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antigone.it, 28 settembre 2026

Patrizio Gonnella: “L’indagine conoscitiva sulle carceri deve servire a svelare anche le responsabilità del degrado attuale a partire da chiusure, tensioni e condizioni di illegalità diffuse”. Del carcere molte cose già le conosciamo, sappiamo che le condizioni di vita sono drammatiche, con sacche di violazioni dei diritti fondamentali e un gap intollerabile tra pratiche e norme. Sappiamo anche che il sovraffollamento è totalmente fuori controllo e che il numero di condanne dello Stato italiano, comminate da parte dei Tribunali di Sorveglianza per il verificarsi di condizioni di detenzione inumane o degradanti, sono in crescita di anno in anno e, solo nel 2025, sono state oltre 6.500. 

Nonostante questo, se l’indagine conoscitiva deliberata dalla Commissione giustizia della Camera dei Deputati, servisse a rendere evidenti anche ai decisori politici molte di queste problematiche, ben venga. Antigone metterà a disposizione i suoi rapporti, le sue analisi e le sue proposte. Iniziando da un consiglio: partire dal carcere di Sollicciano, dove sette sezioni sono state poste sotto sequestro preventivo e le altre ancora oggi aperte versano in condizioni drammatiche, per rendersi conto di cosa significa oggi il degrado penitenziario. 

Affinché l’indagine abbia senso è necessario che si interroghi su cosa produce l’affollamento di massa, poiché il sovraffollamento non è una calamità naturale, ma risponde a precise scelte politiche in ambito penale. Sovraffollamento che ormai non riguarda più solo l’universo detentivo degli adulti, ma anche quello dei minorenni. Inoltre dovrebbe mettere sotto inchiesta le modalità di gestione della pena, visto che oggi la maggioranza dei detenuti è tornata a rimanere chiusa nelle celle fino a 20 ore al giorno come regola. Una scelta dettata dalla sicurezza interna, quando i dati ci dicono invece che tensione e aggressioni sono cresciute con queste politiche. Dovrebbe inoltre andare al cuore delle cause della violenza istituzionale, stigmatizzando ogni uso ingiustificato della forza, ancor di più all’indomani dei procedimenti aperti per presunte violenze e torture nelle carceri minorili di Roma e Milano. 

Analizzando lo stato del personale, sarebbe utile occuparsi non solo degli agenti penitenziari, ma anche degli educatori, dei direttori, di psicologi e psichiatri, dei medici, del personale amministrativo e di chiunque operi in carcere. Si tratta di figure tutte in sotto organico e in grande sofferenza. L’assenza dei medici poi mette a rischio anche la tutela della salute, problema su cui già il Presidente della Repubblica Mattarella si è più volte espresso. Andrebbe inoltre indagato come si prevengono i suicidi e le ragioni per cui, dopo il Covid, il numero delle telefonate è tornato ad essere totalmente insufficiente per garantire un legame con i propri affetti fuori dal carcere. E anche perché, a distanza di oltre un anno e mezzo dalla pronuncia della Corte costituzionale, il diritto all’affettività sia garantito solo in una minoranza degli istituti. Dovrebbe guardare inoltre all’uso e abuso dell’isolamento che è una pratica disumana, con problematiche a lungo termine per chi lo subisce. Questi sono alcuni dei temi che vanno approfonditi affinché un’indagine conoscitiva non diventi un’occasione persa”.