sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Valeria D’Autilia

La Stampa, 7 febbraio 2026

La madre della sedicenne sepolta viva dal fidanzato a Lecce: “Lo Stato ascolti”. “Lo Stato continua a tutelare gli assassini concedendo permessi premio. Solo la parola fa rabbrividire. Chiediamo dignità per le vittime di femminicidio”. Imma Rizzo è la mamma di Noemi Durini, la 16enne salentina accoltellata e presa a sassate, prima di essere sepolta - ancora viva - sotto alcuni massi. Per mano del suo fidanzato, Lucio Marzo, che sta scontando una pena di 18 anni e 8 mesi. Era il 3 settembre 2017. Il corpo venne ritrovato giorni dopo nelle campagne di Castrignano del Capo, nel Leccese. Fu il giovane, all’epoca 17enne, a confessare dove l’aveva nascosto. Imma, da sempre, chiede una “giustizia giusta” perché “chi commette un reato così efferato non ha diritto ad alcun beneficio”. E così, insieme al suo legale Valentina Presicce, il prossimo 23 febbraio presenterà in Cassazione la proposta di legge di iniziativa popolare “Noemi Durini”. Imma, in tutto questo tempo, ha trovato la forza nel dolore. Si è fatta promotrice di incontri nelle scuole, iniziative di sensibilizzazione, chiedendo di dire basta ai “regali” per chi si macchia di questi crimini. Lei l’ha vissuto sulla sua pelle. Perché anche Lucio ne ha usufruito. “Se ne andava in giro indisturbato, guidava l’auto in stato di ebbrezza, rientrava in carcere positivo ai cannabinoidi. Tutto questo è assurdo”.

Tra qualche giorno la vostra proposta approderà in Cassazione...

“Sarà una data molto importante. Stiamo chiedendo l’abolizione dei permessi premio per chi commette femminicidio. Dobbiamo raccogliere almeno 50 mila firme affinché possa approdare alle Camere per essere approvata. Siamo noi familiari delle vittime a vivere il vero ergastolo in vita. Ormai per Marzo è andata così, ma facciamo in modo che altri assassini non escano fino alla fine della condanna”.

Cosa ha pensato alla notizia dei permessi per l’assassino di sua figlia?

“È un fallimento dello Stato e un’ingiustizia per Noemi che non c’è più. Pochi anni fa, in permesso premio, venne fermato ubriaco alla guida. Tempo prima, gli erano stati concessi altri giorni da trascorrere in una pizzeria, pernottando a casa del proprietario, e venne trovato positivo ai cannabinoidi. E poi ha avuto altri permessi per andare a votare e persino frequentare una ragazza, dopo quello che ha fatto a mia figlia. Non provo rabbia, ma tanta tristezza. Per Noemi e per tutte le altre vittime. Se commetti un atto così estremo non puoi beneficiare di nulla. Le carceri esistono proprio per quello. Questo tipo di reati va punito solo con l’ergastolo, ma purtroppo Lucio era ancora minore. Avrebbe compiuto 18 anni tre mesi dopo l’omicidio. Credo si debba abbassare l’età delle condanne. Se questi reati continuano ad aumentare è anche perché non ci sono pene esemplari. Quando uscirà dal carcere, avrà tutta la vita davanti”.

Nella proposta di legge dite sì alla rieducazione, ma anche pena certa.

“La rieducazione la possono fare in carcere. Cerchiamo di non calpestare il diritto delle vittime a una sanzione commisurata. Non vedo perché un assassino possa uscire, camminare tra la gente per bene. Ha tolto la vita ad un altro essere umano, non merita premi. Anche perché lì mangia, beve, sta al caldo. Già aprire gli occhi ogni giorno è un lusso, mia figlia invece è sotto terra. E io da nove anni me la vado a piangere. Prima di andare al lavoro o a fare la spesa, vado al cimitero”.

Lei che ragazza era?

“Gioiosa, amava stare in compagnia, aiutava tutti. In casa c’era sempre tanta allegria: non potrò mai dimenticare le sue risate. Ogni tanto litigavamo, sempre per lo stesso motivo. Le dicevo che Lucio non mi piaceva. Lei rispondeva: “Mamma perdonami, lo sai che ti amo”. Sicuramente non si rendeva conto del pericolo, era convinta che sarebbe riuscita a frenare la sua rabbia. Una volta l’aveva picchiata e lo denunciai. Le dissi: “Se ti alza le mani non può volerti bene”. E infatti, quando ha capito che voleva lasciarlo, le ha tolto la vita”.

Imma, lei oggi ha 54 anni e ha fatto della sua storia personale una testimonianza.

“Con l’associazione “Casa di Noemi” vado nelle scuole per sensibilizzare alla non violenza. Ai giovani dico di imparare a gestire le emozioni. Spiego che nessuno appartiene ad un altro, la libertà è un diritto di tutti. Racconto di una loro coetanea che è stata strappata alla vita. Ascoltano, a volte piangono. Rispetto ai primi anni, sento che sono più sensibili, c’è una nuova consapevolezza. Con loro provo a riempire il vuoto della sua assenza”.