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di Giulio Sensi

Corriere della Sera, 15 dicembre 2022

Il numero di posizioni proposte dallo Stato per progetti sociali è da record: 71.741. Decisivi i fondi Pnrr (650 milioni nel triennio): ma la legge di stabilità pare tagliare. Posti vacanti, abbandoni. L’assegno di 440 euro non invoglia e c’è poca flessibilità.

La cifra, record, è 71.741: è il numero più alto di sempre di posti di servizio civile mai proposti dallo Stato. Permetterà nei prossimi mesi ad altrettanti giovani di svolgere un’esperienza di difesa non violenta della Patria in un progetto di utilità sociale - la cui durata varierà dagli otto ai dodici mesi - con un contributo 440 euro al mese. È grazie ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, 650 milioni di euro su tre annualità, che il servizio civile sta diventando ciò che l’ultima riforma, quella del 2017, si proponeva quando sostituì la parola “nazionale” con quella “universale”. “Grazie a queste risorse aggiuntive - spiega la direttrice dell’Ufficio Servizio Civile Universale del Dipartimento per le politiche giovanili, Laura Massoli - è stato possibile raggiungere un incremento significativo del numero delle posizioni, un passo importante nella logica dell’universalità a cui tutti gli attori, dai giovani operatori agli enti che li ospitano alle Regioni, stanno lavorando insieme a noi”. Un ingente investimento, e una sfida, che vorrebbe trovare il mondo giovanile pronto ad accoglierla.

Preoccupano però le risposte dei ragazzi e delle ragazze al servizio civile: dopo tanto tempo in cui i posti disponibili erano sempre più bassi rispetto alle richieste, negli ultimi anni è progressivamente cresciuto il gap fra quelli messi a bando ed effettivamente avviati. Uno scarto in media del 10-15%. È invece di circa il 5% la quota di coloro che abbandonano il servizio una volta avviato. Un tema su cui il Dipartimento e gli enti si stanno interrogando per cercare di capirne i motivi ed elaborare le contromosse. “La dispersione - aggiunge Massoli - può avere diverse cause, alcune endogene come la lunghezza e la complessità degli step amministrativi e procedurali, altre esogene e di contesto che hanno a che fare con le dinamiche sociali attuali in cui i giovani vivono molte incertezze. Insieme alla Consulta delle associazioni abbiamo avviato un lavoro per analizzare questo fenomeno”.

Sforzo di promozione - Le associazioni sono pronte a collaborare, ma chiedono al Dipartimento delle politiche giovanili uno sforzo ulteriore di promozione. “Gli oltre 71.000 posti sono molti - spiega Laura Milani, presidente della Cnesc, la Conferenza nazionale enti per il servizio civile che riunisce alcuni fra i principali enti del Terzo settore in cui i giovani svolgono servizio- e sono possibili grazie al Pnrr e al recupero delle risorse non utilizzate per i mancati avvii del 2022 . in seguito alla notizia che i fondi previsti dalla Legge di stabilità per il servizio civile saranno pari a 111 milioni per il 2023, 150 per il 2024 e 150 per il 2025: significherebbe ridurre ancora”.

Dal canto loro i giovani vorrebbero un servizio civile più “smart” e in linea con i tempi. Giovanni Rende è Rappresentante nazionale dei volontari di Servizio civile - un organismo eletto dai volontari - e ricopre anche la carica di presidente della Consulta del Servizio Civile. “Il fatto che rimangano così tanti posti vacanti o che molti giovani decidano di interrompere il servizio - afferma Rende - è rappresentativo di come questo strumento stia perdendo di attrattività. L’assegno di 440 euro non risponde più allo standard di vita di ognuno di noi e non è possibile vivere con questa fonte di reddito. Probabilmente molte persone lasciano perché sono costretti a trovare un altro lavoro che magari non è quello dei propri sogni, ma permette di sopravvivere. Il problema è la scarsa flessibilità del servizio”.

Accordi tra enti e volontari - In teoria non esiste incompatibilità con la possibilità di fare anche un altro lavoro, ma le 25 ore da svolgere a settimana prevedono un minimo di 4 giornaliere e non è prevista alcuna forma di smart working che permetterebbe, laddove possibile, ai ragazzi anche di candidarsi su progetti attivi in sedi più remote rispetto a quelle vicino casa. La soluzione, soprattutto secondo i giovani, sarebbe quella di trovare un compromesso. “Dovrebbe essere permesso, senza che sia un’imposizione, - dice ancora Rende - a volontari ed enti di trovare un accordo nell’ambito delle 25 ore settimanali e in parte svolgerlo anche da remoto. Con la pandemia tutto è cambiato, il servizio civile invece è tornato esattamente a come era prima. Con queste due soluzioni cambierebbe già molto. Oppure fare la scelta di permettere alle persone di farla come esperienza totale, come accade per il servizio civile all’estero per il quale viene corrisposto un assegno che arriva a circa il doppio. Credo che sia necessario fare autocritica e cambiare le cose per non continuare a perdere opportunità”.

Secondo le associazioni però, serve una riflessione più approfondita. “Sulla flessibilità ho qualche dubbio - dice Milani - perché il servizio civile è un impegno di un certo tipo e richiede tempo e costanza per saper leggere le situazioni. Non vorrei che finisse una delle mille cose che vengono fatte dai giovani, mentre a mio parere c’è bisogno soprattutto di più conoscenza rispetto al valore di questa opportunità”.