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di Roberta De Rossi

La Nuova Venezia, 9 settembre 2025

“Il Parlamento deve reintrodurre la perseguibilità d’ufficio di alcuni reati, compreso il furto con destrezza”. Premessa necessaria: è tempo di campagna elettorale in Veneto e ogni dichiarazione rischia di non esserne immune. Ma il problema dell’imperversare dei borseggiatori e delle tensioni che provoca il loro imperversare in una città come Venezia - piccola e mondiale - è reale. Cosa si può fare di concreto per arginare questi reati “piccoli” per il codice penale, ma dal grande impatto sociale? La legge Cartabia (che pretende querela e testimonianza in aula della vittima) può essere modificata? Attualmente è una caccia a guardie-e-ladri con grande dispendio di energie e spese, ma di fatto inutile negli effetti.

“Lo abbiamo annunciato a fine luglio a Venezia, insieme al sottosegretario Molteni, e lo abbiamo fatto”, dice il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari, avvocato e senatore padovano, “la Lega ha depositato un disegno di legge per ripristinare la perseguibilità d’ufficio per alcuni reati, compreso il furto con destrezza. Ora faremo sintesi con le altre forze di maggioranza e auspico che quel testo possa venire valorizzato dal contribuito di tutti e poi essere inserito anche in un prossimo decreto, in modo che i tempi di approvazione siano rapidi. Ma dico di più”.

Ovvero?

“La triste realtà è che molti borseggiatori sono minori, addestrati dai genitori a rubare sin dalla tenerissima età. Alcuni sono perseguibili, altri addirittura no, perché minori di 14 anni”.

Il coinvolgimento dei minori è il risvolto più drammatico: quindi come pensate di agire?

“Se un minore non imputabile commette reati, la responsabilità deve cadere soprattutto sugli adulti. Questo in parte già accade, in virtù del Dl Caivano che abbiamo approvato lo scorso anno. Quando un dodicenne compie un illecito, punito con pene non inferiori ai 5 anni, viene convocato con i genitori e questi ultimi sono obbligati a controllarlo. Se disertano, pagano sanzioni salate e perdono tutta una serie di privilegi. Ora però vogliamo andare ancora più avanti: applicando questa misura, che si chiama ammonimento, anche ad altre fattispecie. Esiste poi un protocollo già in vigore che consente di allontanare i figli dei contesti familiari mafiosi. Io dico: applichiamolo anche verso chi manda i bambini a rubare, perché è indegno di fare il genitore”.

Prioritariamente bisognerebbe trovare il modo di riportare questi bambini e bambine, ragazzi e ragazze a scuola. Cambiamo tema: cosa ne pensa delle denunce per violenza privata presentate da alcune giovani borseggiatrici contro chi li blocca per strada? Il cosiddetto “arresto da parte dei privati” previsto da codice di procedura penale è ancora possibile o il cittadino, oltre al danno, rischia anche la beffa di essere lui sotto accusa?

“Le denunce dei borseggiatori contro le vittime che li bloccano o “i cittadini non distratti” sono odiose. Quanto al tema degli arresti dico solo che il governo sta potenziando tutti gli organici delle forze dell’ordine e continuerà a farlo. Ben vengano le segnalazioni dei cittadini, che ringraziamo, ma non sarebbe giusto chiedere loro di fare di più”.

Il governatore Zaia dice: fate comprare a noi Regioni e ai Comuni i braccialetti elettronici. Ma sappiamo che già oggi sono carenti per coprire tutti i “codici rossi” lanciati da donne maltrattate o stalkerizzate, che le app di allerta andrebbero aggiornate e che comunque Questura e Carabinieri ne hanno già molti da tenere sotto controllo. È una soluzione che state valutando?

“L’idea è buona, ma per essere applicata bisogna prima intervenire a livello di normativa. Il problema è che, senza la perseguibilità d’ufficio del furto con destrezza, molto spesso l’azione penale non parte perché il turista non querela. Grazie all’approvazione del decreto legge della Lega, questo ostacolo sarà superato”.

In concreto, il ministero di Giustizia sta lavorando su questi temi? C’è una scadenza? Da una parte c’è la richiesta si sempre - pene certe - dall’altra il grave problema delle sovraffollamento delle carceri e la giusta necessità di pene alternative realmente rieducative: non il “buttiamo via la chiave”...

“L’affollamento delle carceri ha radici antiche. Le cause sono strutture inadatte a cui è mancata la manutenzione e scarsi investimenti in rieducazione per ridurre davvero la recidiva. La nostra ricetta rappresenta una rottura con il passato: nuovi padiglioni, nuovi moduli e pure nuovi istituti di pena. Entro la fine dell’anno, per esempio, ne apriremo tre per i minorenni, a Rovigo, Lecce e L’Aquila. E poi, un impegno deciso per potenziare le opportunità rieducative attraverso il lavoro in carcere. Da quando siamo al governo, abbiamo aumentato del 30 per cento le opportunità di adesione a questi percorsi. Certo, i risultati non si vedono in un giorno, ma la strada è quella giusta: niente nuovi sconti di pena, ma un sistema che rispetta la dignità dei detenuti e li riabilita, per il bene di tutti”.