di Lorenzo Misuraca
Il Garantista, 25 aprile 2015
Vi ha pensato il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha sintetizzare in poche parole il vero nodo politico del vertice europeo sull'emergenza migranti che si è tenuto ieri a Bruxelles. Secondo il polacco, quanto sta avvenendo in questi giorni nel Mediterraneo "è una questione europea e non un problema dei paesi del sud europeo", e il vero punto di attrito tra i governi è "la redistribuzione dei richiedenti asilo", "la questione più difficile da trattare" e "bisognerà sconfiggere qualche interesse nazionale in nome del bene comune".
Su queste basi, il documento approvato dai governi presenti al vertice, è un accordo al ribasso. Prevista la triplicazione dei fondi per l'operazione Triton e delle operazioni di sorveglianza dei confini in un'area di competenza di 30 miglia dalle coste italiane e maltesi, oltre alla distruzione sistematica delle imbarcazioni utilizzate dai trafficanti, l'avvio di un progetto pilota per la ridistribuzione di almeno 5000 richiedenti asilo in vari Paesi su base volontaria, l'attivazione di un programma di rimpatri rapidi dei migranti irregolari coordinato da Frontex, e l'incremento della cooperazione con i paesi interessati dalle partenze.
La delusione di chi chiedeva un impegno più massiccio è espressa da Gauri van Gulik, vicedirettrice del programma Europa e Asia centrale di Amnesty International, che ha definito le risposte dell'Ue "del tutto inadeguate". Ad esempio l'area di competenza delineata è "assai distante da dove si verifica la maggior parte delle morti in mare. Se confermata, questa operazione continuerà a essere molto meno efficace rispetto a Mare nostrum".
Posizione analoga a quella dell'ex presidente della Commissione Ue, Romano Prodi: "Va benissimo potenziare Triton ma, pur con questo aumento, siamo bene al di sotto di quanto spendeva l'Italia da sola per Mare Nostrum. Quindi siamo ancora in una situazione di avarizia. È inutile fare tante cose - ha aggiunto - se non agiamo sulle grandi potenze che proteggono le fazioni libiche che partecipano alla tensione e alla divisione in Libia. Il Paese è spaccato, abbiamo Qatar e Turchia che appoggiano gli uni, Egitto e gli altri Paesi del Golfo che appoggiano altri, abbiamo denaro che corre per la vendita di petrolio che va in tute le direzioni".
Che sarebbe stato difficile trovare un accordo al rialzo, si era capito già dalle dichiarazioni del premier britannico, David Cameron, che prima di entrare al prevertice del Pse, ha offerto l'invio nel Mediterraneo di tre navi della Royal Navy e di tre elicotteri per contribuire alle operazioni di soccorso dei migranti e nella lotta ai trafficanti di esseri umani, ma a una condizione ben precisa: non accogliere i migranti salvati in territorio britannico. "Salvare vite significa soccorrere queste povere persone, ma significa anche combattere le bande criminali e stabilizzare la regione" ha spiegato cha inoltre spiegato che i migranti soccorsi verranno portati nel porto più vicino, probabilmente in Italia, e non verrà concessa loro la possibilità di chiedere asilo nel Regno Unito.
Non proprio quello che è andato a chiedere Matteo Renzi a Bruxelles. Il premier italiano, prima di entrare alla riunione, ha dichiarato: "Dobbiamo dimostrare che la politica europea può mostrare la sua unità. Se l' Europa è soltanto regolamenti e iniziative economiche, perde l'anima", e sfoggiando il consueto ottimismo: "Dai primi contatti mi sento di poter dire che ci sono tutte le condizioni per cambiare approccio", aggiungendo che "non è solo più un problema dell' Italia o di Malta ma una questione di diritto umanitario, di giustizia e sicurezza. I nostri fratelli e sorelle non possono morire in questo modo. Il Mediterraneo continua ad essere un luogo di dolore e di disperazione".
Il leader della Lega, Salvini, anche ieri ha ribadito le posizioni di totale chiusura nei confronti dell'accoglienza: "Immigrazione, anzi invasione in corso. Mentre l' incapace Renzi si dice "ottimista", il premier britannico Cameron promette che non accoglierà neanche un immigrato. Ci sono premier con le palle, e premier contapalle. Noi, ancora per poco, abbiamo quello sbagliato..." ha scritto su Facebook.
Mentre Pierferdinando Casini, presidente della commissione Esteri al Senato ha dichiarato: "Affondare i barconi è una soluzione doverosa; ma affondare i barconi lo si deve fare, non lo si deve annunciare: annunciare di affondare i barconi è sbagliato, affondarli è giusto".
E su questo punto, Matteo Renzi aveva chiarito prima del vertice la posizione del governo italiano: "Tutto ciò che riguarda singole iniziative è del tutto parziale. Ciascuno prende una dichiarazione, l'intervento di protezione, la distruzione delle barche, l'intervento nei Paesi d'origine. Tutto questo deve stare in un ampio quadro strategico".










