di Francesco D'Errico*
Il Dubbio, 26 settembre 2020
L'analisi nel saggio di Francesco Gallino "Tocqueville, il carcere, la democrazia". Quando George W. Pierson definì la missione di studio sui penitenziari americani di Alexis de Tocqueville e di Gustave de Beaumont "una scusa valida" per farsi un viaggio negli Stati Uniti, commise l'errore di sottovalutare l'importanza dell'opera frutto di quella meticolosa e appassionata ricerca: il "Système pénitentiaire aux Etats- Unis et son application en France".
Di questo, ne è più che sicuro Francesco Gallino, assegnista di ricerca in Storia delle dottrine politiche presso il Dipartimento di Cultura, Politica e Società dell'Università di Torino e autore del saggio "Tocqueville, il carcere, la democrazia" (Il Mulino, 2020).
Gallino, infatti, sostiene convintamente l'importanza del "Système pénitentiaire" ai fini di una migliore conoscenza e analisi del pensiero tocquevilliano, di cui essa rappresenterebbe "al contempo un segmento autonomo e una chiave di comprensione". Non dunque un'opera secondaria da dimenticare, schiacciata sotto il peso della più celebre "La democrazia in America", ma un tassello fondamentale per poter meglio apprezzare la filosofia di Tocqueville e scoprire la sua teoria penitenziaria.
Nei nove mesi trascorsi oltreoceano, infatti, i due studiosi dedicarono intere giornate alla visita e all'analisi di diversi istituti penitenziari, anche tramite interviste a direttori delle carceri, politici, funzionari e addirittura, quando possibile, anche ai detenuti. Ai risultati di questa attività, che non consistono soltanto in "informazioni su costi, vitto, regolamenti, ricavi e tassi di recidiva di ciascuna prigione" ma anche in una "interrogazione profondamente teorica", Gallino dedica larga parte del saggio.
I diversi modelli americani, i cui capisaldi condivisi erano rappresentati dall'isolamento in celle individuali, dall'imposizione del silenzio e del lavoro forzato ci spiega l'autore - colpirono profondamente Tocqueville, anche per le vistose differenze con il fallimentare modello francese, in cui si richiudevano senza distinzione negli stessi luoghi sovraffollati persone in attesa di giudizio, sbandati, malati di mente e criminali. Egli formulò così una sua propria visione penitenziaria, rintracciabile tanto nell'opera quanto nelle lettere e i diari di viaggio.
Da un lato, se è vero che nella sua teoria propose metodi che all'occhio del giurista di oggi risulterebbero fin troppo afflittivi- Tocqueville riteneva che "una volta rotto il patto che lo legava alla società il criminale perde il diritto a godere di ogni diritto civile" -, dall'altro presentò anche una serie di aspetti considerevolmente avanzati: l'idea di garantire una "speranza concreta di rientrare in società da uomini liberi a pieno titolo", attraverso un superamento dello stigma sociale nei confronti degli ex detenuti; "l'abolizione delle condanne all'ergastolo che 'confiscando per sempre la libertà del detenuto' gli impediscono di 'riconciliarsi con l'avvenire'; un sistema di prevenzione non repressivo ma fondato su "sforzi per procurare un lavoro agli oziosi" e per fornire educazione e istruzione a chi non poteva riceverla; una concezione dei riformatori per giovani, ritenuti "non ancora irrimediabilmente corrotti", fondata "sull'incoraggiamento del dialogo tra i reclusi e l'allestimento, fra loro, di pratiche democratiche e procedure elettorali, per farne maturare le capacità necessarie per diventare cittadini attivi".
Quest'ultimo metodo in particolare "trova una corrispondenza strettissima" con uno degli aspetti centrali del pensiero di Tocqueville: la valorizzazione delle pratiche quotidiane di confronto e di autogoverno attraverso cui i cittadini acquisiscono il "gusto" e "l'abitudine" della libertà; elemento che, secondo Gallino, segnala la profonda connessione teorica tra il "Système pénitentiaire" e "La democrazia in America". Un saggio, dunque, per poter approfondire la genesi dei moderni sistemi penitenziari americani e forse soprattutto per esplorare, da un punto di vista originale, il pensiero di uno dei più eclettici esponenti della cultura liberale.
*Presidente Extrema Ratio










