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di Giusi Fasano

Corriere della Sera, 22 giugno 2026

Un preside pubblica una pagella finta creata dall’intelligenza artificiale e in fondo spiega ai genitori perché l’ha fatto. Ma nessuno si spinge a leggere tutto e cominciano a commentare a conferma che un numero consistente di frequentatori dei social si accontenta del verosimile, anche quando il vero è lì, a portata di mano. E commenta senza sapere di cosa sta parlando, per evitare la “fatica” della lettura e dell’attenzione. “Che enorme tristezza”. Alfonso D’Ambrosio, il preside dell’Istituto comprensivo Lozzo Atesino di Padova non nasconde lo sconforto a chiusura di un intervento sulla sua pagina facebook. Tristezza, appunto. Aveva pubblicato un post generato con l’intelligenza artificiale: una finta pagella di un Mario inventato lì per lì. C’era scritto “auguri, Mario, per la promozione! Complimenti per il tuo 6 in italiano, il 7 in musica e persino per quei due 5 che fanno tanto “studente autentico”“. Poi, un po’ di righe bianche e più giù, la verità, e cioè che Mario non esiste, che quella pagella l’ha inventata l’IA. “Se l’avessi pubblicata senza dirvelo, qualcuno avrebbe messo un cuoricino, qualcun altro un “bravissimo!”, e altri anche commenti cattivi”, scrive il preside appena sotto gli auguri fake. 

Illuso! Perché in molti hanno fatto esattamente questo. Hanno preso per buoni la pagella e il messaggio iniziale e hanno commentato con elogi, critiche, offese... ovviamente senza prendersi la briga di leggere la parte in fondo, dove il dirigente scolastico rivelava lo scopo del suo post, cioè parlare ai genitori che pubblicano sui social (per vanto) le pagelle dei figli. “Le pagelle non sono trofei da esibire, o strumenti per raccogliere like e approvazione” era il suo commento. “La scuola non è una gara a mostrarsi e i figli non hanno bisogno di un post con la loro pagella. Hanno bisogno di adulti che sappiano dire, magari a tavola e lontano da una fotocamera: “Sono fiero di te, indipendentemente dai numeri scritti su un registro”. 

Hanno reagito a migliaia, a quel benedetto post che in poche ore è andato oltre un milione di visualizzazioni. Ma il fatto è che in tantissimi non sono mai arrivati fino alla parola finale, “registro”. Si sono fermati all’immagine della pagella e ai complimenti creati dall’intelligenza artificiale. Non un minuto in più per leggere fino alla fine. Ma per osservazioni, giudizi, pareri, biasimo, il tempo l’hanno trovato eccome. Se mai ce ne fosse stato bisogno, questo caso conferma una volta di più che un numero consistente di frequentatori dei social si accontenta del verosimile, anche quando il vero è lì, a portata di mano. E commenta senza sapere di cosa sta parlando, per evitare la “fatica” della lettura e dell’attenzione o per analfabetismo funzionale. E sì, per dirla con il preside: fa tristezza, “enorme tristezza”.