di Enrico Ferro
Il Mattino di Padova, 25 dicembre 2019
Scultura lignea consegnata in Vaticano da don Pozza In un video la gioia del Pontefice: "Sarà proiettato a messa". Due mani che emergono da un blocco di legno, con una forza che sembra rendere vivo quel cubo inanimato. "Con queste mani abbiamo ucciso, queste mani doniamo a te Santo Padre". Ecco il regalo degli ergastolani del carcere di Padova a Papa Francesco. Un dono di chi è destinato a vivere per sempre tra sbarre d'acciaio e muri di cemento. La scultura è il frutto di un progetto attivo nel carcere, in cui il direttore Claudio Mazzeo crede molto: si chiama ScolpiAmo.
"Nel suo nome c'è tutto. Ci sono i verbi colpire e amare. La sillaba "s" che a me suggerisce sempre la sottrazione: sottrarre l'inutile per far brillare il necessario. Nella "o", poi, sono scritti i cinque nomi delle persone detenute coinvolte nel progetto (Ignazio, Lillo, Salvo, Vito Ernesto), tutte in regime di massima sicurezza" racconta don Marco Pozza, cappellano del Due Palazzi.
Scuola di scultura - Roberto Tonon e Claudia Chiggio, scultori dell'Associazione Culturale "Area 48", sono i docenti. Tengono le loro lezioni ogni settimana. "Vederli al lavoro, tutti insieme, mi ricorda una frase di Papa Francesco" ragiona ancora don Pozza. "Finché hai in tasca un pezzo di storia e una persona a cui raccontarla, non sei perduto del tutto". Don Marco Pozza è una persona molto vicina al Papa, con cui ha già scritto due libri e fatto altrettante trasmissioni televisive per l'emittente del Vaticano.
Il papa in un video - "Ho ancora in mente il suo sorriso quando ha aperto il regalo: c'era lo stupore di chi è ancora capace di sorprendersi per un gesto inatteso, di quelli che nascono dal cuore. Mentre accarezzava quelle mani ho pensato agli uomini che le hanno scolpite. Nessuno nasce cattivo: risvegliare il bene nascosto è la grande impresa di tutti coloro che continuano, in carcere, a scommettere che l'uomo possa tornare a far parlare di sé per il bene di cui è capace". Lo stupore di Papa Francesco è stato ripreso in un video che è stato trasmesso durante la messa nella cappella del penitenziario.
Ergastolani - Al Due Palazzi di Padova gli ergastolani sono una settantina, gli "ostativi", cioè quelli del "fine pena mai" , dei "permessi-premio mai" , della semilibertà negata per legge, sono una decina. Le sentenze che hanno spalancato loro le porte del carcere fanno riferimento a crimini tremendi, omicidi, spesso legati alla criminalità organizzata. Solo citandone alcuni: Carmelo Musumeci, boss della Versilia, dietro le sbarre dal 1991 e solo l'anno scorso "graziato" dall'ergastolo ostativo; Angelo Meneghetti, uno dei luogotenenti di Felice Maniero al tempo degli assalti ai portavalori; il pluriomicida Donato Bilancia; Giuseppe Avignone, 75 anni, calabrese, nome legato alla 'ndrangheta.
Redenzione - Don Pozza riguarda la scultura lignea nelle foto del suo telefonino e gli occhi gli brillano ancora. "Quelle sono le mani di chi, perduta una guerra, non si rassegna a restare per terra ma vuole tentare di risorgere. Ho pensato che fosse il regalo più bello da fare al Papa per il suo compleanno e per Natale, da parte della nostra comunità del carcere di Padova". Chi frequenta o lavora in carcere, qualunque esso sia, lo sa bene: Natale è il giorno più triste dell'anno. Mancano gli affetti di casa, il calore, le tradizioni. I ricordi di ciò che era un tempo diventano macigni. "Mi sento un privilegiato celebrare il Natale qui. Contemplare la storia dalla parte dei perdenti è un'occasione unica per innamorarsi di più della vita. Quando prego assieme a loro, sogno sempre che quelle mani, un giorno, possano stringere altre mani. Prego perché nasca un incontro di mani salvifico: quello tra chi il male l'ha fatto e chi il male l'ha subito. Quel giorno, da qualche parte, sarà Natale. Anche se non avverrà di 25 dicembre", conclude don Pozza.










