di Enzo Risso
Il Domani, 5 luglio 2026
Complessivamente il 77 per cento si colloca su posizioni aperturiste, un dato importante anche se in calo rispetto all’83 per cento di aperturisti del 2021. Cala anche il sostegno ai brand che promuovono l’uguaglianza. Rallentano le forme di apertura verso gay, lesbiche e transgender. Il 60 per cento degli italiani è favorevole al matrimonio tra coppie dello stesso sesso. Un altro 17 dice no al matrimonio ma è favorevole al riconoscimento giuridico. Complessivamente il 77 per cento si colloca su posizioni aperturiste, un dato importante anche se in calo rispetto all’83 per cento di aperturisti del 2021.
È quanto emerge dall’indagine globale realizzata da Ipsos in 26 paesi. L’Italia si colloca al dodicesimo posto nella classifica dei favorevoli al matrimonio tra coppie dello stesso sesso. I maggiori tassi di apertura sono in Olanda (80 per cento), Spagna (74), Svezia (73) e Germania (70). Seguono belgi (69), britannici e canadesi (66), argentini (65), francesi (64), thailandesi e irlandesi (63). Chiusura totale in Turchia (44 per cento di persone contrarie a qualsiasi riconoscimento legale per le coppie dello stesso sesso), mentre negli Usa i favorevoli a matrimoni gay sono il 56 per cento, in Ungheria il 41 e in Polonia il 33.
Oltre il duplice delitto di Camaiore, nell’Italia omotransfobica il cinismo diventa arma Numeri alla mano Il processo di affievolimento, in Italia, si coglie anche su altri aspetti. Diminuisce l’accordo sulla libertà per le persone Lgbt di manifestare affetto in pubblico (baciandosi o tenendosi per mano): dal 52 per cento del 2021 al 48 di oggi. Diminuisce l’interesse per la presenza di personaggi Lgbt+ in Tv, nei film e nella pubblicità (dal 39 al 34 per cento). Cala anche il sostegno ai brand che promuovono l’uguaglianza per le persone Lgbt+ (dal 61 per cento del 2021 al 51 del 2026). Cresce tuttavia, anche se di un solo punto, la spinta antidiscriminatoria nei luoghi di lavoro. Il 51 per cento degli italiani ritiene che i datori di lavoro dovrebbero adottare programmi e politiche che sostengono e valorizzano i dipendenti Lgbt+.
Così come cresce la richiesta di protezione dalle forme di discriminazione nell’accesso agli alloggi e alle attività commerciali (dal 76 al 79 per cento). In leggera ritirata invece, pur restando ampiamente maggioritario, l’appoggio nei confronti di leggi contro la discriminazione nei confronti delle persone Lgbt+ (dal 66 del 2021 al 62 del 2026). Infine, resta alto il livello di diffusione, per l’opinione pubblica italiana, delle forme di discriminazione nei confronti delle persone transgender (73 per cento). Un dato che colloca il nostro paese al quarto posto, dopo Olanda (76), Colombia e Brasile (75). Tassi inferiori ma sempre alti si riscontrano in Spagna (72), Usa (67), Irlanda (66), Ungheria (65), Gran Bretagna (62), Francia (61) e Svezia (59).
Di festa e di lotta, in migliaia al Roma Pride per chiedere all’Italia di colmare il ritardo sui diritti civili Paese sospeso L’Italia si conferma un paese sospeso, in cui il principio di uguaglianza arretra sotto i colpi di una resistenza culturale che non è reazione, ma riemersione: un riflusso che trasforma il riconoscimento dei diritti in una questione di tolleranza misurata, non di civiltà condivisa. Il calo del sostegno ai brand inclusivi e la crescente insofferenza verso le rappresentazioni pubbliche delle soggettività Lgbt+ non sono mere fluttuazioni statistiche, ma spie di un mutamento: il ritorno di un conformismo difensivo che preferisce l’invisibilità al conflitto, il privato al politico.
Eppure, paradossalmente, cresce la domanda di tutele nel lavoro e nei servizi: un bisogno di protezione che non si traduce in legittimazione sociale, quasi che la giustizia possa esistere solo entro i confini dell’utile, non della dignità. È questa la cifra di un’epoca che ha smarrito il coraggio dell’universalismo, rifugiandosi in un pragmatismo freddo che separa il diritto dalla presenza, la norma dal desiderio. La discriminazione percepita verso le persone transgender, che colloca l’Italia ai vertici mondiali, non è solo un allarme, ma è lo specchio di una modernità mancata: il corpo che sfida il binarismo diviene il territorio su cui si gioca la resistenza all’alterità. In questo scenario, l’Italia non arretra verso il passato, ma si attarda in un presente che non sa farsi futuro, abitato da un’opinione pubblica che chiede garanzie senza osare trasformazioni.
Nota metodologica - Indagine Ipsos su 26 paesi, realizzata tra il 24 aprile e l’8 maggio 2026, con un campione di 19.019 intervistati maggiorenni.










