di Michela Marzano
La Repubblica, 14 settembre 2022
Jean-Luc Godard ha scelto il suicidio assistito e in Francia Macron annuncia una consultazione sull’eutanasia. Il fine vita è un tema scomodo, difficile, controverso. È una di quelle questioni che costringono a fare lo sforzo di nominare le sfumature dell’esistenza, e che non permettono di rifugiarsi dietro la facilità degli slogan. Lo dico sempre ai miei studenti quando arriva il momento di parlarne a lezione: non esiste né una sola risposta, né un unico punto di vista morale.
Quando si discute di suicidio assistito o di eutanasia, è il contesto che detta le regole. Chi lo chiede? Perché lo chiede? Cosa desidera davvero una persona che dice: voglio morire? C’è l’età; c’è lo stato di salute; ci sono le cose che si sono vissute e quelle che, forse, non si vivranno mai più. A volte, c’è un presente fatto solamente di dolore o di disperazione. Altre volte, c’è la solitudine e l’assenza di affetto. Spesso non c’è più né speranza né futuro. Mille e mille fattori che vietano, a chi quelle situazioni concrete non le conosce e non le attraversa, di giudicare o banalizzare.
Come nel film di Clint Eastwood, Million Dollar Baby, quando Maggie, dopo l’incidente, chiede al suo allenatore di boxe di aiutarla a morire e lui, che la considera come una figlia e all’inizio non riesce nemmeno a immaginare la possibilità che lei se ne vada via, poi cede: Maggie, che ha avuto tutto, ha perso tutto; e vuole andarsene quando ha ancora nelle orecchie il suono del suo nome scandito dalla folla. Ma allora Jean-Luc Godard ha fatto bene o male a ricorrere al suicidio assistito? Ha fatto bene o male a decidere di rendere pubblica la sua scelta? Ha fatto bene o male a far sapere che non era malato e che era solo esausto?
Godard viveva in Svizzera e, nel suo Paese, il suicidio assistito è considerato come un’opzione legittima alla fine della vita. Ma non è questo il punto, anche se proprio ieri, in Francia, il presidente Macron è tornato sul tema, e ha annunciato l’avvio di una vasta consultazione con i cittadini al fine di modificare la normativa sul fine vita entro il 2023.
Ciò che vorrei provare a fare è ragionare e contestualizzare. A partire dai tre valori chiave della filosofia morale: la dignità, la libertà e l’utilità. Valori che, non sempre, vanno di pari passo e che, soprattutto, hanno senso solo se incarnati. Se è vero, infatti, che la dignità di ognuno di noi non dipende né dall’età, né dallo stato di salute, né da nessun’altra caratteristica particolare, è anche vero che il rispetto, che della dignità è la conseguenza, ci obbliga a prendere sul serio il desiderio che manifesta chi, vuoi perché stremato dagli anni, vuoi perché malato, chiede di potersene andare da una vita dalla quale si è già allontanato. Quanto alla libertà, è anch’essa sempre legata al contesto all’interno del quale si prova a esercitarla: nessuno è mai del tutto libero; ognuno si dibatte con i limiti e gli ostacoli della propria condizione fisica, sociale, economica e psichica. Solo l’utilità sembra poter essere facilmente calcolabile, come tengono a ricordare tutti coloro che valutano la moralità di un’azione sulla base delle conseguenze. Ma, anche in questo caso, la realtà è ben più complessa. Visto che accanto alle conseguenze a corto termine, esistono poi anche quelle a lungo termine che, il più delle volte, nessuno controlla.
E quindi? Quindi, bisognerebbe stare attenti a immaginare di sapere meglio degli altri quale sia il bene altrui. Quindi, bisognerebbe imparare a rispettare le scelte delle altre persone. Quindi, bisognerebbe evitare di giudicare, e fare lo sforzo di capire che, nelle situazioni di fine vita, i cosiddetti criteri oggettivi si sbriciolano: ciò che conta è il vissuto (la soggettività) di chi si trova in quelle circostanze. Come Godard fa dire al protagonista di Éloge de l’amour, un suo film del 2001: “È solo quando le cose finiscono che iniziano ad avere senso”. Jean-Luc Godard aveva 91 anni ed era stremato. Non era malato, va bene. Ma aveva forse fatto e realizzato e vissuto tutto ciò che un uomo come lui può voler fare e realizzare e vivere. E non è certo vietandogli di andarsene via che si salvaguardia il valore immenso della vita. Un valore che esiste, e che nessuno nega. Ma il cui senso si esaurisce quando chi ne è detentore sente che è arrivato il momento di congedarsi.









