di Anna Lisa Antonucci
L'Osservatore Romano, 29 marzo 2020
L'avvertimento dell'Alto commissario per i diritti dell'uomo. Il virus ha bussato anche alle porte del carcere. I primi casi di infezione si sono già registrati nelle camere di sicurezza, nei centri di accoglienza per migranti, nelle residenze per anziani e negli ospedali psichiatrici "dove il coronavirus rischia di fare strage della popolazione vulnerabile che vive all'interno di queste istituzioni".
L'allarme arriva dall'Alto commissario per i diritti dell'uomo delle Nazioni Unite, Michelle Bachelet, secondo cui è necessario agire in fretta riducendo l'affollamento in carcere, innanzitutto liberando i reclusi anziani e i malati. "Ora più che mai - sottolinea - i governi dovrebbero rilasciare chiunque sia detenuto senza una base giuridica sufficiente, compresi i prigionieri politici e coloro che sono in prigione semplicemente per aver espresso opinioni critiche o dissenzienti".
"In troppo Paesi i centri di detenzione sono sovraffollati - sottolinea il Commissario Onu - e rappresentano dunque un pericolo. Le persone sono spesso detenute in cattive condizioni igieniche e i servizi sanitari sono inadeguati o inesistenti. La lontananza fisica e l'isolamento sono praticamente impossibili in tali condizioni", ha aggiunto.
Secondo l'Alto commissario, i governi, pur costretti a prendere decisioni difficili e ad affrontare la richiesta di risorse enormi, non possono dimenticare i detenuti, o i pazienti delle strutture di salute mentale, chi vive nelle case di riposo e negli istituti per minori, poiché "trascurarli potrebbe avere conseguenze catastrofiche", ha detto.
"È fondamentale che i governi tengano conto della situazione dei detenuti nel loro piano d'azione per la crisi, in modo da proteggere i reclusi, il personale, i visitatori e, naturalmente, la società nel suo complesso".
Bachelet ha affermato che di fronte all'insorgenza della malattia e al crescente numero di decessi già registrati nelle carceri e in altri centri in un numero sempre maggiore di paesi, le autorità dovrebbero agire ora per prevenire ulteriori perdite di vite umane tra i detenuti e il personale. Dunque, serve lavorare rapidamente per ridurre il numero delle persone detenute, come hanno già fatto - mette in evidenza Bachelet - diversi Paesi che hanno intrapreso azioni positive in questo senso.
Le autorità, suggerisce l'Alto commissario, dovrebbero inoltre continuare a soddisfare le esigenze sanitarie specifiche delle donne in carcere, comprese le donne incinte, nonché quelle dei detenuti disabili e minori. Secondo le norme internazionali dei diritti umani, ricorda Bachelet, gli Stati devono adottare le misure necessarie per prevenire le prevedibili minacce alla salute pubblica e garantire che chiunque abbia bisogno di cure mediche essenziali possa riceverle.
Per quanto riguarda le persone detenute, Bachelet richiama le norme minime stabilite dal regolamento che prende il nome dal leader sudafricano Nelson Mandela che stabilisce uno standard minimo per il trattamento dei prigionieri e nella gestione delle carceri. In particolare, raccomanda l'Alto commissario, le misure adottate durante una crisi sanitaria non dovrebbero compromettere i diritti umani dei detenuti, dovrebbero essere pienamente rispettate le misure di salvaguardia contro i maltrattamenti delle persone in custodia della polizia, compreso l'accesso a un avvocato e a un medico.
Le necessarie restrizioni alle visite nelle carceri per contribuire a prevenire i focolai di Covid-19, aggiunge, devono essere introdotte in modo trasparente ed essere chiaramente comunicate alle persone colpite. "L'improvvisa cessazione del contatto con il mondo esterno rischia di esacerbare situazioni già tese, difficili e potenzialmente pericolose", avverte la rappresentante Onu.
È importante, dunque, introdurre, come già fatto in alcuni paesi, l'uso diffuso di sistemi di videoconferenza, l'aumento delle telefonate con i membri della famiglia e l'autorizzazione alle e-mail. Infine, Michele Bachelet esprime preoccupazione riguardo al fatto che per far rispettare la lontananza fisica, come misura preventiva della pandemia, alcuni paesi minacciano pene detentive per coloro che non rispettano le regole. "Ciò - avverte l'Alto commissario - rischia di esacerbare la già tesa situazione nelle carceri e di avere solo effetti limitati sulla diffusione della malattia". "La prigionia dovrebbe essere sempre l'ultima ratio, soprattutto durante questa crisi".










