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di Cesare Goretti

 

Il Garantista, 25 aprile 2015

 

E stupefacente osservare come nessuno racconta e riflette sulle vere ragioni della fuga della maggior parte degli africani dal loro continente. Eppure non è difficile a chiunque scoprirle. Basta prenotare con 4 mesi di anticipo (così costa solo 400-500 euro) un volo andata e ritorno in classe turistica dall'Italia in qualcuno dei paesi dell'africa sub-sahariana. Ma prima eli partire si deve avere l'accortezza di cercare alloggio (via internet) in una delle case in cui vivono gli africani nelle loro città. Poi il vostro ospite, o un suo amico, vi proporrà di conoscere la sua famiglia (gli africani sono molto ospitali e orgogliosi del loro paese) e di visitare per qualche giorno il villaggio da dove proviene. E allora inizierete a capire molte cose.

Prima di tutto che la fotografia del vaccaro keniota intento a parlare con il telefonino in mezzo alla savana è vera. Tutti gli africani, anche il più misero, quello che va in giro a piedi e talvolta senza nemmeno i sandali, vivono per prima cosa di comunicazione e hanno un cellulare.

Immediatamente dopo si capisce che un'africana, o un africano, vestono come noi in jeans e t-shirt, guardano come noi la televisione... e basta.

Perché la maggior parte della popolazione centroafricana abita villaggi o quartieri periferici dli città, in cui il tessuto sociale è guidato da un capo villaggio, che ha gli stessi privilegi e poteri fiscali, di giustizia, e politici, che avevano ì piccolo signori feudali. E la maggior parte della popolazione vive un'economia di scambio, in cui anche il commercio si svolge all'interno di un circolo sociale e economico dal quale quasi nessuno riesce a uscire, come accadeva in Europa nel medioevo. Ovviamente gli investimenti pesanti sono nelle mani dell'economia e delle compagnie occidentali, di cui l'oligarchia economica africana compartecipa in percentuali infinitesimali. Come accadeva in tutt'Europa prima della rivoluzione francese.

Quando pochi e potenti aristocratici, o alcuni ricchissimi borghesi nobilitati, gestivano l'intera economia di una nazione. E la maggior parte dei manager, dal responsabile della sicurezza degli aeroporti al dirigente della società di costruzione di infrastrutture, al direttore del grande magazzino o del negozio di lusso (in cui molto difficilmente un africano può permettersi di acquistare qualcosa), sono quasi tutti "bianchi".

Inutile parlare di stampa libera, anche perché gli africani leggono molto poco. Inutile infine parlare di istruzione pubblica, che viene loro dispensata in pillole anche al liceo, solo per essere sicuri che vengano educati ad essere inoffensivi popoli per loro natura straordinariamente miti. Meglio allora guardarsi intorno e scoprire alcune piccole curiosità molto illuminanti. Per esempio si può osservare che le impalcature intorno alle case in costruzione non sono fatte di tubi innocenti, ma di legno.

Lo stesso legno usato per i telai delle porte, che nessuno vede perché ricoperti dalla muratura. Ma se andate a vedere di che tipo di legno si tratta, scoprite che quel legno che in Africa è di scarto, in Europa viene pagato centinaia di euro a metro cubo. E si può venire a sapere, leggendo qualche giornale locale, che una volta all'anno, il presidente di un grande Paese europeo, s'incontra con il suo collega della Costa d'Avorio. E fissa (lui, non il suo collega africano), il prezzo di pochi euro a metro cubo, con cui quel tipo di legno verrà acquistato dagli imprenditori di quel paese europeo nell'anno successivo. E che verrà poi venduto a centinaia di euro al metro cubo agli altri paesi occidentali, grazie all'esercizio di un monopolio assolutamente coloniale. E se da buon italiano proverete a cercare della pasta o dei tortellini in un grande magazzino, scoprirete che non potrete trovare prodotti italiani. E che, ad esempio in Cameroun, tempo fa una fabbrica di pasta italiana (gli africani vanno pazzi per pizza, pasta, lasagne, ecc.) è stata chiusa d'autorità (dalle autorità), senza alcuna spiegazione.

Tranne quella, ovvia, che andava preservato il monopolio di una grande nazione europea che esporta e smercia i suoi prodotti, obbligando gli africani a consumarli al prezzo da lei stabilito, sostenendo così solo la propria economia a loro danno. Mentre importa a bassissimo prezzo qualsiasi cosa sia prodotta esclusivamente in quelle zone, in base agli stessi principi economici che costarono all'economia coloniale inglese, in India, il boicottaggio della produzione del cotone da parte del partito del Congresso guidato da Ghandi.

La domanda è allora molto semplice: vi trovate a vivere nel medioevo; ma ogni giorno vedete sul vostro telefonino altri uomini vivere in un'altra epoca. Invecchiano più lentamente perché hanno a disposizione alimenti e sanità migliori; godono di possibilità economiche, politiche, sociali che vi sono interdette.

E sognate di camminare su una strada asfaltata, invece che di fango. Di trovare un uomo che è in grado di offrire una casa ai vostri figli, di essere trattata da uguale, e un parto sicuro. Immaginate di sognare di poter lavorare, invece di dover aspettare un'offerta che non arriva mai. Immaginate di sognare di poter usare una lavatrice, un ferro a vapore, di poter salire su un'auto che non sia vecchia di 15 o vent'anni. E, soprattutto, conoscete su Facebook chi ce l'ha fatta ! Che vi scrive da Copenaghen, Parigi, Toronto. E che può suggerirvi come arrivare là, ospitarvi, aiutare a integrarvi.

Voi cosa fareste? Gli Africani, come sanno bene gli operatori dell'assistenza e dell'integrazione, fanno una colletta nel loro vili aggio, o vendono tutto quello che hanno, e partono. Non profughi da guerre, genocidi, desertificazione, fame. La stragrande maggioranza, profughi dal medioevo loro imposto da un colonialismo economico identico a quello che li ha vessati per secoli. Mascherato dalle forme di una falsa democrazia.

Se non si scrive e descrive questa realtà non si potrà capire cosa spinge quel flusso ininterrotto che miete migliaia di vittime e che continuerà, anche dopo che ì barconi dei trafficanti libici verranno bruciati, o il fuoco del Medio Oriente spento. I governanti e i giornalisti europei dovrebbero farsi un bell'esame di coscienza. Non per spirito filantropico o moralismo, o rispetto della deontologia, ma per cambiare un futuro intriso di xenofobia e incendi sociali nei loro paesi. E perché un'economia colonialista e monopolista limita la produzione della ricchezza ovunque, anche per ciascuno di noi.