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di Tommaso Montesano

 

Libero, 22 agosto 2020

 

La "fase 2" per i tribunali non è mai partita: a Roma ci sono udienze rinviate al 2021. E i

cancellieri da casa sono inutili. "Invece di riaprire le discoteche, per giunta per poi richiuderle, sarebbe stato meglio aprire i tribunali". Per la giustizia, la "fase due" post lockdown non è mai iniziata. L'avvocato Cesare Placanica, al vertice della Camera Penale di Roma dal 2016, rigira tra le mani la circolare del presidente del tribunale di Roma.

La data è quella del 4 agosto. C'è scritto, in soldoni, che la macchina della giustizia non riesce a ripartire. Non ci sono udienze da remoto, né telelavoro, che tengano. "Si dà atto, come si dice in gergo, della situazione di impotenza in cui ci troviamo: cancellerie aperte solo su appuntamento, deposito degli atti in un punto unico, attività a marce ridotte che proseguirà anche a settembre". Cosa che significa, in molti casi, udienze rinviate fino a un anno. "Il ritorno all'efficienza non c'è", sentenzia Placanica.

Mentre il governo si affanna a riscrivere le regole elettorali per il Csm - per inciso con una riforma, attacca lo stesso penalista, "che aumenta il potere, già smisurato, delle Procure. Faremo le barricate" - nei tribunali si continua a lavorare a scartamento ridotto. Una situazione, denuncia Placanica, che mina uno dei pilastri su si regge l'amministrazione della giustizia: l'imparzialità del giudizio. "La selezione dei processi da celebrare è totalmente rimessa ai dirigenti degli uffici giudiziari, talvolta al singolo giudice. Nella migliore delle ipotesi, siamo di fronte a scelte arbitrarie".

E la responsabilità va ricercata nella mancata assunzione di decisioni da parte del potere politico. Ovvero del ministro della Giustizia, il grillino Alfonso Bonafede. L'assenza di linee guida generali per la ripartenza ha creato "situazioni a macchia di leopardo".

Ad esempio: a Siena - a fine giugno - erano trattati l'88% dei processi dibattimentali e il 99% dei processi Gup. E i rinvii erano per la quasi totalità entro il 2020. A Roma, invece, "c'è stato un massiccio uso del rinvio al 2021. Perché se Siena cammina non può accadere altrettanto negli altri distretti?". E qui si torna alla discrezionalità delle toghe. "Alcuni uffici giudiziari danno la precedenza ai processi sulla criminalità organizzata, altri alla corruzione, altri ancora ai casi di violenza sessuale".

Il risultato è che il principio dell'automatismo sull'assegnazione dei procedimenti, adottato nel 1995 sull'onda del "caso Squillante", va a farsi benedire. "Nel cittadino si ingenera il sospetto che non ci siano criteri oggettivi. Il politico "x" è poco gradito? Il processo marcia; il politico "y" è "amico"? Il processo langue". In tutto questo l'Associazione nazionale magistrati, finita nella bufera per il "caso Palamara", ha giocato un ruolo secondario: "Moltissimi magistrati si sono fatti carico del problema, l'Anm non ha portato avanti azioni incisive. Siamo stati noi a protestare, non loro. Se c'è una categoria che vuole ripartire, quella è la nostra. Ma loro?".

Il telelavoro non ha funzionato anche per responsabilità del personale civile. Alias, i cancellieri. "C'è stata resistenza. Lo smart working è una truffa. I cancellieri non hanno accesso ai database dei tribunali, non possono visionare i fascicoli, che ci stanno a fare a casa?". Non è escluso - anzi - che a settembre possano esserci altre iniziative di protesta.