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di Valentina Petrini

La Stampa, 7 luglio 2024

Vittorio, Sara, Bruno e gli altri: le storie di chi aspetta il suicidio assistito. “Vogliamo una via d’uscita dalle sofferenze senza lasciare l’Italia”. “Ho un adenocarcinoma al polmone da quattro anni e ora anche carcinoma osseo. Soffro molto, mi si stanno paralizzando le gambe. La mia è una patologia irreversibile. Aiutatemi a morire” Vittorio. “Scrivo a fatica con il puntatore oculare. Ho la sclerosi multipla dal 2017. Sto velocemente peggiorando. Le condizioni in cui sono costretta a sopravvivere si sono fatte troppo pesanti. Vorrei scegliere il suicidio assistito”. Sara. “Sono affetta da atassia cerebellare cronica e progressiva. Ho un pacemaker, vivo con l’ossigeno, mangio solo cibo frullato. Senza cerotti di morfina non posso nemmeno lavarmi”. Beatrice.

Bisogna maneggiare con cautela e rispetto le storie di coloro che soffrono di patologie irreversibili e chiedono di potersi congedare dalla vita con il suicidio assistito perché reputano ormai intollerabili le sofferenze fisiche e psichiche a cui sono sottoposti. Vittorio, Sara, Beatrice, sono solo alcune delle persone che hanno chiesto aiuto nell’ultimo anno al numero bianco istituito dall’Associazione Luca Coscioni per sapere come procedere per fare richiesta in Italia di accesso all’aiuto alla morte volontaria. Otto di loro hanno accettato di rendere pubbliche le proprie storie purché restino anonimi. “Negli ultimi 12 mesi sono arrivate 15.559 richieste di informazioni sul fine vita, 43 al giorno, un aumento del 28% rispetto all’anno precedente”. Filomena Gallo è segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, cassazionista, difensore e coordinatrice nel collegio di difesa che vede imputati Marco Cappato e altri disobbedienti accusati di aver accompagnato in Svizzera a morire diversi cittadini italiani a cui è stata negata la possibilità di ricorrere all’aiuto alla morte volontaria in Italia, è anche colei che ha mandato di rappresentare gli imputati e i malati presso le cause pendenti in Corte Costituzionale. Perché oltre 15mila italiani si sono rivolti a loro e non alle istituzioni per chiedere aiuto visto che il suicidio assistito è legge e dovrebbero esserci campagne di informazione? “Perché c’è un vuoto sul fine vita. La legge sulle DAT (dichiarazioni anticipate di trattamento, il cosiddetto testamento biologico) prevede campagne informative ma non sono mai state finanziate. Tutti invece - prosegue Gallo - dovremmo sapere che possiamo scegliere anche prima di star male”.

“Il suicidio medicalmente assistito può essere la mia soluzione perché non voglio morire interrompendo i farmaci e quindi tra ulteriori atroci sofferenze”. Bruno è affetto da numerose patologie, molte delle quali correlate alla spondilite anchilosante di natura genetica: “Malattia cronica intestinale, osteoporosi, insufficienza della valvola cardiaca, gliosi causata da encefalite. Non sto più in piedi, vivo in sedia a rotelle, pancia gonfia, sudo tantissimo, ho costanti dolori al torace, dolori cervicali, nausea, vertigini, non dormo per la sofferenza, non riesco a deglutire, quindi mangio sempre meno”. Bruno come tutti gli altri dipende da terapie varie, è già alla terapia del dolore e alle cure palliative. “Ecco perché quando il legislatore risponde no al fine vita e dice si alle cure palliative fa finta di non capire - spiega Filomena Gallo. - Siamo tutti d’accordo che le cure palliative vanno potenziate e fornite in modo uniforme sul territorio italiano. Ma la legge 38 del 2010 le ha già introdotte. E chi ci scrive ne fa già uso. Quindi una nuova legge del Parlamento dovrebbe riguardare le situazioni non normate”.

Ci sono poi figli che scrivono per i loro genitori, come Tommaso. “Mio babbo non riesce più a leggere e scrivere, le metastasi al cervello hanno lesionato il nervo ottico”. Papà Carlo, 83 anni, ha già depositato le DAT in Comune, non vuole accanimento terapeutico. “Al momento è lucido, capace di intendere e volere -spiega Tommaso. - Vorrebbe morire in Italia, a casa sua senza soffrire più. Mi ha chiesto di inoltrare alla ASL la richiesta per il suicidio assistito: non so da dove iniziare”. Anche Caterina si è rivolta all’Associazione Luca Coscioni per sua madre, malata oncologica attualmente in hospice domiciliare, mesotelioma in fase finale non più curabile. Terapia del dolore, allettata e con ossigeno H24 ma comunque ancora vigile e lucida. Caterina mi tocca il cuore, da figlia, prima che madre, mi immedesimo nel suo tormento. “Mamma vuole essere aiutata a morire. Da tempo mi chiede di scrivervi e io le ho detto una bugia: che provo a contattarvi senza ricevere risposta. Ora mi sono fatta coraggio. Vi chiedo informazioni su iter e modulo da utilizzare per poter esaudire la sua volontà”. Olivia ha 58 anni, da poco le è stata diagnosticata la SLA: “Quando arriverà il momento voglio poter scegliere, avere una via d’uscita a sofferenze psichiche e fisiche che riterrò intollerabili”. Simone ha 38 anni ed è affetto da vasculite sistemica idiopatica autoimmune, nella sua manifestazione più grave: i vasi sanguigni danneggiati nei polmoni, nel cervello o in altri organi possono sanguinare e provocare emorragie. Gli effetti sui reni possono progredire rapidamente, portando a insufficienza renale. “Io sono già in questo stadio. Sono laureato in Medicina quindi molto consapevole. Sono lucido e determinato”. Simone ha già fatto richiesta alla sua Asl per accedere al suicidio assistito ma anche a lui come molti altri, la Asl ha risposto no, perché gli manca un criterio: quello della dipendenza da trattamenti di sostegno vitale.

Proprio nei prossimi giorni la Corte Costituzionale si esprimerà nuovamente sulla legittimità di questo punto che mancherebbe secondo l’interpretazione restrittiva delle aziende sanitarie nelle varie Regioni alla maggior parte degli italiani che stanno facendo richiesta di aiuto alla morte volontaria. Sarà la seconda volta (dopo il caso di Dj Fabo che con la sentenza 242/2019 ha introdotto per legge il suicidio assistito), in cui la Corte dovrà colmare il vuoto legislativo in materia lasciato dal Parlamento. “Il requisito del trattamento di sostegno vitale non è presente in nessun’altra legislazione - conclude Filomena Gallo - e sta causando forti discriminazioni”. Da un recente sondaggio commissionato dall’Associazione Luca Coscioni a SWG è emerso che l’84% degli italiani è favorevole ad una legge che regolamenti persino l’eutanasia. A favore soprattutto i cittadini e le cittadine del Centro Italia (91%), seguiti da quelli del Nord Ovest (85%), delle Isole (84%), Nord Est (83%) e infine quelli del Sud (80%). “Anche l’83% degli elettori di Fratelli d’Italia e Forza Italia vogliono una legge giusta in materia. E invece le proposte dei partiti di maggioranza, compresa la Lega, puntano addirittura a cancellare il testamento biologico”. Un distacco patologico dei partiti dalla società.