di Enrico Ferro
La Repubblica, 15 novembre 2023
“L’interesse del minore viene prima di tutto: l’idea che a dei piccoli siano negati diritti fondamentali e che siano esposti a gravi discriminazioni è inaccettabile anche moralmente”
Sindaco Sergio Giordani, sono iniziati i processi alle mamme arcobaleno. La macchina giudiziaria procede, a rischio ci sono i diritti delle famiglie e soprattutto dei bambini. Lei è ancora della stessa idea?
“Completamente della stessa idea, i diritti delle bambine e dei bambini vengono prima. L’interesse del minore viene prima, l’idea che a dei piccoli siano negati diritti fondamentali e che siano esposti a gravi discriminazioni è inaccettabile anche moralmente, io sono nonno prima che sindaco, ma anche come primo cittadino oriento sempre la mia azione alla dignità delle persone e mi ispiro alla Costituzione sulla quale ho giurato”.
È vero che ha continuato a iscrivere all’anagrafe i bambini nati da coppie omosessuali e che la Procura ha continuato a impugnare gli atti?
“Sì ho continuato, ma badi bene: qua non c’è uno scontro tra me e la Procura, anzi. C’è un Paese che, a partire dal suo Parlamento, deve prendere atto subito che esiste un grave vuoto normativo da colmare e che sui diritti dei più piccoli le fazioni vanno messi da parte. Serve prendere atto che la società è già molto più avanti delle leggi e che queste vanno adeguate per proteggere i minori. Alcuni di questi bambini hanno già 6 anni. Come si può togliere loro un genitore? Una di queste madri ha denunciato pubblicamente di avere un cancro e di temere che la figlia resti orfana. Ora, io a questa mamma do un abbraccio e auguro il meglio con il cuore, ma davanti a casi così è impossibile restare insensibili”.
Perché lo fa? Non teme, prima o poi, di finire nei guai anche lei?
“Lo faccio perché lo ritengo giusto. Lo faccio perché ho il dovere di usare i poteri che mi sono delegati per proteggere le persone, i loro diritti, e in particolare i bambini. Lo faccio perché ho quattro nipoti e a 70 anni voglio la coscienza a posto, con loro e con la mia comunità”.
Quante iscrizioni ha fatto in questi ultimi mesi?
“Dopo che sono partite le impugnazioni altre sei”.
È ancora convinto di procedere con questa battaglia?
“Sì, e sempre rispettoso dello Stato perché io sono un uomo dello Stato: ma a dirmi “fermati” dovrà essere un giudice, non un politico”.
Padova è diventato un caso che rischia di fare giurisprudenza. Come vive questa responsabilità?
“Al meglio delle nostre possibilità, senza cercare scontri ma perseguendo giustizia e buon senso”.
Secondo lei la città sta con queste mamme o il tema divide ancora molto gli schieramenti?
“I padovani stanno con le mamme delle coppie arcobaleno, ne sono certo, a grandissima maggioranza. Chi ne fa questione ideologica compie un grave errore”.
La Procura ha chiesto al tribunale di portare il caso alla Corte costituzionale, cosa ne pensa?
“Non sono un giurista e attendo con rispetto quello che deciderà il Tribunale. Certo a Padova noi per primi abbiamo avviato questo percorso, convinti che servisse ad accendere i riflettori su un grave vulnus. Se non ci pensa il Parlamento, la nostra Repubblica ha i suoi meccanismi per decidere e dare indicazioni su questioni che toccano principi costituzionali. Io e tanti colleghi sindaci siamo in campo per chiedere che sia consolidato un principio chiaro su questo tema delicatissimo”.











