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di Francesca Ghirardelli


Avvenire, 30 aprile 2021

 

L'allarme dell'Onu: oltre mezzo milione i detenuti infettatati nel mondo. Molte strutture hanno applicato misure alternative. "La vera opportunità ora è quella di osservare il loro impatto sul tasso di criminalità".

Fino ad ora il Covid-19 li ha colpiti "in maniera sproporzionata" e per avere un'idea di quale sia questa sproporzione basta dare uno sguardo alle cifre. Le fornisce Philipp Meissner, esperto di riforme carcerarie per Unodc, l'Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine: "Fra gli oltre 11 milioni di detenuti negli istituti penitenziari a livello globale, si stima che siano più di 527.000 quelli che sono stati contagiati dal virus".

Luoghi chiusi per definizione, spesso sovrappopolati alle più diverse latitudini, le carceri sembrano ambienti perfetti per la propagazione del Covid-19: "La maggior parte degli Stati membri dell'Onu continua ad affrontare problemi acuti di sovraffollamento, con oltre 50 Paesi che gestiscono carceri a più del 150% della capienza effettiva", ha riferito Ghada Waly, direttrice esecutiva di Unodc, all'apertura dei lavori della sessione speciale dedicata a questo tema durante l'ultimo congresso dell'agenzia in Giappone, il mese scorso.

Tenere tutti sigillati, tra panico, quarantene e sospensione delle attività di gruppo e delle visite dei familiari, ha alimentato conflitti, violenze e rivolte in una cinquantina di Paesi. Così, per ridurre rischi e tensioni, molti Paesi hanno cercato di diminuire la propria popolazione carceraria, facendo ricorso a rilasci anticipati e libertà condizionata: "Quasi 700.000 detenuti sono stati rilasciati in tutto il mondo durante la pandemia, con un'attenzione particolare a chi era a rischio in caso di contagio, a chi vedeva avvicinarsi la fine della pena o a coloro il cui rilascio non avrebbe messo a repentaglio la sicurezza pubblica", prosegue la direttrice di Unodc.

Su questo particolare aspetto, che potrebbe offrire l'occasione per trarre qualcosa di positivo dalla terribile esperienza, si è espresso Peter Severin, presidente dell'Associazione internazionale degli istituti di correzione e prigioni Icpa di Bruxelles, rete globale non profit: "In generale quest'esperienza ha messo in luce la possibilità di utilizzo di misure alternative alla reclusione: le abbiamo applicate come risposta alla pandemia, ma ora la vera opportunità è quella di osservare il loro impatto sul tasso complessivo di criminalità.

Se l'impatto di libertà condizionata e rilasci anticipati non c'è stato (cioè se non è stato negativo), allora quest'esperienza potrebbe servire da ispirazione per le future leggi e nuove politiche che vadano proprio in questa direzione".