di Simona Lorenzetti
Corriere di Torino, 19 giugno 2020
Il procuratore generale dopo la semilibertà ai manager. "La decisione del Tribunale di Essen non può più essere messa in discussione, noi abbiamo fatto il possibile". Le parole del procuratore generale Francesco Saluzzo sono la presa d'atto di una sconfitta. La battaglia per i sette operai morti nel rogo della Thyssen e per le loro famiglie è stata lunga. Ma alla fine non resta che accettare un verdetto che ha il sapore del fallimento.
"La decisione del Tribunale di Essen non può più essere messa in discussione". Le parole del procuratore generale di Torino Francesco Saluzzo sono la presa d'atto di una sconfitta. La battaglia per i sette operai morti nel rogo della Thyssen e per le loro famiglie è stata lunga e complicata. Ma alla fine non resta che accettare un verdetto che ha il sapore del fallimento.
Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz, i due manager della multinazionale tedesca condannati per il rogo nelle acciaierie torinesi, non sconteranno neanche un giorno di carcere pieno. I giudici tedeschi hanno concesso a entrambi la semilibertà: dovranno rientrare in cella la notte, di giorno potranno continuare a lavorare in azienda. Ieri mattina i parenti delle vittime hanno dato vita a un sit-in di fronte al Palazzo di Giustizia. Il loro sfogo non è rimasto inascoltato. Il procuratore generale li ha accolti nel proprio ufficio.
"La giustizia di sconfitte ne subisce tante, è stato un percorso a ostacoli. E alla fine, quando è stato il momento di affrontare l'ultimo, il risultato è stato meno importante di quanto ci aspettassimo" ha spiegato Saluzzo. "Credo di comprendere bene il vostro sconforto e la vostra rabbia, però parliamo dell'esecuzione della pena regolata dalla legge di uno Stato estero - ha aggiunto -. Noi abbiamo fatto tutto il possibile. Siamo arrivati all'esecuzione, ma su come la declina la Germania non possiamo far nulla.
Non possiamo intervenire. E neanche il Governo. Le nostre rimostranze non sono in grado di indurre il Tribunale a rivedere la decisione". La realtà è questa e la Procura generale non si nasconde, pur rivendicando il lavoro e gli sforzi di questi anni. "Abbiamo agito in tempi rapidi e abbiamo eliminato tutti i fattori che avrebbero potuto portare a ulteriori rallentamenti - ha insistito Saluzzo. Se avessi potuto dirvi che i due erano in carcere, lo avrei fatto subito".
Il magistrato ha messo a nudo l'amara realtà. "Non possiamo accettarlo - ha replicato Laura Rodinò, sorella di Rosario. L'errore è stato condannarli per un reato colposo e non doloso. Il governo doveva monitorare il processo". "Il procuratore Raffaele Guariniello e i pm Laura Longo e Francesca Traverso non si sono risparmiati - ha rimarcato Saluzzo - hanno convintamente sostenuto l'omicidio doloso. Ma i giudici hanno deciso diversamente".
I familiari delle sette vittime hanno poi incontrato la sindaca a Palazzo Civico. Chiara Appendino ha annunciato che sarà con loro a Roma, quando incontreranno il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede: "Questo è uno schiaffo alla loro battaglia. La Città, come ha fatto in passato, continuerà a schierarsi al loro fianco. Siamo vicini alle mamme".
Presenti anche i responsabili della sicurezza di Cgil, Cisl e Uil: "La rabbia e l'incredulità delle famiglie sono giustificate. E ci sembra incredibile che i due manager continuino a lavorare per la Thyssen dopo quello che è successo".










