di Francesco Grignetti
La Stampa, 3 luglio 2020
I giudici riconoscono "l'immunità" ai fucilieri Latorre e Girone. "Erano funzionari in esercizio" quando uccisero i due pescatori. Dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone dovrà occuparsi la giustizia italiana, non quella indiana. Dopo quattro anni di attesa, arriva la decisione del Tribunale arbitrale dell'Aia a cui i due governi si erano rivolti. Prevale la tesi italiana: i due marò, che sono accusati di avere sparato e ucciso due pescatori indiani, scambiati per pirati nel febbraio 2012, erano "funzionari governativi in esercizio" e perciò godono di una immunità funzionale. Ciò significa che in questo caso, trattandosi difatti accaduti in acque internazionali, non sono sottoposti alla giurisdizione dell'India.
L'arresto e poi il processo sono illegittimi. Per loro ci sarà un processo in Italia, da vedersi se davanti alla magistratura ordinaria o quella militare. Allo stesso tempo, l'arbitrato afferma che comunque l'atto dei due fucilieri di Marina ha violato la libertà di navigazione indiana, e ha causato danni materiali e morali all'equipaggio del peschereccio e perciò l'Italia è invitata a pagare le spese, previo accordo bilaterale tra i due governi.
Una sentenza apparentemente salomonica, che permette all'India di gridare comunque vittoria, e che è accolta da enorme soddisfazione in Italia. "Oggi si mette un punto definitivo a una lunga agonia", dice il ministro Luigi Di Maio. "Il mio pensiero va a Massimiliano e Salvatore per i difficili momenti che hanno vissuto. Nessuno dei nostri militari impiegati all'estero può essere lasciato da solo", gli fa eco il ministro della Difesa Lorenzo Guerini.
"È stata riconosciuta giurisdizione all'Italia. Mi sembra una buona notizia", conclude il premier Giuseppe Conte. Trionfanti, poi, i toni del centrodestra, che dei marò avevano fatto una bandiera. Non finisce qui, ovviamente. Per i due si profila un lungo percorso giudiziario. Ma ieri prevaleva la soddisfazione di chiudere con l'India, dove i due sono stati agli arresti a lungo. E dove rischiavano una pesante condanna, e perfino la pena di morte.
"Per me è una questione morale: il verdetto del Tribunale arbitrale internazionale mi ha alleggerito il cuore. Vivevo costantemente con un pugno nello stomaco. Adesso so di essere un uomo libero. Mia figlia mi chiedeva sempre di andare a Disneyland e non potevo mai accontentarla. Adesso potrò farlo. Quando è iniziato tutto questo avevo 33 anni, ora ne ho 42...", si sfoga Salvatore Girone.
Da quattro anni è tornato in Italia, ma non da uomo del tutto libero. Parla anche la figlia di Massimiliano Latorre, Giulia: "Finalmente questa storia si conclude. Non festeggeremo perché è ancora presto, ma facciamo un sospiro di sollievo. Un giorno qualcuno chiederà scusa a questi uomini che hanno portato avanti una storia da ben 8 anni con dignità e onore, non pronunciando mai una parola fuori posto".
Per entrambi il discorso è molto semplice: quel giorno, a bordo della petroliera "Enrica Lexie" dove erano in servizio antipirateria, hanno obbedito a degli ordini. E non c'è mai stato intento doloso. La decisione dell'arbitrato (giova ricordare che era composto da 4 giudici di nomina italiana, 4 di nomina indiana, e un presidente scelto di comune accordo) lascia un po' di amaro tra gli uomini della Marina militare.
"Se il tribunale arbitrale si doveva pronunciare sulla giurisdizione e non nel merito - s'interroga Antonello Ciavarelli, rappresentante dei sottufficiali nel Cocer Marina - perché stabilisce che l'Italia dovrà compensare l'India per i danni causati al peschereccio se ancora non è dimostrata alcuna colpevolezza? Se il governo farà ciò, farà sentire condannati prima di una improbabile sentenza negativa del processo non solo i due fucilieri ma tutti noi colleghi".
Il governo però non intende ostacolare il totale rappacificamento con l'India. E perciò Di Maio annuncia: "L'Italia naturalmente rispetterà quanto stabilito dal Tribunale arbitrale, con spirito di collaborazione".










