di Stefano Giordano
Il Riformista, 4 giugno 2026
Dalla responsabilità civile dei magistrati alla riforma della custodia cautelare. Quante promesse non ancora realizzate. Quando Carlo Nordio entrò a Via Arenula portava con sé qualcosa di raro: un manifesto. Separazione delle carriere, responsabilità civile dei magistrati, riforma della custodia cautelare, riduzione del potere delle correnti. Un programma con una coerenza liberale riconoscibile. Tre anni e mezzo dopo, facciamo i conti. Il referendum sulla separazione delle carriere - la bandiera, il cuore del progetto - è stato bocciato il 22 marzo con il 53,2% dei No. Sul resto, il silenzio è più eloquente di qualsiasi sconfitta.
La responsabilità civile dei magistrati è il capitolo più emblematico. La legge Vassalli prima, la riforma Renzi del 2015 poi, hanno costruito un sistema in cui il cittadino può agire solo contro lo Stato - mai direttamente contro chi ha sbagliato - e lo Stato dovrebbe poi rivalersi sul magistrato. Risultato: 30.689 innocenti indennizzati, rivalse contro i responsabili praticamente zero. Non c’è responsabilità civile diretta, non c’è rivalsa effettiva. C’è solo l’immunità. In questo Paese risponde civilmente del proprio operato chiunque: il medico, l’avvocato, l’ingegnere, il funzionario pubblico. Chiunque, tranne il magistrato. Quella toga che decide della libertà e della reputazione delle persone gode di un’immunità di fatto - non nominale, non parziale: totale. Il risultato concreto di trent’anni di norme costruite per non essere applicate.
Oggi Forza Italia, con Costa, vuole riaprire il dossier per via ordinaria - senza referendum, senza revisione costituzionale. E cosa fa Nordio? Frena: “Non è all’ordine del giorno e per quanto mi riguarda non lo sarà”. Il ministro garantista per eccellenza diventa il principale ostacolo della riforma garantista per eccellenza. La spiegazione è scomoda ma onesta: questo governo ha capito che riformare la giustizia richiede almeno la neutralità dell’Anm. E l’Anm non sarà mai neutrale su nessun intervento che riduca i privilegi della categoria. Si scende a patti, si rinuncia, si “deprioritizza”. Il manifesto liberale di Nordio viene smontato pezzo per pezzo - non sotto i colpi dell’opposizione, ma per mano del suo stesso estensore. Il governo si è arreso. Vale, in chiusura, una parola di Dostoevskij: “Se tutti sono responsabili di tutto, allora nessuno è responsabile di niente”. In Italia, evidentemente, qualcuno ha letto il romanzo al contrario.










