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di Marco Iasevoli

Avvenire, 22 dicembre 2022

C’è la massima sensibilità del governo rispetto agli appelli lanciati da papa Francesco sulle condizioni nelle carceri. La richiesta di “clemenza” del Santo Padre la accogliamo nel senso di incanalarla in una serie di iniziative strutturali che rendano dignitosi i tempi e i luoghi di esecuzione della pena. La soluzione per noi non è in provvedimenti di amnistia o indulto, ma ciò non vuol dire non prendere seriamente in considerazione il grido di dolore che viene sia dai detenuti sia dal personale penitenziario”.

Andrea Ostellari, sottosegretario alla Giustizia con delega al trattamento dei detenuti, fissa la priorità per il nuovo anno. Per l’esponente leghista, appena superata la manovra, è “urgente mettere seriamente mano al dramma dei suicidi in carcere, che ci scuote quotidianamente”.

Quale iniziativa concreta vuole assumere, sottosegretario?

“Voglio farmi subito promotore di un’attività di verifica ministeriale sui casi di suicidi di detenuti e anche del personale penitenziario. Siamo a numeri-record. Intendo capire a fondo il fenomeno. Rileggere le relazioni di ogni singolo caso per comprendere cosa è successo, e perché. È un’iniziativa preliminare di buon senso che ho già condiviso con il ministro Nordio. Se non riusciamo ad afferrare i motivi profondi di questa tragedia, non saremo in grado di intervenire. Già un primo dato colpisce, il fatto che molti suicidi arrivino con l’avvicinarsi della fine della pena: accade qualcosa in questa fase delicatissima che evidentemente richiede interventi mirati”.

Lei dice “no” ad amnistie, ma certo il sovraffollamento è un problema oggettivo, drammatico e mai affrontato con efficacia...

“Il sistema-giustizia e il sistema carcerario non migliorano se ogni volta dobbiamo derogare alla certezza della pena. Noi pensiamo di muoverci su un’altra direttrice: innanzitutto, processi con una durata più breve, umana, a beneficio sia delle vittime sia degli imputati, perché molte pene vengono scontate molti anni dopo il reato, e anche questo può incidere. Meno carcere preventivo, come scelta politica ma anche come conseguenza di processi che durino meno. E, soprattutto, estendere le attività lavorative, che sono fondamentali per l’opera di rieducazione e reinserimento in società di chi ha commesso un reato. Ma perché più detenuti lavorino ci vogliono strutture adeguate e moderne. Quindi questo processo, occorre essere onesti, non accadrà dall’oggi al domani. Il ministero intende muoversi con rapidità, ma parliamo di problemi che si trascinano da moltissimi anni”.

Intendete costruire nuove carceri?

“Con il Pnrr noi possiamo procedere all’ammodernamento delle strutture. E questa occasione non va persa. Poi c’è un’altra opzione sul tavolo, accennata anche dal ministro Nordio e che può tornare utile più a breve termine: utilizzare, per chi ha commesso reati minori, strutture ora inutilizzate come le ex caserme. Ovviamente anche per queste strutture serve un riadattamento”.

Il tempo però non c’è, dato il moltiplicarsi di fatti gravissimi nelle carceri italiane...

“Siamo pienamente consapevoli dell’urgenza. Tra l’altro, i suicidi riguardano anche la Polizia penitenziaria. È evidente che qualcosa non va. Anche l’investimento in risorse umane deve essere deciso, netto: parlo anche delle figure educative, psicologi, professionalità di cui abbiamo bisogno per sostenere il regime detentivo”.