di Valentina Errante
Il Messaggero, 25 settembre 2019
La camera di consiglio va avanti per ore. E alla fine i giudici della Corte costituzionale non trovano un accordo. Si dividono e non decidono. Si pronunceranno con ogni probabilità oggi su una delle questioni più delicate, dopo l'anno concesso invano al Parlamento per legiferare sul fine vita e sul cosiddetto "suicidio assistito".
Esclusa l'ipotesi che possa essere dato altro tempo al legislatore, come lo scorso anno, quando la Consulta aveva deciso di sospendere tutto, "congelando" la posizione di Marco Cappato, imputato per istigazione al suicidio davanti alla corte d'Assise di Milano.
Sulle accuse al tesoriere dell'associazione Luca Coscioni, responsabile di avere accompagnato a morire in Svizzera dj Fabo, cieco e immobilizzato, si aprono ora due possibili scenari. La Corte aveva già tracciato un perimetro con l'ordinanza che rinviava alle Camere la decisione: "Le norme attuali lasciano prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti". Ieri in udienza gli avvocati di Cappato, Filomena Gallo e Vittorio Manes, in un appello ai giudici, li hanno invitati a non fare un passo indietro.
E a non dimenticare chi si trovi in una "notte senza fine". A margine è stato lo stesso Cappato a fare un appello: "Il compito della Consulta è un compito difficile e importante" e attendiamo col massimo rispetto questa decisione qualunque sia. Ho aiutato Fabiano perché l'ho ritenuto un mio dovere morale, ora dovremo sapere se può essere riconosciuto come un diritto".
E già L'Associazione medici cattolici si mobilita. Annuncia che se la Consulta si pronuncerà per la legalità del suicidio assistito, i quattromila aderenti saranno pronti all'obiezione di coscienza. Oggi i 15 giudici potrebbero cassare definitivamente l'articolo 580 del codice penale, che prevede pene da cinque a dodici anni, chiarendo però che l'aiuto al suicidio non è reato quando riguardi una persona "affetta da una patologia irreversibile", "fonte di sofferenze fisiche o psicologiche, che trova assolutamente intollerabili, che sia tenuta in vita a mezzo di trattamenti di sostegno vitale".
Il punto fondamentale è che il soggetto sia "capace di prendere decisioni libere e consapevoli". Oppure, come chiede, l'avvocato dello Stato Marina Palmieri, la Corte potrebbe non pronunciarsi, dichiarando inammissibile la questione e rimettendola ai giudici milanesi di non pronunciarsi, cioè di dichiarare inammissibile la questione posta dai giudici milanesi, che hanno già gli elementi per un sentenza orientata costituzionalmente.










