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di Beatrice Branca

Corriere del Veneto, 22 ottobre 2024

L’inchiesta sulla morte del maliano Moussa Diarra: “Il poliziotto si è fatto interrogare subito dal pm, dimostrando lealtà d’animo”. È iscritto nel registro degli indagati l’agente della Polfer che, con un colpo di pistola, ha ucciso domenica mattina il 26enne Moussa Diarra alla stazione di Verona Porta Nuova. Erano stati attimi concitati: il giovane aveva danneggiato vetrine e veicoli, oltre ad aver aggredito alcuni agenti della polizia locale e di Stato. Infine si era scagliato contro l’agente della Polfer con un coltello, costringendolo a usare la pistola per proteggersi. “Questo Ufficio ritiene che l’episodio si inserisca certamente in un contesto di legittima difesa - fa sapere il procuratore Raffaele Tito -. Tuttavia le indagini sono adesso orientate a valutare se vi sia stata o meno una condotta colposa”. L’agente della Polfer è infatti indagato con l’ipotesi di eccesso colposo di legittima difesa. “Situazione che si presenta quando si ha una reazione di difesa esagerata - aggiunge il procuratore -. Non c’è la volontà di commettere il reato, ma viene meno il requisito della proporzionalità tra difesa e offesa, configurandosi così una valutazione colposa e sbagliata della reazione difensiva”.

La ricostruzione - Quanto accaduto domenica mattina a Verona ha fatto presto il giro d’Italia. Moussa Diarra, prima di arrivare in stazione, aveva già aggredito alcuni agenti della polizia locale, minacciandoli con un coltello. Verso le cinque era poi arrivato a Porta Nuova iniziando a prendere a calci la biglietteria, alcune auto parcheggiate e la vetrina di una tabaccheria. Se n’era andato, per poi tornare due ore dopo, ma questa volta ad attenderlo c’era una pattuglia della polizia di Stato che ha cercato di fermarlo e identificarlo in piazzale XXV Aprile. Moussa ha però reagito con violenza, agitando il coltello che aveva con sé e aggredendo i poliziotti. Un agente della Polfer ha quindi estratto la pistola sparando prima due colpi in aria e poi un terzo colpo che ha centrato il petto di Moussa. Uno di quei colpi ha lasciato il segno anche in una delle vetrate che riparano le scale del parcheggio sotterraneo. Subito dopo il poliziotto ha tentato di rianimare il 26enne, ma invano. La squadra mobile sta cercando di ricostruire che cosa sia esattamente accaduto domenica mattina, verificando se le procedure sono state rispettate, come da protocollo, da parte del poliziotto ora indagato.

Le rassicurazioni - Nel frattempo l’agente della Polfer è già stato interrogato dal pubblico ministero Maria Diletta Schiaffino, che in questo momento sta coordinando le indagini. “Con grande lealtà d’animo, forte senso istituzionale e presumibilmente sconvolto dall’evento, l’appartenente dalla polizia di Stato, peraltro persona di grande esperienza, si è reso fin da subito disponibile - dichiara il procuratore - a rendere l’interrogatorio davanti al pm. Atto di indagine nel corso del quale egli ha dettagliatamente ricostruito i fatti”. Il procuratore ha inoltre affermato di aver affidato le indagini alla squadra mobile della questura “a dimostrazione di una incondizionata fiducia”. Secondo gli inquirenti, le violenze e i danneggiamenti in stazione da parte di Moussa Diarra sono “il frutto di un forte disagio sociale e psichico nel quale egli era caduto e che sembrava incontenibile”. Il procuratore esclude infatti che le violenze di domenica siano legate a particolari attività criminose o di natura terroristica e coglie l’occasione per rassicurare la popolazione: “Non credo che l’episodio possa essere valutato come maggior indice di pericolosità della zona antistante la stazione ferroviaria - dice Raffaele Tito -, atteso anche il fatto indiscutibile che il comportamento aggressivo e apparentemente senza alcun valido movente tenuto dal giovane, prima e durante il tragico evento, era stato da lui iniziato due ore prima e in una zona della città lontana dalla stazione”.

L’autopsia - Nei prossimi giorni verrà disposta l’autopsia e saranno condotti esami tossicologici per stabilire se l’alterazione di Moussa fosse dovuta anche all’assunzione di sostanze stupefacenti o alcoliche. La ricerca dei familiari del giovane procede su due binari: la procura attraverso il Consolato del Mali, la questura tentando di contattare i parenti prossimi di Moussa in Italia, per concedere loro di salutarlo un’ultima volta.