di Liana Milella
La Repubblica, 27 maggio 2024
La magistratura sarebbe l’unica categoria professionale deprivata del diritto di voto e di scelta della propria rappresentanza. Contro una riforma costituzionale inutile e inaccettabile si lotta. Ma contro uno schiaffo che lede l’onore che si fa? Si ricorre ai duelli di ottocentesca memoria? Si lancia una sfida in campo aperto? Si corre al Colle da Sergio Mattarella? Perché è proprio un ceffone gratuito e irriverente quel sorteggio “secco” delle toghe che poi dovrebbero entrare a far parte del futuro Csm. Arriverà il 3 giugno con la riforma costituzionale della giustizia. Mossa preelettorale che Forza Italia ha imposto a Meloni. Della serie, “il premierato a te, l’autonomia a Salvini, e le carriere divise a noi”.
L’attuale Costituzione è limpida, all’articolo 104 per il Csm parla di “componenti eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie”. Una “elezione” che li pone alla pari con gli altri componenti del Csm, i laici, “eletti” anch’essi “dal Parlamento in seduta comune”. Figure paritetiche, frutto di una scelta libera dei rispettivi elettori. E invece che fa il Guardasigilli Carlo Nordio? Il collega tra i colleghi come ama dipingersi quando, di continuo, vagheggia il suo passato con la toga addosso? Impone il sorteggio “secco” a diecimila magistrati italiani. Che diventeranno gli unici cittadini privati del diritto di voto e di scelta.
Un ceffone soltanto? Peggio, una questione d’onore. Inaccettabile perché vendicativa. Viene fuori un’onta, la privazione di un diritto primario, giusto dalle mani di un magistrato che veste i panni di ministro e che non fa altro che autocitare la sua precedente vita, nella quale non era amato dai colleghi. Uno sfregio costituzionale che non ha pari. Che certo uno sciopero non potrà cancellare. Potranno farlo solo gli italiani con una valanga di no contro la presunta riforma costituzionale della giustizia. Su cui proprio il Quirinale sta cercando di mettere degli argini sconsigliando due Csm nettamente separati.
Il diritto di voto è sacro. Cancellarlo significa andare oltre il valico della decenza. In questo caso significa solo una cosa. Che non è certo quella di battere il correntismo. Perché se davvero le correnti sono così forti come la politica le dipinge, un’idra a più teste, una volta sorteggiati i membri del Csm potranno spartirseli comunque. Lo scopo del sorteggio invece è solo quello di offendere i giudici e i pm che in Italia garantiscono la legalità. Presentandoli così al cittadino come una categoria di reietti.
È la traduzione del disprezzo della politica di destra per delegittimare chi si batte contro i mafiosi e i corrotti. È lo sfregio vile di chi vuole vendicarsi per le indagini sulla corruzione, da Mani pulite in avanti. Test psicoattitudinali e sorteggio sono le due facce della stessa medaglia. Della serie, questi giudici sono pazzi, quindi gli leviamo anche il diritto di voto. La prossima mossa sarà quella di cancellare l’intera categoria. A partire dai pm sotto il potere esecutivo. Poveri giudici, e povera Italia.









