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di Amedeo La Mattina


La Stampa, 19 luglio 2021

 

Il Carroccio e Italia Viva blindano il testo Cartabia approvato in Consiglio dei ministri. "Basta traccheggiare, perdere altro tempo o qui salta tutto". Dal centrodestra arriva un avvertimento forte agli alleati. A differenza del ddl Zan sulla omotransfobia, che non tira in ballo il governo anche se vede nettamente contrapposti i partiti della maggioranza, la riforma della giustizia entra invece nel cuore di Palazzo Chigi.

E soprattutto è un tema centrale del Pnrr: se non vengono tagliati sensibilmente i tempi del processo penale del 25% e del 40% per quello civile, l'Italia rischia di non avere non solo i 2,7 miliardi legati alla giustizia, ma l'intera torta di 191 miliardi del recovery Plan. È un allarme lanciato di recente dalla stessa ministra Marta Cartabia e ripetuta in diverse occasione dallo stesso Mario Draghi a tutti i protagonisti del suo esecutivo. Oggi il premier incontrerà Giuseppe Conte per capire fino a dove il nuovo leader dei 5 Stelle intende spingersi. Anche perché il premier e la Guardasigilli hanno ben chiaro che i margini di modifica della riforma Cartabia, proprio perché approvata all'unanimità in Consiglio dei ministri (obtorto collo anche dai grillini), sono minimi, per non dire nulli.

Anche Enrico Letta ora parla di "piccoli cambiamenti". Non vuole certo tornare allo stop della prescrizione introdotta dalla riforma Bonafede. Il segretario del Pd tenta di venire incontro all'alleato con il quale vuole costruire un'alleanza elettorale stabile. Ma di mezzo ci sono il cosiddetto centrodestra di governo ovvero Lega e Forza Italia, e Italia Viva. L'avviso ai naviganti è chiaro: ogni cambiamento, "piccolo o grande che sia", deve ritrovare un accordo con tutti i partiti che sostengono Draghi.

Il leader leghista non ha alcuna intenzione di favorire la corrispondenza di amorosi sensi tra Enrico e Giuseppe. Si sente forte della raccolta delle firme per i sei referendum che sta andando a gonfie vele". "Se raccogliamo un milione di firme saranno gli italiani a dire sì o no alla riforma della giustizia. Sono 30 anni che il Parlamento promette la riforma. Firmare è la cosa giusta perché fidarsi è bene, non fidarsi è meglio", avverte il capo leghista. Per Giulia Bongiorno il superamento della riforma Bonafede non si discute, non si possono mettere le lancette indietro. "Basta con la melina, non possiamo restare ostaggi per sempre dei processi", spiega l'avvocato e senatrice Bongiorno.

Nel centrodestra ovviamente non c'è nessuno che vuole farsi carico delle fibrillazioni della base parlamentare grillina e vengono considerate ridicole alcune proposte che circolano sui tempi della prescrizione, diversificandoli ad esempio in base alla gravità dei reati. Un'altra ipotesi che gira è quella di eliminare l'improcedibilità processuale quando scade il termine e introdurre uno sconto di pena. In sostanza se il processo d'appello supera i due anni, l'imputato ha diritto a una pena più bassa.

Al di là dei tecnicismi, il problema che si troverà di fronte Draghi è tutto politico. Conte, alla sua prima prova da leader di M5S, vuole battere un colpo e raddrizzare almeno la bandiera della giustizia. Ma rischia di trovarsi con il classico cerino tra le dita e un pugno di mosche in mano. A dare fastidio è in particolare la mano tesa di Letta all'ex premier. Enrico Costa di Azione è sarcastico: "Il Pd ha resistito ben una settimana a difesa della riforma Cartabia...".

Al contenuto di questa riforma è fermo Renzi perché ci allontana da "peggior Guardasigilli della storia, Alfonso Bonafede". Ettore Rosato avverte che "se qualcuno vuole minare il lavoro del presidente Draghi si prenderà le sue responsabilità". "Italia Viva - assicura il coordinatore del partito renziano - farà di tutto affinché non solo i contenuti ma anche i tempi di approvazione siano rispettati". E il capogruppo Davide Faraone dice di pensarla come Letta, cioè che la riforma Cartabia è ottima ma può ancora essere migliorata in Parlamento, "naturalmente in direzione contraria a quanto auspica Conte. C'è ancora qualche piccolo residuo giustizialista da limare".

Cerca di gettare l'acqua sul fuoco il sottosegretario alla Giustizia Paolo Sisto di FI. Si augura che, qualora ci fossero "propositi di belligeranza ad oltranza, possano rientrare". Del resto, ricordano i forzisti, la riforma Cartabia è già una mediazione e tornare indietro è davvero molto difficile e pericoloso per la tenuta della maggioranza.

E se poi il Pd dovesse insistere nel dare una sponda a Conte, allora potrebbe succedere che gli alleati-coltelli del centrodestra potrebbero chiedere, in maniera provocatoria, di tornare alla proposta di riforma di Andrea Orlando o a quella simile avanzata dalla commissione ministeriale Lattanzi, che i 5 Stelle non hanno voluto prima della mediazione della ministro Cartabia: sospensione della prescrizione di un anno e mezzo dopo il primo grado e altrettanto dopo l'appello; se non si celebra il processo in questi tempi, riparte la prescrizione conteggiando gli anni spesi inutilmente.