di Yuri Guaiana
huffingtonpost.it, 2 maggio 2026
La Russia ha classificato il movimento Lgbti come “organizzazione terroristica”, arresta editori per la pubblicazione di libri queer e nelle carceri si consumano le morti sospette di chi organizza viaggi per la comunità gay. Nata nel 1977 per dare voce agli artisti perseguitati dal blocco sovietico - piattaforma che il Fuori! utilizzò per denunciare l’oppressione degli omosessuali in Urss - la Biennale del Dissenso torna oggi a essere un atto di resistenza necessario. Quarantanove anni dopo, quella memoria storica viene paradossalmente evocata dal presidente della Fondazione Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, per giustificare l’apertura di un padiglione gestito direttamente dalla Federazione Russa. Si tratta del medesimo Stato che ha classificato il movimento Lgbti come “organizzazione terroristica”, che arresta editori per la pubblicazione di libri queer e nelle cui carceri si consumano le morti sospette di chi organizza viaggi per la comunità gay.
Il 9 maggio 2026, mentre ai Giardini si inaugura la 61ª Biennale d’Arte con un padiglione russo sostenuto dai vertici dell’FSB e difeso dalla Fondazione come “spazio aperto”, la società civile risponde scendendo in piazza. Europa Radicale, l’Associazione radicale Certi Diritti, Radicali Venezia e Arts Against Aggression sfileranno in un corteo autorizzato da Ponte della Paglia fino ai Giardini, riappropriandosi del nome e dello spirito della “Biennale del Dissenso”. A dare sostanza a questa mobilitazione è lo studio pubblicato nell’aprile 2026 dalla ricercatrice Heurodis per la Sphere Foundation.
La tesi centrale dello studio è che l’attuale repressione non è un’accelerazione improvvisa ma il risultato di un progetto discorsivo costruito gradualmente, in cui le retoriche prodotte nei media degli anni Novanta sono state successivamente istituzionalizzate attraverso il diritto. Heurodis individua tre fasi. Negli anni Novanta il discorso anti-gender esiste nei media - omosessualità accostata alla pedofilia, alla criminalità, alla minaccia demografica - ma senza traduzione normativa: la decriminalizzazione del 1993 coesiste paradossalmente con una stampa che chiede di non procedere a quella stessa decriminalizzazione. Dal 2000 al 2022 il discorso si istituzionalizza progressivamente: la proposta del deputato Aleksandr Čuev di vietare la “propaganda dell’omosessualità” nel 2003, i divieti regionali di “propaganda dell’omosessualismo” a partire dalla regione di Ryazan’ nel 2006, la legge federale del 2013 con la sostituzione del termine “omosessualismo” con la formula giuridicamente più vaga “relazioni sessuali non tradizionali” - scelta che, nota Heurodis, amplia deliberatamente il perimetro del controllo. Dal 2022 in poi, il discorso raggiunge il suo picco: il divieto di transizione di genere nel luglio 2023, il riconoscimento del “movimento Lgbt internazionale” come organizzazione estremista nel novembre 2023, l’estensione del divieto di “propaganda” a tutta la popolazione adulta.
Un risultato particolarmente rilevante dello studio riguarda la differenza strutturale tra le retoriche rivolte alle persone Lgbti e quelle rivolte alle donne. Verso le prime domina la stigmatizzazione esplicita - il termine “estremismo”, la connessione con la pedofilia, costruzioni spersonalizzanti come “relazioni non tradizionali”. Verso le seconde il controllo è esercitato attraverso la normalizzazione del ruolo materno come priorità di sicurezza nazionale: non un divieto, ma un sistema di incentivi economici - il capitale materno del 2006, i sussidi, le strategie demografiche - che trasforma la scelta riproduttiva in risorsa statale. Entrambe le retoriche, conclude Heurodis, convergono in un unico progetto in cui lo Stato si arroga il diritto di definire identità biologica, comportamento riproduttivo e presenza pubblica dei propri cittadini.
Accanto all’analisi storico-discorsiva di Heurodis, il rapporto congiunto di Sphere Foundation e Coming Out documenta i dati operativi della repressione. Nel 2024 in Russia sono stati aperti 214 procedimenti per “propaganda LGBT+”, quasi undici volte il dato del 2019, quando i casi erano stati abbastanza pochi da generare appena 108.000 rubli di multe totali - circa 1.740 dollari al cambio dell’epoca. Nel 2024 le sanzioni hanno raggiunto i 37 milioni di rubli, circa 465.000 dollari, secondo i dati della Corte Suprema russa.
Tra gennaio 2024 e aprile 2025, la Sphere Foundation ha monitorato 46 procedimenti amministrativi per “estremismo LGBT+”. Tra questi: cinque giorni di arresto per orecchini arcobaleno a sette colori, sette giorni per una bandiera esposta alla finestra, una multa per la foto del Papa con sfondo arcobaleno in una chat Telegram privata da undici persone. Il 31 gennaio 2024, il tribunale del distretto Sormovsky di Nizhny Novgorod ha condannato Anastasia - 24 anni, orecchini a forma di rana con arcobaleno - per “esposizione pubblica di simboli di un’organizzazione estremista”. L’avvocato difensivo obiettò che la bandiera pride ha sei colori mentre gli orecchini ne avevano sette: il tribunale non distinse.
