di Piero Sansonetti
Il Riformista, 1 aprile 2020
Il virus è in carcere. Finalmente il Dap ha fornito i dati ufficiali. 116 agenti contagiati e 19 detenuti. Tra i detenuti il numero è ancora basso, tra gli agenti è altissimo. Gli agenti sono circa 38mila in tutto. Se si fa la proporzione, e la si confronta con i contagiati in tutt'Italia, si vede che tra gli agenti di custodia il contagio è due volte superiore alla media nazionale.
Naturalmente questo dato è tragico e fa capire che se non si provvede subito il carcere può diventare un inferno. Del resto, lo dicono da tempo i sindacati, gli avvocati, i giuristi, gli esperti, i magistrati: tutti. Però il ministro sta lì, imbambolato, non parla, non fa nulla, è solo terrorizzato dall'idea di dover cedere a provvedimenti di clemenza, che lui, in quanto grillino, ritiene il male dei mali e l'orrore morale. Si è mosso anche il Papa per chiedere un provvedimento.
Non volete l'indulto, per ragioni di ideologia? Va bene, ci sono altre soluzioni. Quella per esempio indicata dalle Camere penali e dal Riformista: scarcerare subito tutti quelli che hanno meno di due anni da scontare. Più di ventimila persone. Si può fare per decreto, senza perdere tempo. È chiaro a chiunque che le carceri, con questo grado di affollamento, oltre a essere una bomba sanitaria e sociale, sono del tutto illegali. Cosa ci sta a fare il ministro della Giustizia sulla poltrona da ministro della Giustizia?
Ci sono stati già 13 morti nelle carceri italiane, durante una piccola rivolta. Potremmo gridare come gridò il comandante De Falco nelle ore della tragedia della Costa Concordia: "Comandante Schettino, torni subito a bordo!". Torni a bordo, Bonafede. Ma forse è molto meglio chiedere che il ministro lasci il campo.
È evidente a tutti che non è il suo mestiere. Troppo rischioso tenerlo ancora lì. Ci vuole un ministro vero, almeno un po' capace. Possibile che il Pd, Italia Viva, la sinistra di Speranza, non capiscano questa verità elementare? Il coronavirus infetta le carceri. A più di un mese dalle prime direttive emanate dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, lo scorso 22 febbraio, sono 19 i detenuti positivi su una popolazione, ad oggi, di 58.035 unità.
Di questi, due sono ricoverati in strutture ospedaliere, gli altri si trovano in isolamento sanitario, a sentire una nota del Ministero della Giustizia "in camere singole dotate di bagno autonomo all'interno di apposite sezioni detentive", dove vengono effettuati tutti i controlli disposti dalle autorità sanitarie.
Fra il personale di Polizia Penitenziaria sono 116, su quasi 38mila unità, i positivi al tampone: 17 sono ricoverati in ospedale, mentre la maggior parte si trova in isolamento fiduciario domiciliare o nel proprio alloggio in caserma. Proprio per prevenire al massimo la possibilità di contagi dall'esterno, sono state predisposte 145 tensostrutture davanti agli ingressi degli istituti penitenziari per il triage.
Negli istituti dove non è presente la tensostruttura - ancora stando alle fonti di via Arenula - sono stati individuati appositi locali isolati. Per la comunità carceraria questi numeri sono inquietanti, e la risposta non si fa attendere: una "battitura" dai balconi di tutta Italia avrà luogo oggi alle 18 per far sentire fuori la voce dei carcerati e chiedere al governo di intervenire con provvedimenti più incisivi per evitare - come ha detto il Papa all'Angelus di domenica - che il coronavirus nelle carceri sovraffollate si trasformi in una tragedia.
È il flash mob lanciato dalle famiglie dei detenuti e da numerose reti sociali "per far sentire alle persone detenute che non sono sole". Niente canzoni dunque ma solo pentole, padelle, posate picchiate l'una contro l'altra e contro le ringhiere dei balconi. "I detenuti gridano tutti salvi, tutti a casa! Amnistia, indulto - si legge nel volantino del flash mob - facciamo una battitura dai nostri balconi, come loro fanno contro quelle maledette sbarre, appendiamo striscioni per amplificare le loro grida", è l'invito.
"Il numero di persone detenute attualmente risultate positive a seguito dei test estremamente contenuto", ha commentato il garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma, aggiungendo che però il problema è potenzialmente molto pericoloso, in grado di esplodere, soprattutto perché se non si realizza la possibilità di allentamento del numero delle persone detenute all'interno degli spazi esistenti, non ci potranno essere situazioni di effettiva separazione".
E a chiedere "misure molto più incisive e di pressoché automatica applicazione, in grado di portare nel giro di pochi giorni la popolazione detenuta sotto la soglia della capienza regolamentare effettivamente disponibile", sono tutti i garanti territoriali dei detenuti: espressione di enti con maggioranze politiche diverse che hanno rivolto un appello unanime al presidente della Repubblica, alle camere, ai sindaci e ai presidenti di Regione perché si faccia di più contro il sovraffollamento.
"I provvedimenti legislativi presi dal Governo sono largamente al di sotto delle necessità", denunciano. Anche i medici penitenziari lanciano l'allarme per la "assoluta mancanza di un piano organico condiviso per affrontare l'emergenza coronavirus": nelle carceri "potrebbe provocare una tragedia se vi fosse un impatto differente e di maggiore portata", avverte il presidente della Simspe, Luciano Lucania.










