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di Conchita Sannino

La Repubblica, 13 agosto 2025

Beneduci, segretario di Osapp: “Assurdo dire che non c’è allarme. Di fronte a suicidi e sofferenza psichica, anche il personale è in difficoltà. Organici ridotti, mentre aumenta solo al Dap: ce ne sono 900 in più”. Non solo la tragedia di chi vive condizioni disumane in cella e decide di farla finita. “Quello che non arriva sui giornali sono le centinaia di atti di autolesionismo, è l’assoluta insufficienza dell’assistenza sanitaria, è la forte sofferenza psichica. Ogni giorno i drammi e le gravi carenze delle carceri si trasformano anche in aggressioni e ricadono sulle spalle degli agenti penitenziari. Che continuano a essere pochi e sempre più esposti alle conseguenze del sovraffollamento”.

Il giorno dopo lo strappo tra il ministro Nordio e il garante nazionale per i detenuti, un’analisi impietosa arriva dal segretario di uno dei maggiori sindacati della polizia penitenziaria, Leo Beneduci, di Osapp, 5mila iscritti, ultima grave aggressione a Siracusa, ai danni di un agente pestato, 48 ore fa. Ieri, era stato il Garante nazionale a diffondere, come di norma, il report sui primi sette mesi dell’anno, segnalando i 146 decessi in totale (48 suicidi, 30 morti per cause “ancora da determinare”, 69 per cause naturali e uno per un incidente) e sottolineando la necessità di invertire la rotta. Ma ecco la nota piccata degli uffici di via Arenula - “Nessun allarme, per quanto sia un dato sconfortante siamo sotto il livello ereditato dal precedente governo nel 2022” - che spinge anche il Garante a una precipitosa integrazione sull’effettiva riduzione del numero dei suicidi. Le opposizioni reagiscono indignate: per Pd, Avs, +Europa, Iv, si tratta di “una contabilità cinica e vergognosa”.

Segretario Beneduci, “nessun allarme” assicura via Arenula. Risulta anche a voi?

“Purtroppo c’è una situazione esplosiva. Diciamo che l’allarme dura da tempo, e i suicidi offrono l’aspetto più drammatico ed evidente. Nessuno pensa mai al fatto che quei morti sono anche il frutto delle condizioni di precarietà e di abbandono in cui versa la polizia penitenziaria. Che su certi fenomeni, con le altre figure istituzionali, dovrebbe vigilare. E soprattutto, essere posta nelle condizioni di fare prevenzione”.

Perché non accade?

“La penuria di organici pesa ancora molto. Occorrerebbe un investimento serio innanzitutto per quanto riguarda le attività a diretto contatto con tutta la popolazione delle persone detenute”.

Ma il governo ha celebrato a più riprese l’arrivo di migliaia di nuovi agenti...

“In realtà, vediamo che hanno potenziato a dismisura gli addetti ai servizi “sedentari”. Vuole un esempio? Solo al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, il Dap, al momento ci sono 900 unità in più del previsto. Stiamo parlando del 140% di incremento, mentre è diminuito quello delle carceri”.

E com’è, in pieno agosto, la situazione generale in cui operate? Con quale preparazione?

“Proprio questo è il punto. Il personale deve affrontare ogni giorno tossicodipendenze, sindromi psichiatriche, risse, aggressioni, danneggiamenti: e spesso avendo alle spalle solo quattro mesi di corso. Ma per comprendere emergenze latenti e silenziose come quelle che portano all’autolesionismo o al suicidio occorre una formazione strutturata, o anni di esperienza”.

Il ministero ha annunciato il nuovo decreto con 74 milioni di euro per formazione e reinserimento dei detenuti. Non è una strada?

“Scelte dettate più da ragioni di marketing politico, che dalla reale volontà di affrontare i problemi. C’è peraltro una grande contraddizione mai risolta: se una parte del governo fa campagna elettorale sulla restituzione dei detenuti extracomunitari ai paesi di origine, Nordio stanzia quei 74 milioni per le attività lavorative di detenuti che per la maggior parte sono gli stessi che a fine pena dovranno essere espulsi. Intanto, per la polizia penitenziaria che lavora con turni massacranti, non ci sono strumenti di difesa e ormai neanche un euro per le prestazioni straordinarie, visto che i fondi sono esauriti”.

Ma come sono oggi le condizioni delle persone che vedete ogni giorno, e vivono in penitenziari che esplodono per il sovraffollamento?

“Ci sono due prospettive. Da un lato c’è l’aumento a dismisura di attività in carcere da parte delle associazioni criminali, con traffici a pagamento di telefonini e di sostanze varie: situazione che produce veri e propri ricatti a cui molti detenuti, anche per reati non gravi, non sanno sottrarsi. Dall’altro lato, c’è una massa di persone che non hanno voce, che non sanno come difendere la propria dignità: non a caso sono aumentate le sindromi psichiatriche, mentre mancano del tutto medici, psicologi”.

La sanità penitenziaria continua a essere così carente?

“La sanità penitenziaria è un vero e proprio baratro”.