di Federico Zuolo*
Il Domani, 1 maggio 2026
Di fronte al manifesto pubblicato sul profilo di Palantir, dobbiamo chiarire quali opzioni politiche e materiali effettivamente abbiamo, senza farci sviare dagli oscuri riferimenti filosofici. La battaglia politica, deve iniziare da subito, denunciando chi si sottomette a questi personaggi, e deve puntare all’indipendenza tecnologica da queste dinamiche di asservimento. Cosa c’è dietro al manifesto di Palantir? Thiel e Karp, i capi di Palantir, propongono una chiamata alle armi che molti hanno chiamato tecnofascismo.
Di fronte al pericolo reale, dobbiamo chiarire quali opzioni politiche e materiali effettivamente abbiamo, senza farci sviare dagli oscuri riferimenti filosofici C’è grande attenzione e preoccupazione verso la presunzione teorica di Peter Thiel. Dopo la sua tournée romana in cui a porte chiuse ha cercato di reclutare parte dell’élite contro l’avvento dell’anticristo, si è discusso molto del successivo compendio in punti offerto da Alex Karp su X. Come è noto, Thiel e Karp sono i capi di Palantir, azienda tecnologica americana che offre servizi di aggregazione di dati per fini di intelligence e sorveglianza di massa. Le prese di posizione di Thiel e Karp non fanno mistero di proporre un ritorno al bellicismo, dopo decenni di presunto infiacchimento occidentale, sostenendo l’idea che le aziende private (Palantir in primis) dovrebbero guidare un’azione statale più aggressiva. Dalle scarpe di Trump all’Anticristo di Peter Thiel: il nuovo ordine delle élites Le idee Oltre allo sdoganamento della logica militare e alla subordinazione dello stato verso le aziende tecnologiche private, ciò che ha giustamente sorpreso molti commentatori è stata la “spudoratezza” del manifesto di Karp.
Da un lato, abbiamo quindi una chiamata alle armi in compendio (Karp): l’Occidente è in crisi perché molle verso i propri nemici e l’unica soluzione è una nuova alleanza tra potere materiale (la tecnologia) e apparato statale; dall’altro lato, abbiamo un tentativo apparentemente più sofisticato di giustificazione meta-storica, proposto da Thiel. In molti si sono arrovellati sugli oscuri riferimenti di quest’ultimo che denuncia come anticristo la limitazione dell’intelligenza artificiale e l’internazionalismo morale e giuridico liberale. Appellandosi a personaggi come Carl Schmitt e René Girard, Thiel sostiene un ritorno alla necessarietà della logica amico-nemico, che un liberalismo imbelle avrebbe dimenticato.
Dietro l’apparente oscurità dei riferimenti filosofici, però, si nasconde ben poco. L’opinione pubblica democratica rimane comprensibilmente perplessa di fronte a questo atteggiamento che è tanto sfacciato nella sostanza del messaggio, quanto oscuro nelle sue basi teoriche. C’è chi ha sostenuto che siamo di fronte a una vera e propria ideologia di Palantir, che dovremmo combattere con le armi della critica ideologica. Ma dovremmo chiarirci le idee su cosa veramente sia questa “ideologia”. I padri della teoria critica, Max Horkheimer e Theodor W. Adorno, sostenevano che si può fare critica ideologica solo verso apparati che presentino una certa idea di giustizia, per quanto fallace: mostrando l’inconsistenza e l’incapacità di realizzare ciò che promette, la critica smonta l’apparenza dell’ideale rivelando quali interessi effettivamente sostiene.
Secondo Horkheimer e Adorno, invece, chi “si proponesse di criticare per questa via la cosiddetta ideologia del nazionalsocialismo sarebbe vittima della propria ingenuità”. Il Palantir-pensiero sembra essere qualcosa del genere: idee che sono evidentemente pura affermazione di forza (tecnologica) e interessi (aziendali), la cui giustificazione teorica (i riferimenti filosofici di Thiel) è troppo ambigua o evanescente per poter fornire una vera e propria costruzione ideologica.
In questo contesto, è anche significativo che l’elaborazione di questa visione sia fatta da due personaggi (Thiel e Karp) che sono i portatori di interessi di cui si fanno ideologi. Sintomo di un’epoca caratterizzata dalla disintermediazione narcisistica, i due capi non si nascondono, o forse non si sono nemmeno posti il problema di trovare un utile scribacchino che potesse elaborare al posto loro la giustificazione dei loro interessi. Dopo il nucleare, la deterrenza si fa con l’intelligenza artificiale. Il manifesto di Palantir fa paura Il campo di battaglia Se siamo di fronte a una pre-ideologia, cioè a un insieme di idee troppo grezzo e sfacciato per poter essere genuinamente decostruito, dobbiamo comunque chiederci cosa fare di fronte a un potere che comunque promette di avere un impatto significativo.
Non potendo ignorare la questione, si deve comunque indicare il senso puramente strumentale di questo discorso, e per lo meno bloccare l’idea che l’unica risposta ai conflitti sia la guerra. La battaglia ideale, però, termina qui perché non c’è molto altro da dire e, pur dovendo riconoscere la questione, non è nemmeno il caso di dare troppo valore concettuale a riferimenti che hanno un limitato valore filosofico. La battaglia politica, invece, deve iniziare da subito, denunciando chi si sottomette a questi personaggi, pur dichiarandosi patriota, e, oltre a questo, deve puntare all’indipendenza tecnologica da queste dinamiche di asservimento. Se c’è un punto di verità in questa polemica confusa non è che gli ideali democratici del diritto e della discussione pubblica siano finiti, ma che risultano impotenti se non possono poggiarsi su basi reali (tecnologiche ed economiche) indipendenti da chi cerca il puro dominio. Quei leader irresponsabili che hanno abolito il futuro.
*Filosofo










