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di Damiano Aliprandi

 

Il Garantista, 5 febbraio 2015

 

Tra gli "ospiti" c'è già l'operaio pakistano di 26 anni, residente a Macerata, che inneggiava su Facebook alla jihad, dopo la sanguinosa catena di esecuzioni da parte dell'Isis.

Il Centro di identificazione ed espulsione di Torino non verrà chiuso, ma sarà adibito per rinchiudere - almeno transitoriamente - i presunti terroristi islamici. La chiusura era stata promessa dallo stesso Sergio Chiamparino, il presidente della regione Piemonte. Invece ora si viene a scoprire che nel Cie torinese di via Brunelleschi verranno rinchiusi potenziali jihadisti. In realtà il Centro e già stato messo alla prova. Veniamo così a conoscenza che l'operaio pakistano di 26 anni, residente a Macerata, che inneggiava sul web alla Jihad, esultando su Face-book per la sanguinosa catena di esecuzioni Isis, il 20 gennaio scorso è stato

rinchiusa nel Cie di Torino assieme ad altri islamici colpiti da provvedimenti analoghi in Piemonte. Lo avevano prelevato nel calzaturificio di Civitanova Marche - dove lavorava da anni - gli investigatori della Digos di Macerata; il gip del Tribunale ha convalidato la sua immediata espulsione. Il giovane, in Italia da 12 anni con la famiglia, non ha alcun tipo di precedente penale e si era difeso: "Non ho contatti con i guerriglieri, ho ricevuto i video jihadisti da un amico", aveva detto. Ma dopo la permanenza nel Cie, è stato espulso.

Il Centro di identificazione ed espulsione di Torino dunque diventerà un luogo di transito, ultima meta prima del rimpatrio definitivo, di presunti fiancheggiatori, propagandisti, arruolatori, "foreign fighters" in partenza o di ritorno dai fronti di guerra del Califfato dell'Isis, tutti gli espulsi dal territorio nazionale dopo indagini incrociate tra l'intelligence europea e l'anti-terrorismo di polizia e carabinieri, in stretto collegamento con il Viminale.

Il Cie in questione doveva essere chiuso. Fu visitato dal senatore Luigi Manconi e ne denunciò la situazione degradante. Poi fu la volta degli esponenti del Sel, tanto da presentare un'interrogazione parlamentare. E infine c'è stato il consiglio regionale del Piemonte che aveva approvato una mozione presentata da Sei che chiede la chiusura. Invece la beffa. Nel più stretto riserbo hanno ristrutturato varie sezioni del Cie e dai 20 posti attuali, se ne otterranno ben 90. Siamo passati dalla chiusura imminente, ad una riproposizione di una piccola Guantánamo?