo il genere tifoseria non mi appartiene. Può tranquillamente scrivere che di questo governo non apprezzo l’idea di abbassare la punibilità ai dodicenni. Ecco, quella visione carcerocentrica peraltro applicata ai bambini, è totalmente sbagliata”.