sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Francesca Basso

Corriere della Sera, 23 settembre 2024

Il tema immigrazione irregolare resta alto nell’agenda europea. E a mantenerlo tale contribuiscono anche i risultati elettorali recenti, con l’avanzata dell’estrema destra che ha fatto della lotta all’immigrazione uno dei suoi cavalli di battaglia. Al Consiglio europeo di ottobre i leader Ue si aspettano quella che in gergo viene definita “una discussione approfondita”. Lo hanno chiesto l’Austria, il Belgio, Cipro, la Danimarca, la Francia, la Germania, l’Italia, la Grecia, la Lettonia, Malta, i Paesi Bassi, la Repubblica ceca. Le recenti mosse di Berlino, che da una settimana ha chiuso tutti i confini della Germania di fatto mettendo a dura prova la tenuta di Schengen, ha suscitato i malumori degli altri Paesi Ue per l’effetto a catena.

Inoltre la scorsa settimana il governo olandese, che ha al suo interno il partito di estrema destra di Wilders, ha scritto alla Commissione europea per comunicare che il governo chiederà un’esenzione dalla politica comune d’asilo e migrazione in caso di modifica dei trattati, sul modello di quella di cui gode già la Danimarca. Strada che intende seguire anche l’Ungheria, ha fatto sapere Budapest. Per modificare i trattati serve però l’unanimità, dunque questa richiesta ha tutto il sapore di una mossa ad effetto, le cui conseguenze pratiche sono lontane dal concretizzarsi. Ma resta il segnale politico. È in questa atmosfera che si troveranno ad operare il nuovo commissario europeo agli Affari interni e alla Migrazione, il falco austriaco Magnus Brunner, e la nuova commissaria al Mediterraneo e ai rapporti con il vicinato, la croata Dubravka Suica.

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha tenuto per il Ppe questo dossier politicamente delicato, ma ha anche avuto l’astuzia di affidare a un austriaco il completamento di Schengen: sarà costretto a mediare con Vienna, che si sta opponendo insieme a L’Aja all’ingresso di Romania e Bulgaria. Il nuovo patto per la migrazione, che riguarda i richiedenti asilo e non i migranti economici irregolari, entrerà in vigore tra due anni e Brunner dovrà occuparsi dell’applicazione delle nuove regole. Ma sul suo tavolo i dossier difficili sono altri due.

Il primo è l’aggiornamento della direttiva sui rimpatri che dovrà stabilire norme e procedure comuni applicabili dai Paesi Ue per il rimpatrio degli immigrati irregolari, attraverso partnership a livello di Unione con i Paesi terzi. Una politica che avrà bisogno di ingenti risorse e che presenta criticità per il rispetto dei diritti umani. Finora gli accordi bilaterali non hanno praticamente funzionato. Il secondo è il tema spinoso della gestione esterna dell’immigrazione nel rispetto del diritto europeo (ma il modello Ruanda sembra incompatibile), che è uno dei punti principali del programma elettorale del Ppe.