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di Francesco Rigatelli

La Stampa, 12 maggio 2024

Diritti e censura, le voci di scrittori, intellettuali e lettori dal Lingotto: “Non avremmo mai pensato di dover ancora lottare per certi valori”. Da Salman Rushdie a Roberto Saviano, da Elizabeth Strout e You Hua, i principali scrittori presenti al Salone del libro di Torino sottolineano l’importanza della libertà di espressione in questo momento. “Pensavo che fosse una guerra già vinta, invece dovremo combattere ancora. Nel nostro caso bisogna sobbarcarsi qualche rischio e certo è un brutto momento”, ammette Salman Rushdie, mentre Elizabeth Strout parla di “tempi spaventosi che mai avrei pensato di vivere. Triste che la polizia entri nelle università americane. Chi protesta pacificamente deve essere libero di esprimersi”.

Anche lo scrittore cinese bestseller Yu Hua rivela a La Stampa: “Quando scrivo non sto a pensare se mi causerà dei guai o se verrò pubblicato, altrimenti non sarei in grado di farlo. Ci sono dei limiti non solo in Cina, ma anche negli Stati Uniti. L’anno scorso più di 4mila libri in America hanno subito forme diverse di censura. Più che in Cina a mio avviso. Si tratta soprattutto di questioni religiose, mentre da noi avviene più sui temi politici. Tutte le forme di libertà sono relative e per questo vanno difese”.

Ieri, il giorno dopo il suo incontro con Rushdie, Roberto Saviano è tornato con noi sull’argomento: “Oggi avere una posizione contro il governo mette in discussione carriera e vita privata. È il primo passo verso una democratura. In Italia siamo dentro a una dinamica autoritaria, almeno verso alcuni autori che vengono vessati come esempio per gli altri”. Saviano trova fondamentale il ruolo dei lettori: “Il loro starci accanto e diffondere le nostre idee ci è di grande aiuto. Il mio programma Insider, censurato dalla Rai dopo essere stato già registrato, se davvero andrà in onda lo dovrà alla pressione del pubblico. Si vedranno così la prima intervista al testimone di giustizia che ha fatto arrestare i killer di Don Diana, quella a un killer di mafia, la storia di un giornalista licenziato per volontà di un boss e la vicenda della pentita Rosa Di Fiore della mafia garganica”. Ma la criminalità organizzata viene sufficientemente contrastata secondo l’autore di Gomorra o no? “Vedo la solita disattenzione di tutti i governi, a parte qualche blitz muscolare”. Incontrerebbe Meloni e Salvini per parlarne? “Si sono comportati male con me. Salvini lo aspetto a luglio in tribunale per diffamazione. Se Meloni mi invitasse in veste di premier certo la ascolterei volentieri”.

Sul rischio democratura concorda lo storico Luciano Canfora: “Attenzione alle forme plebiscitarie per cui si promette di eleggere un capo, perché il pericolo è di compromettere le garanzie costituzionali. Gli ultimi episodi della Rai non mi sono piaciuti e costituiscono un brutto segnale, anche perché profondamente immotivati, ma da qui a dire che abbiamo perso la libertà ce ne corre. Bisogna restare vigili e sapere che il percorso delle destre a livello globale non va verso il liberalismo, ma verso l’autoritarismo”.

Che il tema della libertà di espressione sia “scottante e di vera attualità” lo conferma il giallista Maurizio De Giovanni: “Il fatto gravissimo non è solo quello di Scurati, ma il procedimento disciplinare della Rai su Serena Bortone, che non ha fatto nulla. Dobbiamo chiederci: la Rai di chi è? È legittimo voler sapere su quale base si istruisca un processo contro di lei”. Gli scrittori secondo lui “basano sulla libertà la propria attività, sono gli interpreti delle esigenze della società e le raccontano. Bisogna difendere la nostra Costituzione, che è tra le più belle del mondo”.

Anche l’economista francese Thomas Piketty pone un problema di proprietà: “Bisogna limitare il potere degli azionisti pubblici e privati, soprattutto nei media, e spostarlo verso i giornalisti e i cittadini. L’Unione europea dovrebbe definire delle norme sull’indipendenza dell’informazione. Lo stesso vale per i colossi del web”.

Per la scrittrice matematica Chiara Valerio “il governo invece di dialogare con i giovani manifestanti li mena e questo echeggia in maniera prodromica limitazioni di movimento e di parola. Avendo letto da piccola la poesia di Danilo Dolci “Ciascuno cresce solo che sognato” penso però che la Costituzione sia intatta e ci permetta di scrivere e parlare”. Valerio ricorda Michela Murgia, “intellettuale impudente, che non si è fatta spaventare dal lato comico delle cose e non ha pensato che questo andasse a detrimento del valore di ciò che stava facendo”.

Il super-consulente Mondadori Alberto Rollo teorizza che “la libertà di scrivere è il processo che responsabilizza l’immaginazione e fa diventare concretezza tutto quello che uno ha vissuto nella sua mente. L’immaginazione non è libera di per sé, ma ha bisogno di una responsabilizzazione. Faccio un salto mortale: vedere al Salone i tanti lettori che si aggirano e non sanno dove andare è come porre la premessa di quella promessa di libertà che c’è nella scrittura. Questo tema c’è sempre stato e accelera e decelera secondo il tempo. Non riguarda solo chi scrive in Paesi dove la scrittura viene guardata con sospetto. Da noi c’è un processo di autocensura che spesso non contempla regimi, ma la propria sussistenza”.

Padre Enzo Bianchi “avverte nell’aria il bisogno di spegnere delle voci soprattutto se alternative e scomode. Succede in Italia come in tutto l’Occidente. I Paesi dove è nato l’illuminismo però non possono tollerarlo. Un altro valore che credevamo conquistato per sempre è la giustizia, ma pure quella viene attaccata dalla corruzione. I politici vedono una democrazia debole e la attaccano. Gli scrittori anticipano ciò che nei pensieri della gente non trova subito un’eloquenza, ma dicono la verità”.