di Dacia Maraini
Corriere della Sera, 23 gennaio 2024
Per contrastare la violenza sulle donne, la sola cosa possibile è agire sulla cultura, sulle abitudini identitarie, sulle disparità di genere, sulla misoginia linguistica. Si continua a discutere sul perché dei femminicidi e c’è ancora qualcuno che parla di malati di mente. Ma quando un fenomeno si ripete ogni giorno e in tutto il mondo non si possono attribuire i delitti a dei raptus ma dobbiamo constatare una intenzione generale di riconquista del potere. Si tratta, come ormai risulta chiaro, di una volontà di punizione, diffusa e condivisa, di cui gli esecutori spesso non sono consapevoli. Nel mondo patriarcale è montata una rabbia vendicativa e una voglia di riportare l’ordine nelle famiglie colpendo e punendo le donne che pretendono autonomia e libertà, riconoscimenti professionali e prestigio.
Tutte cose che implicano un nuovo potere. Ricordiamo che la conquista di nuovi poteri è sempre stato il detonatore per lo scoppio di guerre fra popoli e fra Stati. Così succede anche all’interno di un paese fra poteri istituiti e nuove realtà sociali. Si pensi a quello che è costato la conquista della dignità sociale ed economica degli operai contro gli industriali. Si pensi alle rivolte dei contadini contro i feudatari, o le lotte dei democratici contro i proprietari di schiavi e non ultimo gli scontri fra le donne che chiedevano il voto e i governi che lo rifiutavano. Molti, i più saggi e i più generosi capiscono e si adattano, qualcuno mugugnando, ma l’intelligenza e la comprensione fa loro intendere che non si tratta di una catastrofe identitaria ma di una rinuncia ad alcuni privilegi e ad alcune abitudini millenarie. Altri, i più ignoranti, i più narcisisti, i più spaventati, non riescono ad accettare i cambiamenti e la conseguente perdita di potere.
E, presi da terrore, si accaniscono sul corpo ribelle. L’ultimo caso del giovane che per mesi ha cercato di avvelenare la moglie incinta e poi l’ha uccisa con 37 coltellate ci fa capire quanto sia drammatica per certi uomini la perdita di poteri e privilegi che considerano naturali ed eterni. Come rimediare? Se concordiamo sulla idea che non si tratta di casi personali ma di una tendenza mondiale dovuta alla paura di perdere una identità virile storica, appartenente per “grazia divina” al genere maschile, non se ne uscirà. La sola cosa possibile è agire sulla cultura, sulle abitudini identitarie, sulle disparità di genere, sulla misoginia linguistica. Tutte cose ancora profondamente radicate. E non sarà facile, perché le radici si estendono in spazi interiori arcani e segreti.










