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di Tommaso Montesano


Libero, 15 novembre 2020

 

"Le udienze si stanno celebrando, per adesso il sistema regge, ma non so quanto potremo andare avanti", sospira l'avvocato Cesare Placanica. Proprio quando il "sistema giustizia" stava superando, a fatica, gli effetti della prima ondata del Coronavirus, ecco la seconda. In molti tribunali è già iniziata la contrazione delle udienze. A Roma, per contrastare gli assembramenti, il presidente vicario del tribunale, Antonino La Malfa, ha già chiesto ai presidenti di sezione di "riscaglionare le udienze".

Ma il peggio deve ancora arrivare, prevede Placanica, presidente della Camera penale di Roma dal 2016: "Le aule grandi, in grado di ospitare i processi con tanti detenuti, sono poche. Presto andranno avanti solo i procedimenti a carico di imputati in custodia cautelare: avranno una corsia preferenziale rispetto a quelli con imputati liberi". Una decisione che non sorprende, vista l'emergenza, i penalisti. A preoccupare, semmai, sono quelli che Placanica definisce i "fronti aperti" con l'esecutivo.

A partire da quanto contenuto nel cosiddetto "Decreto Ristori Bis" nella parte che riguarda la giustizia. Ovvero la previsione che - per "diminuire gli accessi fisici negli uffici giudiziari e nelle cancellerie" - nel grado di appello la Corte procederà in camera di consiglio senza l'intervento del pubblico ministero e dei difensori, a meno che una delle parti o il pm facciano richiesta di comparire. Non solo: lo stesso collegio giudicante non è vincolato alla presenza fisica.

"Questo significa", osserva Placanica, "che i giudici in camera di consiglio restano a casa e dibattono tra loro in videoconferenza, magari con il fascicolo nelle mani di uno solo dei tre. Noi crediamo che almeno loro debbano riunirsi, ancorché non in tribunale, in presenza". Per l'Unione delle Camere penali, in gioco c'è il "giusto processo". "La camera di consiglio a distanza è la negazione della collegialità, anche per l'impossibilità di vederne garantita la segretezza, che è presidio della libertà del giudice", recita la nota diffusa dai penalisti lo scorso 8 novembre, dopo il varo del decreto governativo.

L'Ucpi chiede la modifica della norma: "Se non cambierà, saremo costretti a chiedere ai colleghi di richiedere sempre l'attività in presenza. Sarà il modo per mostrare la nostra resistenza attiva". Giusto ieri è arrivato un nuovo richiamo da Giandomenico Caiazza, il presidente dell'Unione delle camere penali: "La durata ragionevole dei processi è un diritto della persona, ma non deve comprimere i diritti della difesa".

Mine sul lento ritorno alla normalità nei tribunali, già alle prese con i nuovi rinvii delle udienze. Il rischio è che i numeri sulle attività nelle corti, già in peggioramento nel primo semestre dell'anno, possano ulteriormente precipitare. L'11 novembre scorso il ministero della Giustizia ha reso noti i dati sul monitoraggio dei procedimenti penali e civili. E il bilancio, dopo alcuni anni in cui l'arretrato è stato smaltito, è tornato negativo. Sul fronte penale, al 30 giugno 2020 i procedimenti pendenti erano 1.619.584.

Al 31 dicembre 2019, erano 1.582.019. Il calo dell'arretrato era certificato dal 2013. Stessa musica - con proporzioni peggiori - a livello civile, dove lo smaltimento procedeva spedito dal 2012: a giugno, dopo la "prima ondata", i procedimenti civili pendenti erano 3.321.149, in crescita rispetto ai 3.293.960 di dicembre. Che accadrà da qui a primavera, con i tribunali costretti di nuovo a marciare a velocità ridotta? Roma a parte, quanto bolle in pentola nei vari distretti giudiziari è destinato a far crescere ulteriormente l'arretrato.

Ad Ancona, ad esempio, il presidente del tribunale, Giovanni Spinosa, ha deciso di rinviare a dopo il 1° aprile tutte le cause che riguardano i reati meno gravi che erano state fissate fino al 9 dicembre. Di questo passo, protesta Maurizio Miranda, presidente dell'Ordine degli avvocati del capoluogo marchigiano, "i rinvii nei processi, sia penali che civili, rischiano di allungare di molto i tempi della giustizia. Tempo quantificabile tra uno e due anni".

A Milano, invece, il presidente del tribunale, Roberto Bichi, ha annunciato che d'ora in poi ogni sezione potrà garantire due udienze, anziché tre. Restrizioni sono in vista anche a Napoli (ci saranno 15-20 procedimenti per udienza davanti al giudice monocratico invece degli attuali 20-30) e Bari (da 35-40 cause penali in presenza si è passati a 20-25). Poi c'è la bomba delle carceri. "Stanno scoppiando", lancia l'allarme Placanica, per il quale finché si è in tempo "occorre abbassare le tensioni".

Ieri il ministero della Giustizia ha comunicato che "attualmente sono 53.965 i detenuti presenti fisicamente negli istituti penitenziari". Di questi, i reclusi "positivi risultano essere 658 (32 dei quali ricoverati) in 77 istituti". Per quanto riguarda gli agenti della Polizia penitenziaria, i positivi sono 824.