di Fabrizio Guerrini
La Provincia Pavese, 17 ottobre 2022
La senatrice: “La vicenda mostra come la legge non sia uguale per tutti. A parti invertite lo sparatore sarebbe in cella”. “L’ex assessore Adriatici avrebbe ucciso Youns per eccesso di legittima difesa? Significa che la legge non è uguale per tutti”. Ilaria Cucchi, neo senatrice (eletta come indipendente nella lista Alleanza verdi e sinistra) commenta, così, la chiusura, per ora, della vicenda legata alla morte di Youns El Boussettaoui ucciso, in piazza Meardi, il 20 luglio del 2021 da un colpo di pistola sparato dall’allora assessore leghista, Massimo Adriatici.
Non fu, per la procura, omicidio volontario, come sostengono i legali di parte civile, ma un eccesso colposo di legittima difesa: l’assessore sparò perché si “sentiva o minacciato dopo essere caduto a terra”. Sta di fatto che quella notte morì un uomo di 39 anni: la sorella, Bahija, non si è più data pace. Nel novembre scorso incontrò Ilaria Cucchi divenuta, dopo la morte del fratello Stefano per le botte ricevute in una caserma dei carabinieri di Roma, icona dei diritti civili. La morte di Youns evocava quella di Stefano.
Senatrice Cucchi, cosa ricorda di quell’incontro con Bahija e cosa le direbbe ora?
“Mi aveva cercato lei evocando proprio la morte di mio fratello Stefano. Fu molto toccante. Rividi nei suoi occhi la mia determinazione nel volersi ribellare a un sistema che voleva a tutti i costi ridimensionare l’uccisione di suo fratello sminuendo il valore della sua vita. Deve mantenere quella determinazione: per avere giustizia occorre tanto coraggio. Quasi una follia. È una lotta impari”.
Il legale di parte civile dice che la decisione della procura mostra quanto valga, poco, la vita di un immigrato. C’è un problema di pesi diversi nella giustizia?
“Ha ragione. Questa è la chiave di lettura. La legge non è uguale per tutti. Il nodo del problema non sta solo nell’uso delle armi, ma nel fatto che, in quella vicenda drammatica, la presunta situazione di pericolo l’ha creata proprio colui che poi ha sparato e ora invoca la legittima difesa. Non può quindi ora volersene avvantaggiare. Mi sa, che in questo Paese conta chi sei. A posizioni invertite, lo sparatore ora sarebbe ancora in galera”.
Per la parte civile la decisione della procura crea un precedente pericoloso: di fronte a qualcuno un po’ aggressivo, chiunque potrebbe sentirsi autorizzato a sparare. Ma non si pone anche un problema nell’uso delle armi?
“Il problema non è il precedente pericoloso. Non posso accettare che la morte di Youns sia ridotto al caso di un precedente pericoloso. Il nodo, come ho detto, non sta solo nell’uso delle armi: anche se mi chiedo se, per caso, non pensiamo di poter essere sceriffi solo per un credo di appartenenza politica. No, il problema è che qui si deve parlare di omicidio. Stop. E di applicazione diseguale della legge. Il problema non è la legge, ma di chi è chiamato ad applicarla”.
La politica vogherese e la città si sono divise: chi si è mobilitato in ricordo di Youns e chi non ha nascosto la propria solidarietà all’ex assessore...
“La solidarietà all’assessore sparatore è orribile e dà la misura di quanto a fondo può arrivare la coscienza civile e umana di taluni. Ci ho fatto i conti per tanti anni. Spesso nell’indifferenza della magistratura”
Presto avremo un nuovo governo, di destra. Lei, da senatrice, teme che si possa porre un problema nel rapporto con gli immigrati e nella gestione della sicurezza?
“Non credo che si tratti solo di questioni che toccheranno questo governo perché la responsabilità di questo obbrobrio disumano chiama in causa tutti”.
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