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di Andrea Bonanni


La Repubblica, 1 marzo 2021

 

Dopo un anno di emergenza Covid, chi si ricorda più dell'emergenza migranti che aveva scatenato un'ondata di populismo in tutto il continente, mettendo a rischio la tenuta del sistema democratico? Oggi, in Italia, la Lega entra nel governo più europeista di sempre, e gli allarmi sull'imminente islamizzazione d'Europa sono rinviati a tempi più propizi per il suprematismo nazionalista.

L'Ufficio europeo per l'asilo e l'immigrazione (Easo) è addirittura finito sotto inchiesta per una serie di respingimenti di migranti alle frontiere esterne della Ue, respingimenti che secondo le accuse sarebbero stati irregolari. Il Parlamento europeo ha deciso di creare una commissione permanente per sorvegliarne l'operato. Ma il calo dell'emergenza migratoria non è solo un effetto mediatico dovuto al prevalere dell'allarme Covid.

Lo stesso Easo ha pubblicato recentemente una serie di dati che illustrano come il flusso migratorio verso l'Europa si è effettivamente ridotto nel 2020 rispetto all'anno precedente. Secondo i dati forniti dall'Ufficio, l'anno scorso si sono registrate in tutti i Paesi dell'Unione europea 461.300 richieste di asilo, contro 671.200 del 2019. Il calo del 31 per cento è da attribuirsi, scrivono i funzionari europei, "all'impatto della pandemia di Covid e alle conseguenti misure di emergenza, come le restrizioni alla libertà di movimento".

Una spiegazione che appare quantomeno incompleta. Difficile che profughi in fuga da guerre e carestie, disposti a rischiare la vita e affrontare disagi indicibili, si lascino frenare dalle restrizioni tra zone rosse e zone gialle. Più verosimilmente, il gelo dell'economia seguito ai lockdown ha contribuito a scoraggiare molti migranti economici dal cercare un futuro in un continente che al momento non ha nulla da offrire. Il tasso di approvazione delle richieste di asilo, avverte Easo, non è cambiato rispetto agli anni passati e resta attestato intorno al 32 per cento.

Siriani, eritrei e yemeniti, provenienti da Paesi devastati dalla guerra, hanno invece percentuali di accettazione tra 1'85 e il 75 per cento. Le richieste di asilo esaminate hanno superato le domande: 521 mila, permettendo di smaltire almeno un po' la lista di attesa che conta comunque ancora 420 mila casi. Anche se più contenuta, dunque, l'emergenza continua. Ma in tempi di Covid, pochi se ne accorgono.