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di Paola D'Amico

Corriere della Sera, 30 novembre 2025

La fotografia del ceto medio italiano, tante rinunce e solitudine. I dati raccolti nel libro “Il fragile domani”. Secondo gli studiosi manca progettualità. E il benessere è legato alle relazioni sociali. Sempre più piccole e frammentate, le famiglie del ceto medio nazionale vivono in un contesto di crescente incertezza. Impegnate a destreggiarsi in un percorso a ostacoli tra problemi economici e relazionali, confessano di sperimentare spesso ansia e stress. Tra queste troviamo genitori sopraffatti dalla cura di figli e anziani (la sandwich generation) anche se non vulnerabili come i single, i separati e i giovani adulti (che vivono ancora in famiglia e quando hanno un proprio reddito è molto basso).

Un nuovo rapporto del Centro internazionale studi famiglia, “Il fragile domani-La famiglia alla prova della contemporaneità” (Ed. San Paolo, 270 pag, 18 euro), scatta una complessa istantanea di quella che il sociologo e direttore del Cisf Francesco Belletti definisce “una generazione impaurita”. In generale, aggiunge, “l’io speriamo che me la cavo è il sentire comune. Ma non si riesce a capire come uscirne”. 

Il volume, che parte dalla ricerca condotta da Eumetra su, tra le altre cose, stato di salute e aspettative per il futuro di un rappresentativo ed eterogeneo campione di 1.600 persone, cerca di capire come è possibile salvaguardare il benessere attraverso la dialettica con la società. Ma, nel frattempo, smonta l’idea della “resilienza” della famiglia italiana. “Il nostro lavoro nasce dall’idea di una crescente difficoltà relazionale-progettuale delle persone. Quasi un’onda lunga del Covid. Famiglie e giovani fanno fatica a pensare a un futuro possibile, a mettersi in gioco. Per una precarietà reale ma anche per una situazione di ansia diffusa. Prevale l’incertezza - continua Belletti - e due guerre hanno rinforzato questa sensazione di futuro incerto, ingovernabile”. Più della metà del campione è convinto che a livello mondiale la situazione peggiorerà e anche nel nostro Paese. Appena il 10% pensa che il futuro sarà più roseo per la propria famiglia. 

Il fragile domani, capitolo per capitolo, affronta specifiche dimensioni dell’esperienza quotidiana: dalle relazioni familiari al mondo digitale, dalle condizioni socioeconomiche alla modalità di uso dei servizi educativi, sociali e sanitari, mettendone in luce punti di forza e debolezza, fattori di rischio e opportunità. Ed evidenzia l’urgenza, continua Belletti, “di riaccompagnare le persone a trovare il coraggio di progettare e pensare a un futuro possibile. È l’idea incerta del domani che ha avvelenato l’oggi”.

Le difficoltà economiche del ceto medio sono oggettive: nel 2024 le famiglie hanno tagliato molte spese, a cominciare da quelle per il benessere personale o il tempo libero (32,5% dei casi), per la casa (32,4%), le cure sanitarie (18,5%), le vacanze già preventivate (16,9%) e, allo stesso tempo, hanno fatto il possibile per non limitare la spesa necessaria per le attività dei figli (4,1%), o non rispettare la rata di mutuo o affitto (2,9%). 

Un quinto degli intervistati, in particolare il 78% di quelli che vivono soli, di ogni età, e poi il 60,4% tra i giovani adulti si sente vulnerabile. Le coppie più anziane sono invece quelle con più difese. Infine, i nuclei monogenitoriali sono meno esposti alla solitudine, forse, è l’ipotesi, perché “sono stati capaci di farsi aiutare da aiuti informali e formali, per esempio dopo separazioni e divorzi”. Dall’indagine emerge anche che “c’è consapevolezza della propria vulnerabilità, c’è una crescente domanda per esempio dello psicologo, ma i servizi sono sovraffollati, ci sono liste d’attesa di mesi. La capacità di risposta dei servizi è inadeguata”. Lo studio intercetta moltissimi ambiti di vita personale e familiare. “Ci siamo chiesti come si può riaccompagnare le persone a trovare il coraggio di progettare e pensare a un futuro possibile. L’ipotesi di partenza - insiste il sociologo - è che il benessere di ciascuno di noi trova alimento (ma anche minacce) nelle relazioni familiari e nel contesto sociale. E questo dipende da quante relazioni ha la persona, da quanto sono solide e aiutano”. 

La felicità - Già il World Happiness Report 2025 ha rilevato come “gli indicatori di felicità crescano al crescere delle relazioni qualificate e dell’orientamento pro-sociale - spiega Sara Nanetti, sociologa, ricercatrice - e solidaristico che riescono a fronteggiare le emergenze della solitudine, come le dipendenze, i suicidi. Producono benessere sia per l’individuo sia per l’intera società. E nel rapporto si è vista la ricorrenza di questo schema. La felicità dipende in sostanza dalla capacità di cura e condivisione. La qualità delle relazioni familiari, fiducia, cooperazione, reciprocità, migliora la tenuta del senso di appartenenza al contesto nel quale il soggetto vive. Hanno un peso enorme, incidono persino sul senso di sicurezza nella città in cui vivo fino alla dimensione più intima, quella del buonumore”. Ad avere il ruolo di “Cenerentola” è il tema del “senso della vita, su cui si interrogano i giovani”.