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di Giulia Merlo

Il Domani, 21 ottobre 2022

I laici dovrebbero essere eletti a inizio dicembre, 3 a FdI, rispettivamente 2 a Lega e Forza Italia e uno a testa per Pd; Terzo Polo e Movimento 5 Stelle. L’ago della bilancia saranno le toghe centriste di Unicost. Il Pd punta su un nome tecnico che potrebbe ottenere i voti anche dei magistrati moderati.

Il Transatlantico, il lungo corridoio davanti all’aula di Montecitorio, è una fiera delle vanità e rimbalzano le voci più varie e negli ultimi giorni la Giustizia è tornata argomento di conversazione.

Gli occhi di tutti guardano in due direzioni: via Arenula e palazzo dei Marescialli. Al ministero non c’è partita, perchè l’esito elettorale lo assegna al centrodestra ed è ormai certo nelle mani dell’ex magistrato Carlo Nordio, manca solo l’ufficialità del passaggio al Quirinale. La leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, lo ha candidato con la promessa di un ruolo centrale e sta mantenendo la parola data, nonostante lo scontro violento con Forza Italia, che reclamava il dicastero per l’ex presidente del Senato e avvocata, Elisabetta Casellati. Al Csm, invece, il centrosinistra e in particolare il Pd cercherà di riconquistare la vicepresidenza sulla base delle peculiari dinamiche interne dell’organo.

Il Csm - La nomina dei laici avverrà nella prima seduta comune del parlamento, che con tutta probabilità non si terrà prima dell’inizio di dicembre. La legge, infatti, prevede almeno 40 giorni di preavviso per la convocazione dei corpi elettorali. Tuttavia, le quotazioni dei papabili salgono e scendono in base alla distribuzione dei ruoli di governo, sottogoverno e di Camera e Senato. Sulla base degli esiti elettorali, la ripartizione sarà di 3 posti per Fratelli d’Italia, che ritorna al Csm con i suoi eletti dopo che nel precedente consiglio aveva passato la mano a Forza Italia; rispettivamente 2 a Lega e Forza Italia e uno a testa per Pd; Terzo Polo e Movimento 5 Stelle.

I laici, che diventano 10 dopo la riforma Cartabia, si sommano ai 20 togati già eletti il 19 settembre. Il nuovo sistema elettorale misto ha prodotto una maggioranza incerta: 7 eletti di Magistratura indipendente; 6 di Area; 4 di Unicost; 2 di Magistratura democratica (di cui uno indipendente) e un indipendente e non collegato a nessun gruppo associativo.

Tradotto: la corrente centrista di Unicost è determinante per regalare la maggioranza ai conservatori di Mi - che culturalmente dovrebbero essere più vicini ai 7 laici di centrodestra - o ai progressisti di Area, cui dovrebbero sommarsi i 3 laici delle opposizioni. Questa maggioranza oscillante rende incerto anche l’esito della votazione sul vicepresidente, che deve essere scelto tra i laici.

Le ipotesi nel centrodestra - Sul fronte del centrodestra, si sta facendo strada un disegno. Per via Arenula era in corsa anche l’attuale sottosegretario alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto, avvocato barese di Forza Italia. Stimato sia dagli avvocati che dai magistrati, negli ambienti di centrodestra il suo nome è stato avanzato per puntare alla vicepresidenza del Csm. Ha il carattere e anche la competenza, difficilmente potrebbe aver voglia di un secondo giro da sottosegretario alla Giustizia e al Csm serve un nome di chiara fama. In teoria tutto fila, in pratica ambienti di FI la definiscono poco più che un’ipotesi di scuola, con scarsa probabilità di andare in porto. Sisto, infatti, è considerato un politico fondamentale nella compagine azzurra al Senato e come rappresentante pugliese. Costringerlo in una posizione pur prestigiosa ma esterna alla politica non convince. Insieme al suo, torna poi anche il nome di Pierantonio Zanettin, forte anche dell’esperienza pregressa al Csm nel quadriennio 2014-2018. Inoltre, anche Fratelli d’Italia avrebbe in mente un nome per la vicepresidenza: dei tre posti, infatti, uno potrebbe andare a Giuseppe Valentini, penalista calabrese, ex senatore e presidente della fondazione Alleanza Nazionale.

La risposta del Pd - A fronte di questa indecisione, il Partito democratico si sta muovendo. Se prima del voto il nome più probabile era quello della senatrice e responsabile Giustizia, Anna Rossomando, ora l’ipotesi di un suo passaggio a palazzo Marescialli è fuori discussione, visto che è stata eletta vicepresidente del Senato. Per tentare di attrarre i voti di Unicost, il Pd sta ragionando di un nome tecnico da proporre, che possa piacere anche alle toghe moderate. Quello dell’ex ministra Marta Cartabia è scartato, anche perchè la diretta interessata ora sarebbe decisa a tornare alle aule universitarie. Anche quello dell’avvocato e costituzionalista Massimo Luciani sembra difficile, perchè significherebbe lasciare cattedra e e ufficio.

Si è al lavoro per individuare un profilo adatto, però, in modo da provare a insidiare il centrodestra dirottando sul candidato della minoranza laica i voti determinanti dei togati. Esattamente come successe nel 2018 con l’elezione di David Ermini. In quel caso, però, la vicepresidenza rischiava di finire nelle mani del laico del Movimento 5 Stelle e proprio questo avrebbe convinto i magistrati a dirottare i propri voti verso il parlamentare dem.

Il tentativo di Ferri - Al netto delle operazioni per la vicepresidenza, qualcosa si sta muovendo anche nel Terzo Polo di Azione e Italia Viva. L’ex magistrato Cosimo Ferri non è stato rieletto in parlamento e dovrebbe tornare a svolgere le sue funzioni di giudice penale a Massa. Tuttavia, in ambienti vicini a Italia Viva si ipotizza il colpo di scena: lui, che era entrato da togato al Csm nel 2006 potrebbe provare a venire eletto ora da laico, approfittando di un cavillo. Per venire eletti consiglieri laici, bisogna essere avvocati con 15 anni di attività oppure professori universitari in materie giuridiche. Ferri, prima di entrare in magistratura nel 1997, si era iscritto all’albo degli avvocati e potrebbe chiedere di equiparare gli anni di esercizio della professione legale con quelli di permanenza nell’ordine giudiziario. A sostenere la tesi ci sarebbe una precedente interpretazione, ma la strada è angusta e l’operazione spericolata. Tuttavia, Ferri è uomo dalle mille risorse e determinante sarà la decisione politica del suo partito di riferimento.