di Emiliano Reali
huffingtonpost.it, 17 ottobre 2025
Francesca Ghezzani entra nel sistema penitenziario italiano per narrare le contraddizioni, ma anche i tentativi di rinascita. L’obiettivo è unire testimonianze, dati e riflessioni per restituire complessità a un tema spesso semplificato o ignorato. “Il silenzio dentro - Quando raccontare diventa un atto di giustizia” è un viaggio all’interno e intorno alle carceri italiane per raccontare, con sguardo costruttivo, le molteplici realtà che vivono dietro e oltre le sbarre. “Il silenzio dentro” di Francesca Ghezzani (Swanbook Edizioni, 2025) è un libro di narrativa d’inchiesta che entra nel sistema penitenziario italiano per narrare le contraddizioni, ma anche i tentativi di rinascita.
Giornalista e voce del giornalismo costruttivo, Ghezzani attraversa le mura del carcere dando voce a chi lo abita e a chi vi lavora ogni giorno: operatori, direttori, psicologi, magistrati, volontari, esponenti del clero, del mondo associativo e culturale. L’obiettivo è unire testimonianze, dati e riflessioni per restituire complessità a un tema spesso semplificato o ignorato, partendo da un punto fermo: l’articolo 27 della Costituzione italiana, che stabilisce che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
Le interviste a figure come Alessio Scandurra (Antigone), Enrico Sbriglia, Monica Bizaj, Don Luigi Ciotti, Carmela Pace, Pino Cantatore e Claudio Bottan offrono una visione plurale di un sistema in affanno alle prese con temi quali sovraffollamento, salute mentale, condizione femminile, infanzia negata, ma talvolta, accanto ai problemi, emergono esperienze virtuose: progetti di formazione, lavoro e cultura che trasformano la detenzione in occasione di crescita personale e sociale.
Francesca Ghezzani con uno stile sobrio e un approccio di ascolto attivo non dà vita a un saggio tecnico né a un’inchiesta fredda, così come non giudica né giustifica, consapevole che raccontare possa essere una forma di rinascita. E allora “Il silenzio dentro” diventa un libro su una realtà che molti preferiscono ignorare, un invito a “non sprecare il dolore” ma a trasformarlo in rispetto, giustizia e sicurezza per sé stessi e per la società intera una volta scontata la pena, almeno per coloro che desiderano davvero cambiare rotta.