Dalla designazione del “Movimento LGBT+ internazionale” come organizzazione estremista da parte della Corte Suprema russa nel novembre 2023, più di 11 procedimenti penali sono stati aperti, coinvolgendo almeno 19 persone. I reati contestati includono l’art. 282.2 del Codice penale - organizzazione o partecipazione ad attività estremiste, da 3 a 8 anni di pena - e l’art. 282.3, che colpisce il “finanziamento di attività estremiste” anche indiretto, indipendentemente dall’importo trasferito.
La repressione si è ulteriormente accelerata nella prima metà del 2026. Da febbraio, i tribunali hanno designato sei organizzazioni LGBT+ come “estremiste”, tra cui Coming Out e il Russian LGBT Network, rendendo qualsiasi collaborazione con esse un reato penale. Nello stesso periodo, le autorità hanno interrogato i dipendenti di una delle più grandi case editrici del Paese in merito a libri che includono storie LGBT+. La legge, come documentato nel rapporto Sphere Foundation, non ha bisogno di essere applicata uniformemente per essere efficace: basta che sia imprevedibile.
Le conseguenze sulla salute e sulla vita quotidiana sono documentate in modo dettagliato dal rapporto. Quasi un terzo delle persone queer intervistate ha segnalato carenze di farmaci essenziali - terapia ormonale, antiretrovirali, antidepressivi. Tra le persone transgender, quasi la metà ha avuto problemi ad accedere alle cure. Più del 90% delle persone LGBT+ in Russia ha dichiarato di essere costretta al silenzio sulla propria identità. Quasi il 30% ha subito discriminazioni sul lavoro o in ambito educativo nel corso del 2024. Dall’inizio delle retate del 2023, le forze dell’ordine hanno condotto almeno 51 raid in locali e spazi frequentati dalla comunità LGBT+; alcuni dei fermati hanno ricevuto cartoline precetto per la leva militare.
Il caso di Andrey Kotov è il punto di svolta più drammatico. Il 28 novembre 2024, il responsabile di un’agenzia di viaggi specializzata nel turismo per uomini gay è stato arrestato a Mosca con l’accusa di aver organizzato e partecipato ad attività di un’organizzazione estremista - non per aver manifestato, ma per aver allestito itinerari di viaggio. L’unica prova presentata dalla procura era l’orientamento sessuale della clientela. Nel corso del raid, le autorità hanno fatto ricorso alla forza fisica per costringerlo a rivelare le credenziali di accesso ai database dei clienti e ai suoi profili personali; nei giorni successivi, le sue generalità e le sue fotografie sono state consegnate ai media filo-governativi, che lo hanno pubblicamente bollato come “pervertito”. Il 29 dicembre 2024, a un mese esatto dall’arresto, Kotov è stato trovato morto nella cella di custodia cautelare. Le autorità parlano di suicidio. Il giorno precedente la sua morte, al suo avvocato era stato negato l’accesso. Il 7 marzo 2025 è emerso che sarebbe stato processato a titolo postumo.
Il caso della casa editrice Eksmo/Individuum, aperto nel maggio 2025, introduce un elemento ulteriore: la retroattività della legge. Tre dipendenti sono stati accusati di “organizzazione di attività estremiste” per aver pubblicato e distribuito libri tra il 2019 e il 2022 - prima ancora che il reato esistesse. Il 15 maggio, il tribunale del distretto Zamoskvoretsky di Mosca ha posto i tre imputati agli arresti domiciliari fino al 13 luglio. Il rapporto Sphere Foundation avverte: chiunque abbia acquistato quei libri online potrebbe essere identificato dalle forze dell’ordine.
Tetyana Bezruchenko, scrivendo per Memorial Italia, chiede perché la Biennale non usi il nome ufficiale “Federazione Russa” invece del vago “Russia”. È una domanda di precisione linguistica che è anche una domanda politica: le parole che scegliamo decidono cosa riusciamo a vedere. In russo esiste una distinzione fondamentale: russkij, russo per etnia e cultura, e rossijanin, cittadino della Federazione Russa. Un ceceno, un buriato, un tataro possono essere rossijane, ma non sono russkie. Appiattire la distinzione, scrive Bezruchenko, alimenta una continuità storica che nei fatti non esiste, ma che si allinea perfettamente con la narrazione del Cremlino.
Nel 1977 la Biennale del Dissenso ruppe il silenzio sull’URSS. Nel 2026, chi vuole continuare quella tradizione non sta a casa o dentro il padiglione russo: sta fuori, nelle calli, con le bandiere ucraine ed europee. Da Milano parte un pullman il mattino del 9 maggio: per partecipare,











