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di Giovanni Bianconi


Corriere della Sera, 19 novembre 2019

 

La sorella di Stefano, morto nel 2009 dopo un pestaggio da parte di due carabinieri, ha deciso di sporgere querela nei confronti dell'ex ministro dell'Interno e leader della Lega. È una sfida che va oltre i confini della querela, quella lanciata da Ilaria Cucchi all'ex ministro Matteo Salvini. Lei lo considera una sorta di "atto dovuto" nei confronti della memoria del fratello, e dei genitori, che prescinde da come potrà finire un eventuale processo al leader leghista, se e quando ci si arriverà.

È la risposta che una donna divenuta paladina della battaglia giudiziaria per ottenere verità e giustizia sulla morte del fratello ha ritenuto di dover dare a chi, a commento della condanna di due carabinieri per omicidio preterintenzionale, ha detto che "la droga fa male". Ilaria e il suo avvocato-compagno Fabio Anselmo presenteranno una denuncia contro Salvini per diffamazione non solo alla memoria di Stefano Cucchi, ma anche alla sua famiglia - lei, sua madre e suo padre, i genitori che con sofferenza anche fisica, dignità e costanza hanno portato avanti la domanda di giustizia -, che diventa "parte offesa" delle frasi dell'ex ministro.

Militante politica - Ipotizzare o lasciar credere che a far morire il ragazzo, dieci anni fa, sia stato l'uso o lo spaccio di stupefacenti significa accusare in qualche modo i genitori e la sorella di averlo abbandonato su quella strada, come dimostrerebbero le reazioni sui social network accumulatesi dopo le parole di Salvini.

Aggiunte subito dopo le espressioni di vicinanza e solidarietà alla famiglia Cucchi, e per i destinatari hanno avuto il sopravvento. La reazione di Ilaria è stata annunciata nell'immediato e ribadita ora, a tre giorni di distanza, dopo aver riflettuto e soprattutto letto sul web le accuse e i giudizi sarcastici o di accusa nei confronti di Stefano e dei suoi familiari, a suo giudizio provocati o alimentati dalla frase di Salvini. La stessa Ilaria che, nel frattempo, non ha avuto remore di proclamarsi in qualche modo una militante politica.

Diritti dei detenuti - "Faccio politica da dieci anni - ha spiegato rispondendo domenica in tv a Lucia Annunziata nel programma Mezz'ora in più. Ci invitano da tutte le parti, in questo momento possiamo andare a tutti i comizi che vogliamo, ma mai sentiamo parlare del rispetto dei diritti", ha spiegato. E il rispetto è quello per i diritti dei detenuti, anche quelli per droga come Stefano Cucchi che però il 22 ottobre 2009 è morto dopo una settimana di reclusione non per gli effetti degli stupefacenti o perché l'avevano arrestato in qualità di presunto spacciatore, ma - come ha stabilito il verdetto di primo grado - a causa le lesioni provocate dal pestaggio di due dei carabinieri che l'avevano fermato. Di qui la replica a Salvini. Giudiziaria, ma anche politica.