di Rinaldo Frignani
Corriere della Sera, 30 aprile 2023
Nella direttiva del 18 marzo scorso il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi già sollecitava la creazione di perimetri sorvegliati attorno agli scali ferroviari delle grandi città. Con ascolto dei Comuni e riqualificazione del territorio.
Solo il 18 marzo scorso, nella circolare del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ai prefetti e ai vertici delle forze dell’ordine, si parlava di “positivi risultati finora conseguiti” con le operazioni “ad alto impatto” nelle “aree urbane adiacenti alle stazioni ferroviarie” di Roma, Milano e Napoli, che confermavano “la bontà del sistema operativo prescelto, destinato a ripetersi in modo sistematico”. Sei settimane più tardi, dopo quattro casi di violenze sessuali, rapine ai turisti e altri episodi di criminalità, per lo più risolti nel giro di poche ore, quel piano di sicurezza - adottato dal 19 aprile in altre 11 città: Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Palermo, Reggio Calabria, Torino e Venezia - potrebbe essere ricalibrato dal Viminale, con un rafforzamento delle misure di vigilanza e la delimitazione di aree cittadine dove applicare “una specifica e dedicata pianificazione di controllo del territorio”, che potrebbe riguardare da subito proprio la stazione Centrale. Come isole super controllate.
Perimetri blindati - Del resto lo stesso responsabile del Viminale ha già da tempo esortato le Prefetture “a procedere alla esatta perimetrazione delle zone adiacenti alle stazioni esposte ai rischi” legati a comportamenti malavitosi, con l’introduzione di “nuove e più incisive misure di prevenzione, garantendo il potenziamento della presenza dello Stato e una risposta concreta al bisogno di protezione da paventati atti criminali”. In particolare, con “una presenza visibile e rafforzata delle forze di polizia a competenza generale in grado di ridurre al minimo la percezione di insicurezza dei cittadini”.
Il compito dei Comuni - Per mettere in pratica un progetto di questo genere, e ottenere risultati soprattutto sul fronte del degrado urbano e della presenza di soggetti che ne approfittano, è tuttavia necessaria la collaborazione degli enti locali, con il coinvolgimento dei vigili urbani e dei servizi sociali, come anche della Guardia di Finanza, per gli accertamenti “di tipo economico-finanziario nei confronti dei gestori di attività rientranti nel medesimo perimetro cittadino”.
Non solo “pattuglioni” - Insomma si preannuncia uno scenario nel quale i classici pattuglioni serali, oggi effettuati con una frequenza anche bisettimanale se non di più (a Napoli ad esempio ce ne sono stati tre fra ieri e il 27 aprile), e non più straordinari ma integrati nel sistema di controllo del territorio, non sono più sufficienti da soli per “accrescere - come aveva scritto il ministro dell’Interno - la percezione di sicurezza della cittadinanza” che può dipendere anche “da fattori ambientali, come la scarsa manutenzione degli spazi pubblici o un’illuminazione insufficiente”.
Fondi per la sicurezza - Proprio in questo ambito non è escluso che dopo i 14,8 milioni di euro stanziati per il 2023 a margine della direttiva del 18 marzo scorso a favore di Roma, Milano e Napoli per migliorare la sicurezza urbana (6,5 milioni per la Capitale, 3,7 e 4,6 milioni per le altre due metropoli), possano essere concessi altri finanziamenti “per garantire maggiore sicurezza sui territori” attingendo alle risorse economiche del Fondo sicurezza urbana: in questo senso il Viminale sta lavorando per ripartire questi stanziamenti per “sostenere le progettualità elaborate dai Comuni per rafforzare la sicurezza urbana”.
Una riforma strutturale - Ma quello che serve, anche a sentire gli operatori sul campo, è un cambiamento strutturale del sistema di sicurezza attorno alle stazioni ferroviarie. Ed è questo uno dei nodi centrali che sta affrontando il tavolo interistituzionale aperto dal ministero dell’Interno per la riforma del testo unico sull’ordinamento degli enti locali che valuta “le proposte di intervento normativo formulate dalle città metropolitane per rendere più efficaci le azioni a tutela della sicurezza della comunità”. Il problema è trovare una soluzione comune fra progetti e posizioni differenti, fra chi auspica maggiore rigore a chi ipotizza un massiccio utilizzo della polizia municipale, anche nell’ambito degli scali ferroviari. I lavori sono in corso da tempo, ma l’ultima parola spetterà al Parlamento.









