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di Carmine Ippolito

Il Roma, 20 agosto 2026

L’intero sistema penitenziario si avvicina al collasso per i livelli di sovraffollamento. I dati diffusi dal Viminale, in occasione della rituale conferenza stampa di ferragosto, evidenziano che la delittuosità è chiaramente in calo: in netta discesa omicidi, femminicidi, rapine, furti e violenza di genere. E questa è una buona notizia, ovviamente. È preoccupante, invece, che, asimmetricamente, al calo dei delitti, non corrisponda una decrescita della popolazione penitenziaria. Al contrario si registra nelle carceri un vertiginoso aumento dei detenuti e l’intero sistema penitenziario si avvicina al collasso per i livelli di sovraffollamento raggiunti e le carenze di organico nella polizia penitenziaria e nei Tribunali di sorveglianza.

Proviamo a fare un moderato esercizio di intelligenza naturale (non essendone più abituati all’uso uno sforzo eccessivo potrebbe rivelarsi nocivo o fatale) Il sostantivo intelligenza deriva dal latino intelligentia, a sua volta derivato di intelligere, intendere, capire.

È certamente corretto riconoscere che l’intelligenza è dunque la capacità di cogliere i dati e operare selezioni o correlazione tra gli stessi. La evidenziata asimmetria dei dati che intercorre tra il calo dei delitti e l’aumento della popolazione penitenziaria è la chiara spia che troppe cose non funzionano in materia di giustizia e, in particolare, l’attenzione va posta sulla produzione di leggi, sulla stretta applicazione delle norme e nel funzionamento degli uffici giudiziari. Certamente non può disconoscersi che il sovraffollamento carcerario sia l’effetto di una pluralità di fattori che, ridotti all’essenziale, vanno infatti individuati nel moltiplicarsi di previsioni penali - progressivamente introdotte sull’onda della emergenza del momento mediante ricorrenti decreti o pacchetti sicurezza - a cui si aggiunge la sempre più marcata abrogazione, desuetudine o disapplicazione degli istituti di clemenza (prescrizione, amnistia, indulto, continuazione, attenuanti generiche etc.).

È in tal modo sintetizzabile la tragica combinazione di fattori normativi e applicativi che alimenta un tragico circolo vizioso che irreversibilmente determina il sovraffollamento degli istituti di pena ingolfando i percorsi trattamentali per la evidente sproporzione tra il numero delle persone detenute, quello del personale dei Tribunali di Sorveglianza, degli uffici preposti alla rieducazione, nonché della polizia penitenziaria. È così che più persone entrano in carcere, sempre meno riescono ad uscirne con le misure alternative alla detenzione restando ingabbiate nel burocratico ed inadeguato funzionamento degli uffici di sorveglianza.

La diminuzione dei reati sopraggiunge poi generando un malcelato imbarazzo, sul piano politico, sia a destra che a sinistra, considerato che, su entrambi i versanti di maggioranza e opposizione, sono prevalenti le pulsioni populiste e securitarie orientate a conferire centralità ai temi della sicurezza del cittadino e della sicurezza della pena, a discapito dei diritti e della dignità delle persone detenute. A questa miscela devastante va aggiunta l’ideologia liberale e liberista che costituisce la matrice dell’asimettrico fenomeno, imponendo di reagire ai malfunzionamenti di un apparato pubblico malato, giammai riformandolo o potenziandolo, ma tagliandolo e riducendolo, per affidare ogni dinamica pubblica ai privati ed al mercato. Neppure è ragionevole obiettare che la diminuzione dei reati dipende dalla stretta sulla sicurezza o dalla progressiva introduzione di nuove figure di reato: si tratta di una tendenza in atto da oltre dieci anni considerato che già dal 2013 al 2019 i reati sono diminuiti del 20 per cento in sei anni. In conclusione, sarebbe corretto prendere atto che molte delle emergenze criminali, proclamate dagli inizi degli anni 90, e su cui hanno costruito le proprie fortune politiche demagoghi e professionisti a vario titolo dell’antimafia, sono cessate. Lo stato delle carceri, invece, e la condizione dei detenuti in Italia costituisce invece la vera emergenza attuale, scomoda e silente.